Le premesse e le fasi del torneo
Le premesse con le quali il Master 1000 di Shanghai si è aperto davano per favorito per la vittoria finale il numero due del mondo Jannik Sinner, dietro a lui, assente il numero uno Carlos Alcaraz, che ha preferito osservare un periodo di riposo dopo l’infortunio alla caviglia di Tokyo, si posizionava l’inossidabile Novak Djokovic, e a seguire, Taylor Fritz, Alexander Zverev, Holger Rune.
Neanche a dirlo, le previsioni della vigilia sono state subito smentite da una serie infinita di ritiri, dovuti nella maggior parte dei casi alle precarie condizioni climatiche, che hanno fatto registrare temperature molto alte accompagnate da tassi di umidità allo stesso modo molto elevati.
Il numero due del mondo Jannik Sinner è uscito di scena al terzo turno nell’incontro contro Tallon Griekspoor, costretto a ritirarsi all’inizio del secondo set a causa dei crampi che lo hanno colpito ad entrambe le gambe.
Gli altri ritiri o sconfitte sono dovuti al caldo e all’umidità insopportabili, oppure, come nel caso di Alexander Zverev a una scarsa condizione di forma, forse anch’essa accentuata dalle proibitive condizioni meteo alle quali i giocatori sono scesi in campo.
Lo stesso Novak Djokovic, nonostante sia riuscito ad arrivare alle semifinali, ha sofferto e non poco il caldo e l’umidità, ai quali nell’ultima gara da lui disputata si sono aggiunti degli inconvenienti di carattere fisico, senza niente togliere al suo avversario, che ha vinto meritatamente, come da lui stesso sottolineato e che risponde al nome di Valentin Vacherot.
Il finale da favola
Il finale del Master 1000 di Shanghai è stato definito dai più come una favola.
Una favola di famiglia, che ha visto arrivare in finale due cugini, Valentin Vacherot e Arthur Riderknech, figli di due sorelle, che non credevano ai loro occhi quando hanno realizzato di essere arrivati in fondo.
Il primo ha sconfitto in semifinale, come accennato in precedenza, Novak Djokovic, il secondo si è imposto a Daniil Medvedev.
Non è stato facile per nessuno dei due, sono stati bravi e hanno saputo cogliere l’occasione che gli si è presentata, giocando il loro miglior tennis, senza farsi intimorire da fama e carisma di coloro che c’erano dall’altra parte della rete.
L’incontro della finale se lo è aggiudicato il più giovane dei due cugini, e anche il meno esperto, partito dalle qualificazioni come numero 204 e balzato dopo la vittoria finale al numero 40 della classifica ATP Ranking.
Il cugino avversario è partito dal numero 54 ed essendo finalista ha raggiunto il numero 28, lui che, qualche mese fa aveva pensato al ritiro, come ricordato dal diretto protagonista nel discorso a margine della premiazione.
Una premiazione intrisa di emozione, che ha strappato qualche lacrima anche a coloro che hanno seguito dagli spalti e da casa, compresa chi scrive.
Le parole di Valentin Vacherot nel suo discorso durante la premiazione:
“E’ irreale quello che è successo, è pazzesco. Sono felicissimo di come ho giocato. Grazie a coloro che mi hanno sostenuto, che mi hanno accompagnato in carriera. Oggi avrebbero dovuto esserci due vincitori, ma nel tennis non è possibile.
E’ una sconfitta dura per Arthur ma non c’è un vincitore e uno sconfitto, c’è una famiglia che ha vinto. E questo per il tennis è molto bello.
Grazie Arthur. Era il 2017 quando sono arrivato alla Texas A&M grazie a te. Se non fosse successo, non sarei qui oggi. Sognavo di entrare in Top 10 come te, ora ci siamo insieme”.
Le parole di Arthur Rinderknech durante la premiazione:
“Ho dato il massimo in ogni partita di questo torneo sino all’ultimo. Ho sudato quello che avevo. Non potevo fare di più oggi. Valentin sei stato molto bravo, complimenti, sono molto felice per te. Spero che ci potranno essere altre occasioni così. Ti voglio bene.
Quando con il mio team abbiamo iniziato, cinque mesi fa, pensavo di lasciare il tennis. Avete creduto in me, mi avete dato fiducia e adesso sono in Top 30 a fine stagione. Spero sia l’inizio”.
Il felice epilogo di questa bella favola ricordano, parafrasando le parole di una nota canzone di Edoardo Bennato che, “ogni favola è un gioco”, e qui è stato il tennis il gioco in questione.


