ATP Toronto: defezioni illustri e calendario sotto accusa. Alcaraz, Djokovic e Sinner dicono no

Il Masters 1000 di Toronto 2025 perde Alcaraz, Djokovic e Sinner. Tra defezioni eccellenti e calendario congestionato, il tennis mondiale si interroga sulla sostenibilità del tour.
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Il Masters 1000 di Toronto, uno degli appuntamenti più prestigiosi della stagione tennistica sul cemento, si prepara a scendere in campo con un parterre insolitamente ridotto. A pochi giorni dal via del National Bank Open, in programma dal 27 luglio al 7 agosto, le assenze eccellenti non si contano più. Dopo i forfait di Jannik Sinner, Novak Djokovic e Jack Draper, anche Carlos Alcaraz si appresta a dare forfait, privando il torneo canadese di un altro dei suoi protagonisti più attesi.

Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Marca, il numero 2 del mondo avrebbe scelto di prendere una pausa dai tornei per recuperare energie dopo le fatiche della stagione su terra battuta e di Wimbledon. L’obiettivo dichiarato di Alcaraz è tornare in campo al meglio per i prossimi impegni, a partire dal Masters di Cincinnati e soprattutto dagli US Open, il vero traguardo di questa fase della stagione. Lo spagnolo, già leader della “race” con un margine di 1540 punti su Sinner, punta a riprendersi la vetta del ranking mondiale e sa bene che lo swing nordamericano sarà decisivo.

Non è la prima volta che Alcaraz salta il torneo canadese: nel 2024 scelse di non partecipare per rappresentare la Spagna alle Olimpiadi di Parigi. Stavolta, però, la decisione nasce da un ragionamento più strategico sulla gestione delle energie. Dopo un’estate piena di successi lo scorso anno, il murciano raccolse solo 60 punti sul cemento nordamericano: un dato che sicuramente oggi pesa nelle sue valutazioni.

Un torneo dai grandi assenti: il calendario sotto accusa

Il caso di Alcaraz è solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio che riguarda l’intero circuito ATP. Il Masters 1000 di Toronto si ritrova quest’anno a fare i conti con un tabellone che, per qualità, sembra più vicino a quello di un Masters 500 che a un evento di categoria superiore. Alexander Zverev e Taylor Fritz saranno chiamati a dividersi la parte alta e bassa del draw, ma la presenza di big è ridotta all’osso. Si attende il rientro di Lorenzo Musetti, reduce da un infortunio, e di Ben Shelton, ma la situazione rimane delicata.

Le defezioni non sono frutto del caso. Da anni, i Masters 1000 nordamericani post Wimbledon soffrono di una collocazione complicata nel calendario. La stretta vicinanza tra Roland Garros e Wimbledon, seguita immediatamente dalla stagione sul cemento, lascia poco spazio al recupero fisico e mentale per i top player. In molti scelgono di prendersi qualche giorno di pausa, con il rischio di compromettere la preparazione per tornei importanti come Toronto o Cincinnati.

La situazione si è aggravata con l’allungamento dei Masters 1000 a due settimane, un cambiamento che ha stravolto i ritmi del tour. Quest’anno, Toronto inizierà il 27 luglio e terminerà il 7 agosto, proprio in contemporanea con il primo turno di Cincinnati. Il calendario è così fitto che, per i giocatori che arrivano in fondo ai tornei, si rischia una maratona di oltre tre settimane, fino a ridosso degli US Open, senza possibilità di rifiatare.

Il rischio di un tennis sempre più stressante

Dietro le scelte di Alcaraz, Sinner, Djokovic e degli altri big c’è un tema più ampio: quello della gestione dello stress e della salute mentale degli atleti. I top player si trovano sempre più spesso a dover bilanciare la voglia di competere con la necessità di proteggersi da infortuni e burnout. Non è un caso che negli ultimi mesi diversi campioni abbiano parlato apertamente di depressione o abbiano scelto di prendersi pause dal circuito, come ha fatto recentemente Ons Jabeur.

Il caso Toronto riaccende quindi il dibattito su un calendario che, per molti, è diventato insostenibile. L’introduzione di nuovi eventi, come il futuro Masters 1000 in Arabia previsto per il 2027 o 2028, rischia di complicare ulteriormente la situazione, comprimendo ancora di più il programma e mettendo sotto pressione i protagonisti del tour.

Se non si interverrà con una revisione più razionale della programmazione, i grandi tornei rischiano di perdere appeal, trasformandosi in eventi di secondo piano per colpa delle continue defezioni. Gli appassionati vogliono vedere i migliori in campo, ma è sempre più difficile conciliare spettacolo e sostenibilità atletica in un calendario che non dà tregua.

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