Andy Murray ha rotto il silenzio sul caso che lo aveva visto protagonista insieme a Emma Raducanu durante l’ultima edizione di Wimbledon. La giovane britannica si era ritirata all’ultimo momento dal doppio misto che avrebbe rappresentato l’addio di Murray sui campi dell’All England Club, provocando delusione tra i tifosi e critiche nei confronti della 22enne.
Nessun astio con Raducanu
Il due volte campione olimpico ha spiegato di non provare rancore nei confronti della collega, sottolineando di aver chiarito tutto con lei subito dopo il torneo. “Ci siamo scambiati diversi messaggi dopo Wimbledon e le cose sono andate bene una volta chiarite”, ha raccontato in un’intervista. Ha aggiunto che per lui è stato un periodo molto emozionante, ma di essere soddisfatto del modo in cui si è chiusa la sua carriera, grazie soprattutto all’ultima partita giocata insieme al fratello Jamie.
Murray ha inoltre chiarito che il suo rapporto con Raducanu non era mai stato particolarmente stretto a livello personale, quindi la situazione non ha modificato gli equilibri: “Emma non è una persona con cui prima ci sentivamo di frequente o con cui discutevo di tennis, quindi nulla è cambiato da questo punto di vista”.
Le pressioni sui giovani tennisti
Parallelamente, l’ex numero uno britannico ha voluto esprimere solidarietà a Raducanu, che dopo lo storico trionfo allo US Open 2021 non ha più conquistato titoli ed è spesso stata bersaglio di critiche. Murray ha spiegato di capire bene la sua posizione, ricordando i propri esordi: “Quando ero un giovane tennista britannico, trovavo molto poco utile che persone che stimavi ti criticassero pubblicamente. È davvero destabilizzante, soprattutto se sei agli inizi e stai ancora imparando a fidarti del tuo team”.
Per Murray, i giudizi negativi provenienti da ex campioni possono risultare “un po’ minanti”, soprattutto quando differiscono dai consigli di un allenatore. Ha sottolineato che i commentatori hanno un ruolo da svolgere, ma che per i giocatori giovani può essere difficile isolarsi da quelle voci. Non a caso, ha offerto la propria disponibilità ad ascoltare in privato i giovani britannici che volessero un confronto.
Un’eredità di sostegno
Raducanu, con il suo trionfo a soli 18 anni, è stata la prima britannica a vincere uno Slam dai tempi di Virginia Wade nel 1977. Murray ha ricordato quanto questa impresa sia stata straordinaria e quanto la pressione del pubblico possa diventare schiacciante dopo un successo così precoce.
Il messaggio di Murray sembra chiaro: più che alimentare polemiche, è necessario sostenere la crescita dei giovani talenti. E se la fine della sua carriera ha segnato un momento storico, la sua voce oggi punta a lasciare un’eredità di protezione e incoraggiamento verso chi, come Raducanu, porta sulle spalle le aspettative di un’intera nazione.


