Aumentano le quote rosa tra i coach: nuovo sodalizio Davenport-Keys

Aumentano le quote rosa tra i coach: nuovo sodalizio Davenport-Keys

La collaborazione tra Madison Keys e Lindsay Davenport è solo l’ultimo esempio dell’aumento dei coach in gonnella nel tennis, da Amélie Mauresmo a Gala León, passando per Barbara Rittner.

di Giuseppina Marrazzo, @MarraLucy84

Sono sempre di più i campioni del passato che si “riciclano” nel ruolo di allenatori. E tra questi si stanno facendo sempre più spazio le donne.

Questa volta è il turno dell’ex n°1 WTA, Lindsay Davenport, scelta dalla connazionale Madison Keys come allenatrice per il 2015. La decisione della giovane statunitense manifesta la sua voglia di fare quel salto di qualità che ormai da due anni tutti si aspettano da lei. Durante questa stagione, per la Keys è arrivato il primo titolo in carriera, ad Eastbourne battendo in finale l’allora n°9 Wta Angelique Kerber.

Grazie a questa vittoria ha raggiunto anche il suo best ranking di n°27 al mondo, nonostante questo successo,  il proseguo della stagione è stato comunque caratterizzato da una serie di alti e bassi, sembra quasi che la statunitense non riesca ancora a trovare la chiave giusta per sfruttare le sue potenzialità.
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Di qui la decisione di affidarsi ad una campionessa del calibro di Lindsay Davenport, a cui l’esperienza di certo non manca. La statunitense è stata infatti n°1 al mondo per 98 settimane, ha vinto tre titoli del Grande Slam, un Oro olimpico e ben 92 titoli WTA, tra singolo e doppio. Lindsay, inoltre, già in passato aveva dimostrato tutta la sua stima per la Keys, affermando: “Il suo potenziale incredibile è una nuova speranza per il tennis americano dopo le Williams per i prossimi 10-15 anni”.

La collaborazione non sarà a tempo pieno: la Davenport infatti continuerà a lavorare come commentatrice televisiva e affiancherà la Keys in modo part-time. Chissà se l’indomita Linsday riuscirà a trasferire alla giovane connazionale quella determinazione, quella voglia di migliorarsi costantemente (che la portarono a perdere ben 13 kg per migliorare i suoi scatti) e quella celeberrima pazienza che sono state alla base del suo successo.

Questa decisione si pone sulla scia della ventata di rinnovamento che negli ultimi mesi si fa sempre più forte all’interno del circuito: quella cioè, di affidarsi ad allenatrici donne. Nel mondo del tennis, se c’è un ruolo che storicamente è stato monopolio maschile, è  proprio quello del coach: in totale non si contano più di 5 o 6 allenatrici che sono riuscite ad arrivare al top in tutta la storia del tennis.

Nell’ultimo periodo, però, anche per questo ruolo, sembra ormai esser giunto il momento dell’evoluzione: basti citare in tal senso Andy Murray e la sua storica decisione di scegliere come coach Amèlie Mauresmo (primo caso di una donna che occupa a tempo pieno di un giocatore Atp).

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La scelta di Murrey è stata salutata con entusiasmo anche da diversi giocatori; tra questi Marion Bartoli, la quale proprio grazie all’aiuto della Mauresmo è riuscita inaspettatamente a trionfare a Wimbledon nel 2013.  La francese ha affermato ai microfoni di Sky Sport: “E’ stata davvero una scelta coraggiosa, Andy ha fatto questo primo passo prendendo per la prima volta una donna come coach, è una cosa ammirevole. Il tennis femminile è sicuramente diverso da quello maschile, ma è tutta una questione di conoscenza”.

“Gli altri giocatori e le altre giocatrici sono felici di questa scelta perché serve da esempio per tutti e credo che vedendo il rapporto che c’è tra Andy e Amelie molti potrebbero essere facilitati nel fare la stessa cosa. Tutto ciò sarebbe un grande passo avanti”, ha aggiunto Bartoli. Al momento i 3 titoli vinti nel giro di poche settimane e la qualificazione al Master raggiunta, sembrano dar ragione ad Andy.

Tra gli ottimi risultati raggiunti nell’ultimo periodo, grazie al supporto di coach donne, va citata la finale di Fed Cup raggiunta dalla squadra tedesca, grazie anche al ruolo fondamentale del capitano Barbara Rittner, in grado di costruire una squadra competitiva, basata su un fortissimo spirito di gruppo e sulla forza del collettivo. La Rittner dopo aver vinto la fed nel 1992 da giocatrice ha la storica possibilità di ripetersi, nel ruolo di capitano, impresa raggiunta prima di lei solo da nomi del calibro di: Billie Jean King, Chris Evert e Margaret Court.

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Se in questi casi, la presenza femminile in panchina, sembra aver suscitato grandi entusiasmi, sorte peggiore è toccata alla  federazione spagnola, rea di aver affidato a  Gala Leon il ruolo di capitano della squadra di Davis. La Leon è  diventata la prima donna a ricevere tale incarico nella storia del tennis spagnolo. Tra i commenti negativi spiccano quelli di Tony Nadal, tacciato di maschilismo per aver affermato: “In Davis si sta molto tempo nello spogliatoio, i tennisti spesso hanno pochi vestiti addosso e avere una donna come capitano in una situazione del genere non è il massimo”. La risposta sarcastica del neo capitano non si è fatta attendere “Beh, ogni volta che andrò nello spogliatoio busserò alla porta”.

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Anche in questo caso Murrey, orgoglioso della proprio scelta, ha voluto dire la sua attraverso  twitter, scrivendo: “complimenti a Gala Leon Garcia per essere diventata la prima donna capitano della Spagna…speriamo sia la prima di tante!”. In un secondo messaggio rincara la dose aggiungendo : ” è la prima donna in 114 anni di storia della competizione? #WomeninSport “.  Profondamente convinti che anche nel ruolo di coach le donne, con la loro sensibilità possano dare qualcosa in più, non resta che augurarci l’aumento delle quote rosa anche in questo campo.

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