Eugenie Bouchard rinvia l’addio: vittoria a Montreal e un sogno ancora vivo

Eugenie Bouchard rinvia il ritiro dal tennis: vittoria emozionante a Montreal, la 300ª in carriera. Il pubblico di casa la spinge a sognare ancora.
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Il ritorno di Bouchard: Montreal si inchina alla sua combattente

Nel cuore di Montreal, tra il calore del pubblico di casa e un’atmosfera da standing ovation continua, Eugenie Bouchard ha rimandato il proprio addio al tennis. Doveva essere l’ultimo torneo della sua carriera, ma la canadese ha sorpreso tutti — e forse anche se stessa — battendo la colombiana Emiliana Arango (6-4, 2-6, 6-2) in quello che, sulla carta, era il primo e unico turno del WTA 1000 canadese. È invece diventato un nuovo capitolo di una storia ancora aperta, suggellato da una pietra miliare: la 300ª vittoria nei main draw WTA.

Un trionfo oltre le aspettative

Il match non è stato solo una vittoria simbolica, ma anche una prestazione concreta. Nonostante fosse alla sesta partita negli ultimi due anni e lontana dal circuito maggiore dal 2023, Bouchard ha mostrato una condizione atletica sorprendente. Ha saputo reagire alle difficoltà, soprattutto dopo un secondo set in calo, e ha saputo gestire la pressione emotiva di un momento carico di significato.

“Volevo solo uscire dal campo con la sensazione di aver lottato. E così è stato. È stata una battaglia fisica e mentale e mi sono divertita tantissimo”, ha raccontato in conferenza stampa, lasciando emergere una genuina felicità ritrovata sul campo.

L’energia del pubblico e la nostalgia dei giorni migliori

Il contesto ha giocato un ruolo fondamentale. Tornare a giocare davanti al pubblico di casa, nello Stadio IGA, ha riportato Bouchard alle emozioni degli inizi, ai sogni coltivati tra quelle stesse tribune. “Mi sono tornate in mente tutte le belle sensazioni vissute qui negli anni. Ho cercato di restare disciplinata, di rispettare le mie routine tra i punti, come facevo una volta. Sono ancora dentro di me”, ha confessato con un pizzico di nostalgia.

Il sostegno del pubblico, se da un lato l’ha caricata, dall’altro è stato quasi travolgente. “Quando ho fatto il break nel terzo set per andare 5-1, il rumore era così forte che non sentivo più il mio corpo, è stato come un’esperienza extracorporea. Poi ho perso il game successivo, perché avevo perso la concentrazione”, ha spiegato ridendo. È il rovescio della medaglia di essere una beniamina di casa: tanta energia può diventare anche un ostacolo da gestire.

L’ironia sul ritiro e il fascino della sfida con Bencic

Dopo la vittoria, il pubblico ha visto accendersi una nuova scintilla: “Ho detto alla mia famiglia che se dovessi vincere il torneo, potrei anche cambiare idea sul ritiro”, ha scherzato Bouchard. Ma l’idea, per quanto lanciata con un sorriso, lascia aperta una porta.

Nel prossimo turno, affronterà la svizzera Belinda Bencic, che in carriera l’ha già battuta tre volte. Ma due di quei match risalgono a oltre dieci anni fa, e quello che andrà in scena mercoledì sera sarà carico di significati, non solo sportivi. L’attesa è tale che i prezzi dei biglietti per la sessione serale sono quasi raddoppiati, alimentando ancora di più l’interesse per una delle storie più emozionanti del torneo.

Pickleball, volée e nuovi equilibri

Curiosa e schietta, Bouchard non ha nascosto come il pickleball, sport al quale si è dedicata di recente, abbia modificato alcuni suoi automatismi: “Non mi sento più tanto a mio agio a rete. Il pickleball è diverso, e oggi ho sbagliato alcune volée. Dovrò lavorarci in allenamento”. Una riflessione che dimostra quanto anche un ritorno momentaneo nel tennis richieda un riadattamento, mentale e tecnico.

Un finale ancora da scrivere

Che il torneo di Montreal fosse destinato a essere il gran finale della carriera di Eugenie Bouchard è ancora vero. Ma ora il sipario è solo socchiuso. Il pubblico ha ritrovato la sua eroina, e lei ha ritrovato il piacere della competizione. Che si tratti di un addio o di un arrivederci, Bouchard sta vivendo il suo ultimo ballo con il sorriso, lottando punto dopo punto, proprio come ai tempi d’oro.

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