La rinascita di Ash Barty

La rinascita di Ash Barty

La rinascita di Ash Barty parte nel 2016 fino ad arrivare al suo apice quest’anno con la vittoria a Parigi ed il numero 1 del mondo colto dopo la vittoria a Birmingham. Il percorso tennistico dell’australiana è stato pieno di insidie, soprattutto dopo le precoci vittorie juniores.

di Luciano Nocera

Grazie all’articolo di AGI sulla nuova campionessa del Roland Garros,  ripercorreremo la carriera di Ashleigh Barty. L’australiana è la nuova numero 1 del ranking mondiale. Per arrivare a questo risultato immenso, la giovane aussie ha dovuto superare momenti davvero brutti nella sua carriera. Semplice, umile e tranquilla sono le caratteristiche che meglio descrivono la vincitrice del Roland Garros 2019. L’australiana ha portato i French Open in terra australiana dopo ben quarantasei anni, quando Margaret Court vinse l’edizione del 1973. Subito dopo la vittoria, il best ranking al numero 2 come il suo idolo Evonne Goolagong, l’ha portata ad essere una papabile numero 1 del ranking.

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Adesso, la Barty torna in quel Wimbledon che molto probabilmente è stato una delle cause principali del suo ritiro dal tennis. L’australiana ha vinto l’edizione del 2011 a soli 15 anni, in un’età molto precoce. Il “tempio del tennis” non sempre ha regalato gioie ad Ash, anzi, nel 2016 ha perso nelle qualificazioni, nel 2017 ha perso all’esordio contro Svitolina e lo scorso anno ha perso al terzo turno contro Kasatkina.

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La carriera della Barty ha subito uno stop quando ad appena 18 anni ha deciso di appendere la racchetta al chiodo per iniziare a giocare a cricket. Il ritiro è dovuto anche alla mancata integrazione in un ambiente completamente diverso che proponeva la città di Melbourne. “Magari torno, ma ora sento che devo fare questa scelta” spiegò la nativa di Ipswich. Anche Pat Cash, connazionale e campione di Wimbledon nel 1987 ha avuto parole al miele per la numero 1 del ranking: “La sua forza è la versatilità, la capacità di giocar bene su tutti i campi, e di avere tutti i colpi. Con tanto coraggio di giocarli davvero tutti e tanta umiltà, non è una specialista della terra rossa, non è una specialista di alcuna superficie, è una specialista del tennis”.

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La classifica per la Barty non è stata un problema. Alla fine del 2015 era numero 623 WTA. Ha chiuso il 2016 da 325 del mondo e, quand’ha concluso il 2017, era già 17, per stabilizzarsi al numero 15 l’anno successivo. Nel 2019 è arrivato il boom definitivo con la finale di Sydney (persa con Kvitova), i quarti agli Australian Open (stessa avversaria), l’exploit di Fed cup contro le americane Kenin e Keys, il successo di Miami (battendo in finale Karolina Pliskova), le imprese di Fed Cup contro Azarenka e Sabalenka, i quarti di Madrid (stop contro Halep). Poi l’esaltante cavalcata di Parigi, dov’è partita da numero 8 del mondo e ha infilato Pegula, Collins, Petkovic, Kenin, Keys, Anisimova e infine Vondrousova. Mettendo a segno 38 ace a fine torneo, senza dimenticare la sua bassa statura, che non ne fanno una bombardiera al servizio.

Le sue grandi vittorie in doppio hanno contribuito ai grandi risultati nella sua carriera. Le vittorie con la connazionale Casey Dellacqua, il titolo di quest’anno a Roma con la Azarenka ed il titolo allo US Open dello scorso anno vinto insieme all’americana Coco Vandeweghe. Ashleigh Barty, una ragazza che ne ha passate tante ma che grazie alla dedizione, ai sacrifici, al talento ed all’amore per il tennis è riuscita a diventare numero 1 del mondo con un titolo Slam entrato da poche settimane in bacheca.

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