Eugenie Bouchard dice addio al tennis: il ritiro della stella canadese tra applausi, rimpianti e gratitudine

Eugenie Bouchard si ritira dal tennis a Montreal, chiudendo una carriera segnata da grandi promesse, infortuni e momenti iconici. Il suo saluto tra emozione e gratitudine.
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Un addio dal sapore di casa

La carriera di Eugenie Bouchard si chiude dove tutto era cominciato: a Montreal, davanti al pubblico che l’ha vista nascere tennisticamente e con cui ha avuto un rapporto spesso complicato. Al termine di un match lottato fino all’ultima palla contro Belinda Bencic, perso 6-2 3-6 6-4, la 31enne canadese ha annunciato ufficialmente il ritiro dal tennis. La scena finale è arrivata sul campo che più di ogni altro rappresentava simbolicamente la sua storia: un campo canadese, in una città che l’ha amata e criticata, ma che al momento giusto l’ha salutata con il rispetto che merita.

“È stato un finale perfetto per me”, ha detto in conferenza stampa, visibilmente emozionata. “Sono contenta di aver potuto giocare un tennis decente e vivere questo momento con la mia famiglia, i miei amici e i miei tifosi. Era ciò che desideravo: chiudere qui, a casa mia”.

Il talento che aveva incantato il mondo

Per chi ha seguito l’ascesa fulminea di Genie Bouchard, l’emozione del suo addio è doppia. Nel 2014, in una stagione che sembrava proiettarla nell’Olimpo del tennis, raggiunse le semifinali agli Australian Open e al Roland Garros, prima di spingersi fino alla finale di Wimbledon. Con quel volto fresco e determinato, e uno stile di gioco aggressivo e moderno, si era imposta non solo come promessa del tennis, ma anche come nuova icona globale.

Il suo talento, unito a una fortissima esposizione mediatica e commerciale, la rese rapidamente una delle atlete più appetibili per sponsor e media. Era giovane, vincente, carismatica e veniva da un mercato strategico come il Canada, e in particolare dal Québec, con tutta la carica identitaria che questo comporta. Era, secondo molti, la nuova front woman del tennis femminile post-Williams.

Tra aspettative e fragilità

Ma l’ascesa ebbe un’interruzione brusca. Dopo il 2014, tra infortuni e sfortuna, la carriera di Bouchard ha vissuto più ombre che luci. L’incidente a Flushing Meadows nel 2015 – una caduta negli spogliatoi che le causò una commozione cerebrale – ha segnato un punto di svolta negativo, seguito da un lungo stop e da una battaglia legale vinta contro la USTA. Da allora, solo sporadici risultati di rilievo come la semifinale di Madrid nel 2017, troppo poco per chi era stata considerata il volto nuovo del tennis.

Eppure, nonostante le difficoltà, Bouchard ha continuato a lottare. Ha vinto la Billie Jean King Cup nel 2023 con la squadra canadese, ha rappresentato il suo Paese alle Olimpiadi del 2016 e ha guadagnato decine di milioni di dollari, vivendo il tennis secondo le sue regole. Non si è mai nascosta dai riflettori, anzi li ha spesso cercati, attirando critiche per le sue apparizioni mondane e i flirt mediatici, ma anche guadagnandosi il rispetto di chi conosceva la sua dedizione sul campo.

“Il tennis richiede molto duro lavoro e sacrifici. Ho dato tanto a questo sport e lui ha dato tanto a me. Ma ora mi sento pronta a voltare pagina” – ha spiegato, aggiungendo con il sorriso che sua sorella aveva persino lanciato una petizione tra il pubblico per farle cambiare idea.

Una figura controversa ma autentica

Non tutti in Canada l’hanno capita, soprattutto per la sua scelta di esprimersi principalmente in inglese in una provincia a forte identità francofona. È stata vista come distante, troppo americana, troppo diversa. Ma alla fine, anche il Québec l’ha abbracciata nel momento dell’addio. E lei ha ricambiato con un tributo in francese ai tifosi di Montreal durante la cerimonia di chiusura: “Grazie per questo momento. Non lo dimenticherò mai”.

Il suo futuro è ancora tutto da scrivere, ma qualche idea la ha: “Mi piacerebbe immergermi di più nel mondo della TV, è un ambiente che mi affascina”, ha confessato in sala stampa. Prima, però, si prenderà una vacanza, e poi rifletterà sulle prossime mosse.

Nel frattempo, il suo saluto è stato sincero, toccante e meritato. “Spero solo di essere ricordata per essere stata, prima di tutto, una brava persona”.

L’eredità di Genie

Bouchard non ha mai vinto uno Slam, né ha saputo reggere le aspettative gigantesche che le erano state caricate sulle spalle. Ma ha aperto nuove strade per il tennis canadese, ha ispirato una generazione di giovani atleti e ha mostrato che si può essere competitivi anche con una forte personalità mediatica.

In un decennio in cui il tennis femminile ha cercato nuove icone, Genie ha provato a esserlo a modo suo, tra glamour e grinta. E anche se il suo percorso non ha preso la direzione che molti avevano immaginato, è stato un viaggio che ha lasciato il segno.

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