Jacopo Berrettini: “Io e Matteo? Siamo l’uno il confidente dell’altro”

Jacopo Berrettini: “Io e Matteo? Siamo l’uno il confidente dell’altro”

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il fratello minore dell’attuale n°21 del ranking mondiale racconta del solido legame sviluppatosi tra i due.

di Marco Tocci

In una recente intervista concessa a La Gazzetta dello Sport Jacopo, il più piccolo dei fratelli Berrettini ha parlato del rapporto costruito con Matteo in tutti questi anni passati insieme sia in casa che nei campi da tennis.

Riportiamo di seguito alcune delle dichiarazioni rilasciate dal tennista romano, attualmente impegnato nei quarti di finale del Challenger di Parma:

Jacopo, è vero che se oggi Matteo è numero 22 del mondo lo dobbiamo un po’ anche a lei?
Diciamo che ho avuto un ruolo quando a dieci anni mio fratello voleva smettere con il tennis per dedicarsi al basket o al judo. Non vedeva un futuro, ma io gli dissi che se avesse lasciato, lo avrei fatto anch’io. Per fortuna mi ha dato retta.

Del resto, siete una coppia di fratelli insolita: il maggiore che inizia a giocare a tennis per imitare il minore e che anche oggi lo ringrazia per gli esempi che gli dà.
Sono orgoglioso che Matteo parli di me in quei termini. È vero, rispetto a lui sono sempre stato più riflessivo e meno impetuoso e mi fa piacere che lo stia diventando anche lui, perché in campo gli permette di stare più concentrato sulle cose importanti. Siamo legatissimi, credo faccia bene a entrambi. E siamo molto fortunati a avere dei genitori che ci hanno sempre sostenuto e protetto.

Con Matteo vi sentite tutti i giorni quando siete lontani?
Dipende dagli impegni, ma sicuramente ci sentiamo spesso, soprattutto in videochiamata. Non parliamo solo di tennis: siamo uno il confidente dell’altro.

Quando si è reso conto che Matteo aveva fatto il salto di qualità? 
Allenandomi insieme a lui ho avuto la fortuna di fare da sparring, a Roma, a fenomeni come Nadal e Djokovic e quello che ti colpisce è la pesantezza e la velocità della loro palla. Ecco, mi sono accorto che Matteo ormai era vicino a quei livelli. Si trattava solo di dargli un po’ di tempo.

Però fino ad aprile ha fatto fatica. 
Doveva semplicemente adeguarsi alla nuova dimensione di giocatore di alto livello. A dire la verità, non mi aspettavo potesse crescere così in fretta, il progetto di coach Santopadre è partito da lontano e prevedeva passi graduali. Matteo secondo me è già andato oltre quell’orizzonte e la cosa bella è che deve ancora maturare fino in fondo.

Cosa l’ha colpita di più delle ultime vittorie di Matteo? 
I progressi tecnici sono sotto gli occhi di tutti, e poi e migliorato anche negli spostamenti. Ma il vero segreto è la forza mentale: vincere un torneo senza mai perdere il servizio e alzando il livello di gioco nei momenti decisivi significa che ha raggiunto un equilibrio psicofisico perfetto.

Come si convive con la pressione di avere in famiglia il numero 22 del mondo? 
Nessuna pressione, ma solo grande soddisfazione. Per me è solo uno stimolo a fare sempre meglio. Certo, quando eravamo piccoli abbiano fatto una scommessa su chi sarebbe arrivato più in alto in classifica: adesso credo che quasi sicuramente la perderò io.

Ora che è un top player, quale grande torneo Matteo vorrebbe vincere per primo? 
Sicuramente Roma, perché è casa nostra.

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