‘Solo Uno’: analisi di una rivalità infinita

‘Solo Uno’: analisi di una rivalità infinita

Recensione del libro “Solo Uno. Analisi di una rivalità” di Rossana Capobianco e Riccardo Nuziale.

di Yelena Apebe, @ApebeYele

“Perché il tennis non è una questione di vita o di morte. È molto di più.” David Dinkins, ex sindaco di NY.
Solo uno
Vi proponiamo in anteprima un libro che porterà alla luce una serie di domande tra gli appassionati della generazione Federer- Nadal.

Il fascino senza tempo del loro duello ha portato a dividere il mondo del tennis a metà: rogeriani da una parte e nadaliani dall’altra.

Hanno deciso di mettere nero su bianco la storia di questa rivalità Rossana Capobianco e Riccardo Nuziale, il cui semplice intento è ricordare che, anche ora che il duopolio appartiene il passato, i tifosi di uno o dell’altro, scrupolosamente schierati in quelle che potremmo definire “fazioni”, non abbandoneranno mai la fede verso il proprio idolo e i suoi valori, ideali e caratteristiche in cui si sono rispecchiati quando tutto ebbe inizio.

Agli autori piace pensare che presto o tardi arriverà il giorno della resa dei conti, in cui una o l’altra fede trionferà sull’altra e noi tifosi ricorderemo (o capiremo) da che parte vorremo stare quel giorno.

Le pagine sono per il lettore il “test attitudinale” che determinerà a quale fazione appartiene.

A questo proposito ricordo una frase del film di fantascienza “Divergent”, tratto dall’omonimo libro della scrittrice statunitense Veronica Roth, in cui in un futuro distopico post-apocalittico, la società è divisa in fazioni (una diversa dall’altra e con  funzioni diverse) . Anche se sport e fantascienza sembrano mondi troppo distaccati, in questo caso credo che potrebbero essere due facce della stessa medaglia.

“Il futuro appartiene a coloro che sanno qual è il loro posto”

Così come in una distopica società futura ognuno è chiamato a reclamare il suo posto legittimo, quando si tratta di Federer e Nadal, ogni tifoso deve scegliere da che parte stare.

Rafa Nadal e Roger Federer non potrebbero essere più diversi di quanto già lo siano: uno arriva da una calda isola del Mediterraneo, l’altro è nato nella “fredda” Svizzera. Uno è un soldato, l’altro un re.

È possibile stimarli entrambi, ma impossibile non scegliere in chi identificarsi.
Nadal emozionato
Nadal ha visto la prima luce del giorno a Maiorca, il 3 giugno del 1986, quasi cinque anni esatti dopo Federer e già a tre anni venne indirizzato verso il mondo dello sport e al tennis in particolare.

L’infanzia di Rafa è fatta di lavoro, sacrificio, regole e la figura fondamentale della sua vita e della carriera sarà lo zio Toni, che lo ha reso sì un campione, ma che ha anche contribuito a renderlo più insicuro di quanto sarebbe stato altrimenti.

Chi l’avrebbe mai detto che Nadal ha paura del buio e che preferisce dormire con una piccola luce accesa? Che ha paura di farsi male e di quello che può accadere ai suoi cari?

Le regole ferree e le imposizioni (come quella di giocare con la mano sinistra), i pochi svaghi con gli amici e il fatto di dover sempre fare di più lo hanno portato ad essere quello che oggi vediamo in campo, con i suoi tic morbosi che rivelano le sue insicurezze.

“Zio Toni a Nadal: “Cosa faresti se fossi stanco morto e avessi male ma qualcuno ti puntasse la pistola contro e tu dovessi correre per forza? Correresti. Quindi non ci sono scuse.”

Fin da piccolo odiava perdere e quando suo padre gli diceva di non essere schiavo del tennis e di pensare che si era ugualmente divertito con gli amici, il piccolo maiorchino rispondeva a modo: “ Sì papà, ma questa delusione è più grande di quella gioia, quella gioia non fa sparire questo dolore. Non lo voglio sentire più”

Quando poco dopo la vittoria degli Australian Open nel 2009 apprese la notizia che i suoi genitori si erano separati, ne soffrì molto, somatizzò il dolore e lo superò.
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Roger Federer è l’antitesi in tutto e per tutto. È nato in Svizzera,a Basilea, anche se in pochi sanno che i suoi genitori Lynette e Robert si conobbero in Sudafrica, patria di lei, su un campo da tennis.

Roger era un bambino iperattivo ed era attirato dalla palla. Che si trattasse di un pallone o di una pallina da ping pong poco importava al piccolo svizzero. Alla fine scelse il tennis e giocava ovunque, soprattutto a casa della nonna contro un muro. Al padre non interessava che il figlio vincesse, ma non sopportava l’atteggiamento del figlio in campo: Roger si infuriava, si lamentava e non accettava i propri errori.

Il grande talento e la grande ambizione lo portarono ben presto ad allontanarsi da casa e a trasferirsi  a Ecublens, dove sorge il centro nazionale svizzero per aspiranti tennisti. Lì incontrò Pete Carter, un australiano che lavorava per la Federazione Svizzera e che gli fece da coach fin dall’inizio, portandolo a migliorare moltissimo nel giro di pochi anni.

A quindici anni dichiarò in un’intervista di ambire a giocare un tennis perfetto.

“Robert: “Roger ci mette tanto a prendere una decisione, a cambiare le proprie abitudini. Una volta che lo fa, però, non si volta mai più indietro.”

È sempre stato l’uomo delle contraddizioni, non ha mai tratto piacere dalle sconfitte dei suoi avversari ma sfogava tutta la rabbia contro se stesso ed ha sempre avuto la presunzione di sapere che se gioca al massimo della forma, per tutti gli altri non esiste via d’uscita.

Nel 2002 la scomparsa di Pete Carter portò Roger a riflettere sul suo atteggiamento in campo e decise che era giunto il momento di ripagare Carter per tutti gli anni che aveva speso ad aiutarlo e a formarlo come atleta e persona.

Gli stralci di vita raccontati mettono in luce differenze caratteriali e modi diversi di pensare al tennis e alla vita in generale.

Per tutta l’opera gli autori ci pongono davanti a considerazioni e domande sui due campioni e sottolineano perché la rivalità Federer-Nadal si possa considerare “speciale” e diversa rispetto ad ogni altra nella storia del tennis.
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Vengono anche esposte insolite osservazioni a cui spesso non facciamo caso. Per esempio, il primo match tra i due risale al marzo 2004. Un mese prima, in febbraio, fece la sua prima comparsa Facebook. Nel 2005 seguì Youtube e nel 2006 Twitter.

Non è affatto un caso che la rivalità sia nata e cresciuta a pari passo con i tre colossi principali della comunicazione e informazione massmediatica.

Nadal e Federer sono stati  i primi tennisti dell’ “epoca moderna” ed è straordinario come gli autori siano stati capaci di unire il mondo dello sport a quello filosofico, mitologico e della semiotica, la disciplina che studia i segni e il modo in cui questi abbiano un senso.

C’è un punto in cui si legge che a livello mitologico realtà e stereotipi della prim’ora sono ancora oggi religione:
“Così Nadal è solo forza bruta, testa e difesa, mentre Federer l’esteta più attento a non rovinare il viso con il sudore che a sudarsi i punti, soprattutto nelle situazioni critiche. Nadal non ha tecnica, Federer non ha personalità.”
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Interi capitoli sono poi dedicati ai grandi match disputati tra i due  e spesso vengono menzionati campioni del calibro di Pete Sampras, Andre Agassi, Bjorn Borg, Jimmy Connors e John McEnroe. Tutti grandi tennisti che hanno fatto la storia di questo sport.

Ma niente rispetto a quanto la rivalità tra Roger Federer e Rafa Nadal ha diviso il pubblico in maniera così netta.

Infine, l’undicesimo ed ultimo capitolo consacra una verità assoluta: Federiani vs Nadaliani. Storia di due religioni.

Credo sia uno dei punti chiave dell’intero libro e Vi riproponiamo un estratto con le parole degli autori :
“Federer e Nadal, complice l’avvento di Internet sempre più invasivo e veicolo quasi assoluto di comunicazione, hanno dato il via a una nuova era del tennis.

Non solo per le loro gesta in campo, ma per quello che le gesta e i personaggi, la loro precisa ed evidente contrapposizione ha creato. Niente che in Italia – ma non solo – non si conosca già, niente che ci sia ignoto: il calcio nasce, cresce e mai morirà per via di contrapposizioni storiche, maturate col tempo, divenute persino status sociale. E accade così che il tennis che viene fuori da questa evoluzione mediatica è quello di chi non beve più un té caldo all’All England Club applaudendo pacatamente a un servizio vincente o a una buona volée stoppata; si inizia a discutere animatamente, si creano fazioni, sfottò, pagine su social network, #teamFederer,#teamNadal.

Addirittura per le finali tra i due, qualche cinema con le sale per il 3D trasmette le partite: non mi è onestamente mai capitato di assistere, ma posso ben immaginare i commenti e la caciara all’interno di quelle sale. Basta andare a spulciare tra le discussioni sotto gli articoli on-line, su Facebook, i vari forum, basta guardarsi attorno in un Centrale qualsiasi.

O sei Federer o sei Nadal. O sei la purezza del gesto, l’eleganza del tocco, il gioco propositivo e la coordinazione precisa o sei la forza, la resistenza, il gesto gladiatorio, la forza mentale.

O sei fighetto o sei tamarro. O sei istinto o sei tattica. O sei destro o sei mancino.

Non ci sono vie di mezzo tra i due e la loro rivalità si basa su questa netta distanza.”
Il lettore si sentirà spesso chiamato in causa e alcune volte si sentirà provocato dalle affermazioni degli autori.

E verità più assoluta è che, alla fine della lettura, se ancora non sapevate a quale “Fazione” appartenete, saprete chiaramente quale posto occuperete nel giorno del giudizio.

Uno dei libri italiani sullo sport più completi, più curiosi e coinvolgenti dell’ultimo periodo che potrete trovare in libreria dai primi di dicembre.

Fonte: Rossana Capobianco-Riccardo Nuziale

Solo Uno. Analisi di una rivalità.

Editore: Absolutely Free (21 novembre 2014)

Collana: Sport.doc

Finito di stampare nel mese di novembre 2014

presso Digital Team – Fano

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