Petra Kvitova, la furia ceca

Petra Kvitova oggi compie 23 anni; giovane dalla classe immensa e dall’innato talento, dopo un lungo periodo di crisi da qualche settimana sta ritrovando il suo gioco migliore. Diamo un’occhiata a questa campionessa vera che, nelle speranze di alcuni, potrebbe nel corso dei prossimi anni entrare nell’Olimpo delle più forti di sempre.

di Michele Alinovi, @MicheleAlinovi1

Petra Kvitova nasce l’8 marzo 1990 a Bilovec, un piccolo paese nella regione della Moravia-Slesia, in Repubblica Ceca. Bilovec è una ridente cittadina immersa tuttavia nella greve oscurità che caratterizza i paesaggi dell’est: lunghe praterie deserte, pali della luce a non finire, distese di cemento e fili di ferro che ricordano i resti di lotte intestine. Un panorama che può ricordare un ferale romanzo di Agota Kristof o l’incedere storto di una sinfonia di Dvorak.

Ad ogni modo, Petra cresce serena nel suo paese, nel quadro confortante della famiglia felice, formata dal padre Jiri, docente di fisica, dalla madre Pavla, casalinga, e dai fratelli Jiri jr e Libor. Petra conduce fino all’adolescenza una vita perfettamente normale, divisa tra i suoi impegni di studentessa e la sua passione, che spesso incollava lei e la sua famiglia davanti alla tv durante lunghi pomeriggi domenicali: il tennis. Il suo idolo di sempre è Martina Navratilova, la più grande atleta di sempre della sua nazione, mancina come lei. Ma lei ama tutto il tennis: ammira Steffi Graf e adora lo stile di Agassi e, ogni tanto, a tennis ci gioca anche. Nel campi pubblici di Bilovec Petra trascorre spesso i pomeriggi, dopo la scuola, a giocare con il padre e con le compagne del proprio paese, solo per passione.  Ha un grande talentola giovane Petradotata di un ottimo serviziotira fortissimo e ha una buona mano nei colpi. Tanto che, avendo poco più che i rudimenti della tecnica tennistica, sbaraglia tutte le avversarie più anziane e preparate di lei. Di questo se ne accorge papà Jiri, il giorno che la figlia chiude senza lasciare un game una partita amatoriale contro una venticinquenne professionista.
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E così Jiri Kvita decide di intraprendere una sfida quasi impossibile: cercare di fare della figlia una vera tennista, in grado di competere nei tornei e vincere nel  mondo Wta. Petra ha sedici anni, è già vecchia: alla sua età una certa Martina Hingis trionfava a Wimbledon; alla sua età la maggior parte delle atlete, dopo oltre dieci anni di estenuanti allenamenti, si affaccia per la prima volta nel circuito pro. Eppure, padre e figlia ci credono e accettano di fare tutto affinché il loro sogno si avveri. Questa scelta avrebbe comportato notevoli sacrifici: non più solo allenamenti saltuari, ma un vero e proprio training sette giorni su sette che avrebbe notevolmente cambiato la sua vita tranquilla di prima. Petra ricorda con nostalgia e dolore quei giorni in cui, appena tornata dalle lezioni doveva fiondarsi sul campo da tennis fino a tarda sera, per poi finire i suoi compiti fino a notte inoltrata.

Sono lunghi e duri i mesi passati nel circolo vicino a casa: Petra migliora, diventa un’atleta e inizia a sbancare in tutti i tornei locali dove partecipa. Ma la piccola cittadina di Bilovec non basta più: se Petra vuole crescere ancora e ambire a qualcosa di grande, deve cambiare aria, andare in un altro posto dove veri maestri avrebbero potuto trasformarla in una campionessa. Parere, questo, condiviso da tutti gli istruttori della zona, assieme a quelli – tanti altri – che erano venuti a vedere quella bionda mancina dall’incommensurabile talento. Tra loro c’è David Kotyzaun valido ex-giocatore e maestro del circolo di Prostejov; è proprio lui che, più di ogni altro, crede nella potenzialità della Kvitova e che sarà il suo unico coach per tutta la sua carriera fino ad oggi.

Prostejov è una città vicina alla Polonia, a un’ora di macchina da Bilovec; il suo circolo di tennis, il  TK Agrofert Prostejov, è di certo il più prestigioso della nazione; sopra i suoi campi si allenano o si sono allenati tennisti come Jiri Novak, Karel Novacek ma anche Tomas Berdych e Lucie Safarova, Florian Mayer e persino il nostro Andreas Seppi. Quando Petra arriva, in compagnia di Kotyza, in questo microcosmo del tennis che conta e che aveva visto solo in televisione le si apre un mondo. E la convinzione che forse non era troppo tardi provare a farne parte.

E’ il 2006. In soli due lunghi anni la giovane ceca cerca di imparare tutto quello che le colleghe avevano assimilato in oltre un decennio di esercitazioni. Ma Petra è indomita e inizia a vincere anche i primi tornei internazionali ai quali è indotta a partecipare. Dalla minuscola nazione ceca, per lei si apre un mondo fatto di voli in ogni parte del mondo, competizioni con le migliori del mondo e i primi, esaltanti successi. Soprattutto nel suo cemento nel quale il suo gioco di anticipo e le sue pazzesche accelerazioni trovano la loro maggiore efficacia.

E così arriva il 2008: nei campi indoor di Parigi Open Gaz de France per la prima volta in carriera la Kvitova riesce a battere una top 50, Anabel Medina Garrigues, allora n. 30 del mondo. Grazie a quel buon risultato entra nelle top 200 e inizia ad emergere nelle qualificazioni, riuscendo quasi sempre a prendere parte nei main draw. Passa un paio di settimane e, al Cellular South Cup di Memphis, si fa notare per la prima volta dall’intero mondo tennistico: sotto il sole americano sconfigge la campionessa di casa Venus Williams, vincendo in rimonta per 2-6 6-4 6-3 e diventando la giocatrice con il ranking più basso (allora era n. 143 del mondo) a conseguire questo risultato.
WTA Championships - Istanbul 2011 - Day Five
Da allora le porte dell’Olimpo del tennis si aprono sempre più per Petronia: nel 2009 entra nelle top cinquanta e conquista il suo primo torneo Wta, a Hobart, sconfiggendo in finale Alona Bondarenko.

Nel 2010 arriva la svolta: a giugno la giovane Petra Kvitova si affaccia con determinazione nei prati di Wimbledon dove il suo idolo Martina un ventennio prima stava conquistando i suoi 9 titoli. Qui Petra diventa una furiasconfigge Victoria Azarenka e Caroline Wozniacki, superandole entrambe con un set a zero ed è protagonista di un match stellare contro l’estone Kaia Kanepi, vincendo 8 a 6 nel tie-break finale del terzo. Perde, pur dignitosamente, contro la n. 1 del mondo Serena Williams; ma ormai Petra Kvitova è balzata agli onori delle cronache: tutti iniziano a parlare di lei e la nazione ceca si rende conto di avere una ragazza che avrebbe potuto fare la storia del tennis mondiale. Si inizia a parlare dell’efficacia del suo gioco. Le sue prime sono taglienti, precise, letale è il suo servizio ad uscire, solido e preciso, con cui spesso riesce a scrollarsi di dosso i momenti di difficoltà. Il suo dritto in accelerazione riesce a spiazzare le avversarie ma è il rovescio, bimane e piatto, che le permette di aprirsi il campo. Inoltre, nonostante sia figlia dello stesso stile che ha generato Safarova e Berdych, tipi che a rete scendono solo per stringere la mano all’avversario/a, anche dentro i rettangoli di servizio ci sa fare. Contrariamente a molte coetanee dell’est, infatti, la discesa a rete per Kvitova è una precisa scelta di impostazione quando può chiudere il punto con la volée o lo schiaffo al volo. Mentalmente è tenace e non guarda in faccia nessuna: ormai proverbiali sono però i suoi black-out psicologici che la obnubilano spesso in ampi tratti dei match. Per tutti Petra Kvitova è una giocatrice completa e straordinaria: è solo questione di tempo prima che diventi la numero uno al mondo.

Dopo essere entrata tra le dieci al mondo l’anno dopo, sempre a Wimbledonmette a segno la sua più prestigiosa vittoria, tredici anni dopo il trionfo della connazionale Jana Notovna. E’ sull’erba, così come sul cemento indoor, che Kvitova esprime meglio il suo gioco, avvicinandosi alle vette della perfezione. Sbaraglia ogni avversaria fino ai quarti, dove perde un set solo da Pironkova e, in semi, da Azarenka. Il giorno della finale, sotto gli occhi della dea Martina NavratilovaPetra senza alcuna soggezione stende Maria Sharapova per 6-3 6-4. Kvitova conclude l’anno con la bellezza di 6 tornei aggiudicati, coronato dalla vittoria al Master di fine anno battendo in finale la rivale Vika Azarenka. Petra è numero 2 del mondo, pochi punti in meno della numero uno traballante Caroline Wozniacki; quasi tutti credevano che, con il sorgere della nuova stagione avrebbe scalzato dal podio la pallettara danese.

L’occasione si presenta agli Australian Open dello scorso anno. In semifinale si trovano Kvitova, Sharapova e Azarenka: dopo l’uscita di scena da parte di Wozniacki per mano dell’esecutrice Kim Clijsters, chi delle tre avesse vinto il torneo sarebbe divenuta numero uno del ranking. E’ proprio nella semi che Masha si vendica: batte Petronia in tre set e, dopo la sconfitta in finale contro l’Azarenka, concede alla bielorussa la conquista del primato mondiale.

Da quel momento inizia il periodo nero della Kvitova: tra problemi d’asma, che la limitano durante i tornei primaverili americani. e una forma fisica sempre più preoccupante, la ceca pare perdere la bussola. Da futura dominatrice del tennis degli anni Dieci, Kvitova diventa come sospesa tra discrete performances e sconfitte imbarazzanti. Il notevole aumento di peso, una lucidità perduta negli spostamenti e una consequenziale perdita di fiducia nei propri mezzi hanno escluso per oltre un anno Petra dal palcoscenico che conta, pur mantenendo a sprazzi quella genialità di gioco che ci inducono a credere che questo periodo di incertezza sia destinato presto a finire. A Wimbledon si ferma ai quarti, battuta da Serena Williams e agli Us Open Marion Bartoli le blocca la strada agli ottavi. Petra ottiene tuttavia alcune soddisfazioni, come i successi a Montreal e New Haven e la conquista della seconda Fed Cup consecutiva in favore della sua amata Repubblica Ceca. Chiude l’anno al n. 8 del mondo, cercando di ritrovare le forze sopite e riprendere le tracce di quel grande cammino che molti, per lei, avevano profettizzato.

Ed ecco una breve storia di questa brava ragazza che, per sua ammissione, non ha cambiato nulla della sua vita dopo la vittoria dello Slam e la salita alla seconda posizione mondiale. Ragazza che ama ancora lo sport, visceralmente, le piace stare con la famiglia e con il baby-fidanzato: il tennista diciottenne Adam Pavlasek che si allena con lei a Prostojev. Una straordinaria agonista che è solita accompagnare i suoi vincenti con quel “pojd!”, “forza!”, urlato a voce strozzata che, personalmente, la rende ancora più simpatica. Quest’anno Petra Kvitova  sta risolvendo i suoi problemi di salute e di forma fisica e sta ritornando nel novero delle più forti: dopo aver disputato un’ottima prova a Doha, sconfitta solo da Serenona, vince facilmente quello di Dubai senza perdere nemmeno un set, tranne che con la nostra Sara Errani, in finale.

Confidiamo che questa giovane ceca dal talento innato e dagli occhi di ghiaccio riesca presto a diventare numero uno del mondo; potrebbe essere un onorevole esempio per tutti in questi tempi in cui semplicità e umile abnegazione sono considerati sempre più un optional. Pensando al presente, Petra Kvitova oggi compie 23 anni: auguri!
KVITOVA
(articolo pubblicato per Tennis.it)

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