Una voce contro il silenzio del tennis femminile
Il Roland Garros torna nel mirino per una questione che, da anni, suscita polemiche: la marginalizzazione del tennis femminile nelle sessioni serali. A denunciare con forza questa disparità è stata Ons Jabeur, tra le poche voci nel circuito WTA a esporsi apertamente contro quella che considera una vera e propria ingiustizia strutturale. Dopo la sconfitta subita al primo turno contro la polacca Magdalena Frech, la tennista tunisina ha scelto la conferenza stampa per lanciare un messaggio potente.
“È triste che tutto rimanga uguale. Spero che chi prende queste decisioni non abbia figlie femmine, perché non credo voglia che le trattino in questo modo”, ha dichiarato con amarezza. Una frase tagliente, che sintetizza lo sdegno per una programmazione che continua a privilegiare esclusivamente il tabellone maschile nelle sfide di cartello in notturna.
Solo 4 incontri femminili su 43: un dato allarmante
Le cifre non mentono: dal 2023 a oggi, solo 4 match su 43 disputati in sessione serale sul prestigioso Court Philippe-Chatrier hanno visto protagoniste atlete del circuito femminile. L’ultimo incontro notturno con una sfida WTA risale addirittura al 4 giugno 2023, quando Aryna Sabalenka superò Sloane Stephens.
Questa sistematica esclusione ha spinto Jabeur ad accusare direttamente la Federazione Francese e Prime Video, l’emittente televisiva responsabile delle trasmissioni: “È un peccato che abbiano firmato un contratto del genere. Una delle partite di lunedì era Naomi Osaka contro Paula Badosa. Un match incredibile. Avrebbe meritato il prime time, così come l’anno scorso Iga Swiatek contro la stessa Osaka”.
Una discriminazione che si autoalimenta
La tennista, attualmente al numero 36 del ranking ma già tre volte finalista Slam, ha sottolineato il cortocircuito mediatico e culturale che si cela dietro la scelta di oscurare le atlete: “Non mostrano il tennis femminile, e poi dicono: ‘I tifosi guardano soprattutto gli uomini’. Certo che lo fanno, perché è quello che vedono di più. Tutto è collegato”.
Le sue parole non sono solo uno sfogo personale, ma una denuncia che punta il dito contro una visione del tennis ancora legata a vecchie logiche di genere. Il rischio, secondo Jabeur, è quello di normalizzare l’assenza delle donne dai momenti più prestigiosi del torneo, creando un circolo vizioso che penalizza la crescita e la visibilità dell’intero sport femminile.
Un appello per un tennis più equo
Quella di Ons Jabeur non è una semplice protesta, ma un grido d’allarme che arriva da chi ha vissuto sulla propria pelle le contraddizioni di un sistema che, a parole, promuove l’uguaglianza, ma nei fatti continua a relegare le donne a un ruolo secondario. La sua speranza è che la polemica non cada nel vuoto, ma apra finalmente una riflessione concreta su come il tennis – e lo sport in generale – debba ripensare la propria narrazione.
In un Roland Garros che si fregia di essere tra i più prestigiosi al mondo, l’assenza di donne sotto i riflettori non è solo una scelta editoriale: è un segnale culturale. E a denunciarlo con forza, ancora una volta, è una delle voci più autorevoli e coraggiose del circuito femminile.


