Il Roland Garros rilancia il tennis italiano, ma serve una legge per renderlo accessibile a tutti
La finale epica tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz al Roland Garros 2025 non è stata solo un momento di grande sport, ma anche il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla fruizione del tennis in Italia. Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP), ha colto l’occasione per lanciare un appello forte: “Serve una legge che garantisca la trasmissione in chiaro degli eventi sportivi di interesse nazionale”.
Una richiesta precisa, indirizzata ai ministri Urso e Abodi, con un tono che non lascia spazio all’ambiguità: “Non possiamo privare gli italiani di altri quattro anni di successi del tennis italiano e invece vedere Norvegia-Italia 3-0”. Una stoccata diretta anche alla situazione della nazionale di calcio, oggi senza commissario tecnico e lontana dagli splendori del passato.
Sinner, Paolini e Musetti: volti nuovi di uno sport che cambia
Binaghi ha voluto sottolineare come il tennis italiano stia vivendo un periodo d’oro, con risultati senza precedenti: Jannik Sinner è numero uno del mondo da un anno, Jasmine Paolini ha conquistato due Slam nel doppio con Sara Errani, e Lorenzo Musetti è a soli 70 punti dalla Top 5. Un successo che, per Binaghi, nasce da un lavoro profondo e sistemico, portato avanti “quando eravamo i peggiori e i più poveri”.
Il merito, secondo il presidente, è di un progetto che ha messo al centro i club e i circoli privati, creando un modello ibrido dove il centro tecnico federale non è più un luogo fisso, ma un punto d’incontro tra pubblico e privato. “All’inizio i risultati non arrivavano, ma siamo rimasti fermi nella nostra idea”, ha ricordato con orgoglio.
Il nodo delle trasmissioni: “La finale di Jasmine non vale meno di quella di Jannik”
Se la finale tra Sinner e Alcaraz è stata vista da milioni di italiani grazie alla trasmissione in chiaro su Nove, lo stesso non si può dire per le precedenti sfide di altri protagonisti azzurri. Binaghi ha espresso il suo disappunto: “Le finali Slam della Paolini non solo non sono state trasmesse in chiaro, ma Sky ha perfino ostacolato Wimbledon, che voleva trasmettere la partita sul proprio canale YouTube”.
Un contrasto che diventa ancora più evidente se si guarda alla crescente popolarità del tennis in Italia, trainata anche da uno stile di comunicazione sobrio e autentico dei suoi campioni. “Jannik non è un guascone, non lancia le coppe dal podio. È il ragazzo della porta accanto. È un valore straordinario per il nostro Paese. Speriamo che non cambi mai”, ha detto Binaghi, allargando il paragone anche agli altri protagonisti di questa generazione d’oro.
Una legge per il tennis in chiaro: una battaglia che parte da lontano
Binaghi ha chiarito che il problema è di natura legislativa, e che il Ministero dello Sviluppo Economico avrebbe già chiesto che gli eventi sportivi di interesse nazionale siano trasmessi gratuitamente. Ma l’ostacolo arriva dall’Unione Europea, che propone l’entrata in vigore della norma solo dal 2029. Una data che, per il presidente FITP, è semplicemente “inaccettabile”.
La partita dunque continua, non più sulla terra rossa di Parigi, ma nei palazzi della politica. Con un obiettivo chiaro: rendere il tennis un bene accessibile a tutti, in linea con il boom di popolarità che l’Italia sta vivendo grazie a un sistema vincente e a una generazione di talenti come non si vedeva da decenni.


