Da Ferrer a Venus Williams: la rabbia dei secondi

Ripercorriamo le orme dei binomi più famosi della storia del tennis, dove i secondi hanno dovuto fare i conti con qualcuno più bravo di loro

di Antonio Sepe

Buongiorno a te numero uno. Dovrai fare i conti con la rabbia dei secondi” cantava Silvano Albanese, in arte Coez, riassumendo un concetto che può essere esteso a tutto il mondo dello sport. Crescere all’ombra di qualcuno non è mai facile, nella vita come nello sport; bisogna trovare l’equilibrio giusto per convivere e gestire la situazione al meglio. Nel tennis ci sono stati parecchi casi di oscuramento da parte di un campione nei confronti di un altro giocatore. E’ il caso, ad esempio, della Svizzera, dove sono nati due campioni slam nella stessa era ma la scena se l’è presa tutta Roger Federer a discapito del connazionale Wawrinka. I due, però, come rivela Stan, sono da sempre in buoni rapporti ed insieme si sono tolti più di una soddisfazione, come l’oro olimpico di Pechino nel 2008. I casi in questo sport sono davvero tanti, perciò andiamo a scoprirne qualcuno.

Quale migliore esempio se non due fratelli o due sorelle, che oltre a crescere insieme si sono ritrovati per tanti anni anche sui campi da tennis? E’ impossibile non tirare in ballo le due sorelle più famose (forse della storia) del circuito Wta: Serena e Venus Williams. La prima ha vinto 23 slam ed è stata una delle giocatrici più forti di sempre. La seconda anche si è tolta le sue soddisfazioni vincendo sette slam e diventando numero uno al mondo, ma la sua carriera non è paragonabile a quella della sorella minore. Un dato che mette in evidenza il confronto tra le due campionesse riguarda le finali slam disputate tra di loro. 8-2 il bilancio in favore di Serena, che nell’80% dei casi ha avuto la meglio ed ha rubato la scena alla sorella. Le due però, unendo le forze, hanno creato una delle coppie di doppio più solide della storia, conquistando ben 14 major e tre medaglie d’oro alle Olimpiadi. E probabilmente a Venus è andata bene così. 

Meno forti ma comunque entrambi ad un ottimo livello i fratelli McEnroe. Da un lato John, numero uno del mondo e pluricampione slam sia in singolare che in doppio. Dall’altro Patrick, protagonista di una carriera onesta che lo ha visto spingersi fino in Top 30 in singolare ed al numero tre in doppio, dove si è aggiudicato anche uno slam. Se non fosse stato “il fratello di” staremmo parlando di un discreto giocatore, ma al di là delle sue qualità e dei risultati conquistati il paragone resterà sempre. A ribadire la differenza tra i due la prima finale in carriera a livello Atp di Patrick, che coincideva con la penultima di John. John aveva ormai già dato il meglio di sé, mentre Patrick era ancora piuttosto giovane ed in rampa di lancio. Eppure quella finale a Chicago nel 1991 la vinse il più grande dei due fratelli, che s’impose in tre set e conquistò l’ultimo titolo della sua gloriosa carriera.

Dagli Stati Uniti alla Repubblica Ceca, dove il legame familiare si stringe ulteriormente grazie a Karolina e Kristyna Pliskova, sorelle gemelle. Entrambe nate il 21 marzo 1992 a Louny ed entrambe tenniste di professione, per rendere le cose ancora più complicate entrambe hanno gli stessi tatuaggi. Per distinguerle, dunque, è necessario vederle in azione. In questo caso, infatti, la differenza tra le due è piuttosto marcata e non c’è mai stata di fatto una competizione interna. Karolina, ex numero uno del mondo, staziona infatti ai vertici del ranking ormai da anni. Kristyna, invece, vanta un best ranking di numero 35 ma non fa della costanza il suo punto di forza ed oscilla quindi tra la posizione 50 e 100 del ranking, alternando alti e bassi. Le due gemelle, a differenza delle sorelle Williams però, non hanno una particolare alchimia in doppio ed i migliori risultati sono stati un paio di tornei International vinti. A quanto pare, le due sembrano intenzionate a tenere il tennis separato dal nucleo familiare.

Le gemelle Pliskova

Le rivalità non devono essere necessariamente tra fratelli e sorelle, ma anche tra connazionali. I casi come quello di Federer e Wawrinka sono molti nel circuito, ma non tutti possono ritenersi fortunati quanto Stan. Ne sa qualcosa David Ferrer, uno dei migliori giocatori sulla terra battuta negli ultimi anni, che ha vinto meno di quanto avrebbe potuto su questa superficie principalmente a causa di Nadal. I precedenti recitano 26-6 in favore del maiorchino, ma delle sei vittorie ottenute da Ferrer, quattro sono arrivate su cemento. Una statistica che fa molto riflettere inoltre riguarda gli h2h nelle finali. Nadal ha infatti sconfitto il suo connazionale in tutte e otto le finali disputate, tutte su terra rossa. Un set perso su 17 disputati ed uno slam, due Masters 1000 e ben quattro titoli a Barcellona strappati al suo avversario. I due ovviamente sono amici da sempre, anche per il carattere simile, ma chissà se la carriera di Ferrer sarebbe andata in maniera diversa qualora non ci fosse stato Nadal.

I secondi sono davvero tanti e gli esempi da citare innumerevoli, a partire da Na Li che ha oscurato Jie Zheng fino alla campionessa slam Kerber che ha fatto passare in secondo piano due ottime giocatrici come Lisicki e Petkovic. Ma al di là dei risultati e dei trofei ottenuti, davvero nascere alle spalle di un campione pregiudica una carriera? Ovviamente dal punto di vista mentale non deve essere facile perdere sempre contro lo stesso giocatore, ma in realtà può essere una grande occasione per migliorarsi sotto tutti i punti di vista e magari convertire questa difficoltà in un’opportunità. Se Nadal non fosse stato presente nella carriera di Ferrer, ad esempio, David non avrebbe lavorato così duramente per migliorarsi e per batterlo e non avrebbe ottenuto quei successi. O magari qualora non ci fosse stato Federer, la pressione di un paese come la Svizzera sarebbe stata tutta su Wawrinka e Stan avrebbe rischiato di non reggerla. Ed è per questo che la rabbia dei secondi non dovrebbe essere nient’altro che uno stimolo a fare meglio ed un’occasione per misurarsi con altri campioni.

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