Diario degli Australian Open: giorno 8

Chung batte Djokovic e saluta il tennis dei grandi. Federer si allena per tre set aspettando il solito Berdych. La Hsieh, per poco, non batte anche la Kerber. Tutto il meglio, ed il peggio, dell’ottava giornata all’Open d’Australia.

di Nicola Corradi

-Se la partita tra Chung e Djokovic fosse terminata 6-2 6-2 6-3 a favore del coreano, nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare. Questo perché, nella sfida che oggi ha visto scontrarsi due giocatori per certi versi simili, Nole è stato in totale balia dell’avversario, sotto tutti i punti di vista.
Di Chung parlai dopo la vittoria alle NextGen Finals giocate lo scorso Novembre, scrivendo con toni positivi che ne elogiavano i progressi ottenuti dal famoso 2013 in cui, nel tabellone junior di Wimbledon, perse in finale dal nostro Quinzi. Ottimo nel fondere in sé il raziocinio tipicamente asiatico e lo schema di palese ispirazione americana, dove Nick Bollettieri indottrina i suoi atleti al rigido mantra del servizio e dritto inside-out. A ciò aggiunge un tassello, mancante in molti giocatori a stelle e strisce: il rovescio.
Traendone un bilancio complessivo, dunque, Hyeon eccelle sul lato fisico, massiccio ma rapido, dei fondamentali da fondo e della visione tattica di gioco.
Appare un giocatore finito, già pronto per entrare a gamba tesa in circuito nel quale le gerarchie stanno per subire una rivoluzione, ma l’inesperienza dei ventidue anni si fa sentire, ed è il motivo per il quale, un Djokovic che a livello teorico avrebbe dovuto oggi vincere sette game, lo costringe per quasi tre volte al tiebreak.
Nole conferma i dubbi che su di lui aleggiavano, mostrando una stanchezza atipica che può però essere spiegata dall’assenza di partite sulle gambe.
Chung vince lo scontro più importante della carriera, ed avrà ai quarti una prova del nove non indifferente. Mentre, a questo punto del torneo, si troverebbe solitamente a fronteggiare un altro giocatore al pari del serbo, avrà invece Sandgren, che dopo Wawrinka batte anche Thiem, all’ottusa ricerca di rotazioni che sul cemento non possono funzionare.
Per assurdo, dal punto di vista del coreano, la partita con l’americano sarà più difficile che un’ipotetica semifinale con Federer, perché giocata con i favori del pronostico dopo l’exploit compiuto quest’oggi.
La tempra sembra esserci, speriamo non si sciolga proprio adesso.

-Federer in riserva. Quando vuole tira un dritto lungolinea, fa “buh” al povero Fucsovic, che si spaventa e scappa. Tre set di allenamento, preludio di una sfida con Berdych che è ormai divenuta un classico.
Che dire, lo svizzero, finora, non è mai stato costretto ad impegnarsi sul serio, dando però l’impressione, una volta messo di fronte al quindici da dover vincere, di riuscire a farlo con agio, aggiungendo qualche chilometro al servizio o affidandosi alla certezza del dritto per aprirsi gli angoli e scendere a rete.
D’altro canto anche Berdych, sul quale prima del torneo non si avevano notizie certe, ha inanellato, nelle ultime due partite, altrettante vittorie di pregio, senza perdere un set né con Del Potro, né con Fognini, che non può rimproverarsi nulla. Definisco Thomas il “tennista inesistente”, un giocatore capace di tirare tra i più pesanti fondamentali che si siano mai visti rimanendo perfettamente statico, senza lasciar trasparire alcuna emozione. Sappiamo come spesso sia caduto sul più bello, lasciandosi inghiottire da quella paura del successo a causa della quale, in carriera, ha mancato il raggiungimento degli obiettivi che, per il talento posseduto, avrebbe meritato.
Con Federer avrà poche possibilità e l’unica sua speranza sarà quella di riuscire a rimanergli vicino nel punteggio, provando a piazzare il vincente nei momenti in cui lo svizzero avrà i consueti cali d’attenzione.
Se Roger dovesse invece prendere subito il largo, per lui calerà la notte, e sarà costretto a subire la mattanza del Vate celestiale che lo irriderà con giocate cristalline, prenotando una semifinale con Chung alla quale tutti sperano di assistere.

-Opposta a Su-wei Hsieh, persino il terzino Kerber, famoso per tutto tranne che per l’eleganza dei gesti, pareva una bionda Madama Butterfly europea, dotata di classe e leggiadria fuori dal comune.
A tratti, il bizzarro gioco dell’asiatica fatto di fondamentali a due mani alternati a dritti in chop di rara bruttezza, pareva essere amatoriale, con colpi tirati a velocità esageratamente basse che, vergognandosi, non avevano nemmeno la forza di effettuare il primo rimbalzo.
Ha rischiato, Angelique, visibilmente turbata all’idea che una tale interprete potesse estrometterla dal torneo nel quale è favorita. Sia chiaro, il suo atteggiamento è stato per larga parte del match sbagliato. Certo, subire i dritti (che fatico a chiamare tali) della Hsieh, impattati in un modo sconosciuto, restando sotto nel punteggio fino a fine secondo set, può risultare estremamente frustrante, ma lo sdegno mostrato dal suo linguaggio del corpo è stato eccessivo. Vince in tre, la tedesca, e pone fine alla cavalcata dell’interprete della racchetta di Taiwan, che ha insegnato al mondo come si possano raggiungere gli ottavi di uno Slam, praticando uno sport diverso dal tennis.

-Poco più sotto, Simona Halep non dà chance alla genuina simpatia di Naomi Osaka, la più buffa ragazza del circuito, che la sadica rumena schiaccia senza pietà. Per lei, ora, la sfida con Pliskova, damigella di Valacchia che sbraccia con fare tranquillo e spezza i polsi delle inermi avversarie. Match tra due giocatrici d’altro livello, forse il primo dall’inizio del torneo.

Dal vostro cronista è tutto, a domani.

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