“Siamo montanari, bisogna farsi il c…”: la filosofia di ferro di Jannik Sinner

A Wimbledon 2025 Jannik Sinner mostra la sua filosofia vincente: lavoro duro, zero scorciatoie e radici salde. Il dietro le quinte che racconta il vero volto del campione.
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Il mantra del lavoro duro

Per Jannik Sinner il successo non è mai stato una questione di talento o fortuna. È sempre stato, e continua a essere, una conseguenza diretta del lavoro quotidiano, fatto di disciplina, sacrifici e testa bassa. A ribadirlo è stato lo stesso tennista altoatesino, in un raro momento di spontaneità nello spogliatoio dell’All England Club. Parlando con Fausto Scolari, coach di Elisabetta Cocciaretto, Sinner ha pronunciato parole che sembrano un manifesto della sua filosofia: “Sei un montanaro come me, alla fine bisogna farsi il c… tutti i giorni e lavorare sodo”. Un’espressione cruda ma sincera, che ha subito fatto il giro del mondo tennistico.

La forza delle radici

Sinner non si limita a parlare per slogan: dietro quella frase c’è una visione della vita ben precisa, che affonda le sue radici nella sua terra e nella sua famiglia. Originario di San Candido, in Alto Adige, il 23enne non ha mai dimenticato l’esempio dei genitori, che gestivano un ristorante lavorando intere giornate senza mai far mancare il loro affetto ai figli. “Magari avevano mille problemi, come tutti, ma per me e mio fratello c’erano sempre”, ha raccontato. Un modello di dedizione che si riflette oggi nel suo approccio al tennis: “Non esistono scorciatoie: la strada è quella, e sai cosa devi fare per arrivare in cima”.

Wimbledon nel segno della resilienza

Sinner è arrivato a Wimbledon 2025 con una determinazione rara, forte anche di alcune scelte difficili. La separazione dal preparatore atletico Umberto Panichi e dal fisioterapista Giacomo Naldi Badio, due figure chiave nel suo percorso, ha sorpreso molti. Ma lui non ha battuto ciglio. Anzi, ha mostrato una serenità granitica, anche dopo le recenti delusioni: la sconfitta contro Carlos Alcaraz al Roland Garros, nonostante tre match point a favore, e l’eliminazione precoce ad Halle per mano di Alexander Bublik.

Eppure, nulla sembra scalfire il suo equilibrio. “Quando sei abituato a sudarti tutto”, sottolineano dal suo entourage, “sai di avere una base di certezze che va oltre i singoli episodi”. E lo ha dimostrato sul campo, battendo nettamente Luca Nardi al debutto e preparandosi ora alla sfida con l’australiano Vukic con la solita determinazione.

L’identità che fa la differenza

Ciò che colpisce di Sinner non è solo la tecnica o il ranking, ma la coerenza identitaria. Che si parli di tennis o della vita, per lui “quando si lavora, si lavora. Punto”. Un concetto che ha ripetuto anche in conferenza stampa, dove ha ribadito che la sua visione del mondo resta la stessa: “Siamo gente di montagna: prima si lavora, poi c’è tempo per tutto il resto”. Parole che non suonano come retorica, ma come il riflesso autentico di un campione che ha scelto di restare fedele a sé stesso, anche ai massimi livelli.

Lontano dai riflettori, vicino alla verità

Nel mondo patinato del tennis internazionale, Jannik Sinner rappresenta qualcosa di diverso. Un atleta che, più che mostrarsi, preferisce dimostrare, che evita le frasi fatte e si affida a una verità semplice e concreta: il lavoro, ogni giorno, senza eccezioni. E Wimbledon, ancora una volta, è il luogo dove questa filosofia prende forma, tra sudore e silenzi, lontano dai riflettori ma sempre vicino alla verità di chi non ha mai voluto scorciatoie.

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