Wimbledon al buio: caos e rabbia per Shelton, fermato a un passo dalla vittoria

Polemica a Wimbledon: Ben Shelton fermato per oscurità mentre stava per servire per la vittoria. Rabbia in campo e critiche alla mancanza di illuminazione.
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Una notte di caos a Wimbledon: la luce si spegne, ma la polemica si accende

Ben Shelton era a un soffio dalla vittoria, pronto a servire per chiudere il match contro Rinky Hijikata, quando il buio ha fermato tutto. Il campo numero 2 di Wimbledon è rimasto senza luce sufficiente e il giudice di sedia Nacho Forcadell ha deciso di sospendere l’incontro alle 21:29, tra le proteste infuocate del pubblico e degli stessi giocatori.

Il punteggio era chiarissimo: 6-2, 7-5, 5-4 con Shelton al servizio. Quattro punti, forse cinque, e la partita sarebbe potuta finire. Ma così non è stato. Il torneo, che pure è tra i più prestigiosi al mondo, ancora nel 2025 non prevede illuminazione artificiale sui campi esterni, e questo dettaglio si è trasformato in un problema ben più grande.

La rabbia di Shelton: “Volevo chiuderla lì”

Shelton non ha nascosto la propria frustrazione. La sua reazione è stata immediata e viscerale: ha raggiunto il giudice di sedia agitando il dito in segno di protesta e ha dovuto essere calmato da un ufficiale. Poi ha raccolto rapidamente le sue cose e ha lasciato il campo, tra gli applausi del pubblico. Era stato in controllo per tutto il match, senza mai perdere un turno di servizio, e si trovava in un momento di forma brillante.

Secondo le ricostruzioni, sia Shelton che Hijikata avevano inizialmente chiesto di sospendere l’incontro intorno alle 21, ma una volta arrivati sul 5-4, l’americano avrebbe voluto concludere. Il cambio di direzione dell’arbitro, arrivato a ridosso della fine, ha mandato su tutte le furie entrambi i giocatori.

“Se fossi Ben Shelton, sarei davvero furioso. Quattro punti e poteva essere finita”, ha commentato l’ex tennista CoCo Vandeweghe, sottolineando come il giovane americano avesse tutto il diritto di volere una giornata piena di riposo prima del turno successivo. “È una maratona, non uno sprint. I giorni di riposo sono preziosi”, ha aggiunto.

Una tradizione che pesa: il nodo dell’illuminazione

L’interruzione del match ha riaperto una vecchia ferita di Wimbledon: la mancanza di illuminazione artificiale sui campi secondari. In un’epoca in cui la tecnologia permette di giocare di sera praticamente ovunque, la scelta del torneo londinese di non dotare i suoi campi esterni di luci resta un elemento controverso. E ogni volta che la luce naturale cala, si torna a parlarne.

Per l’ennesima volta, la tradizione ha prevalso sul buon senso organizzativo, lasciando giocatori e pubblico con l’amaro in bocca. Le critiche non sono arrivate solo dai protagonisti in campo. Anche James Blake ha evidenziato come una “cattiva decisione ne abbia provocata un’altra”, ricordando che il match si sarebbe potuto fermare a fine secondo set, evitando il caos.

Il ritorno in campo e la voglia di chiudere

Shelton e Hijikata riprenderanno la partita nel pomeriggio del giorno successivo, sempre sul campo 2, subito dopo l’incontro femminile tra Pavlyuchenkova e Osaka. L’americano ha ancora il servizio dalla sua parte, e tanti colleghi sono convinti che potrà chiudere rapidamente. “Non ho dubbi che Ben entrerà in campo e piazzerà quattro ace. Una passeggiata per lui”, ha scritto l’ex tennista Mardy Fish.

Ma intanto, l’episodio ha acceso l’ennesimo dibattito sulla necessità di modernizzare un torneo che, pur nella sua eleganza e storicità, rischia di rimanere indietro. E stavolta, a farne le spese, è stato un talento in rampa di lancio, bloccato da un buio che poteva – e forse doveva – essere evitato.

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