Wimbledon, è bufera sulla chiusura del tetto: Andy Murray attacca gli organizzatori

Andy Murray critica duramente la decisione degli organizzatori di Wimbledon di chiudere il tetto durante il match tra Sinner e Dimitrov. È polemica sul rispetto della tradizione del torneo.
MURRAY_MIAMI_2025-1296x675-1

La polemica esplode sul Centre Court

L’edizione 2025 di Wimbledon è entrata nel vivo con grandi match, ma anche con un acceso dibattito che infiamma il torneo ben oltre il campo da gioco. A sollevare la questione è stato Andy Murray, due volte campione sui prati londinesi, che ha criticato duramente la decisione degli organizzatori di chiudere il tetto del Centre Court durante l’ottavo di finale tra Jannik Sinner e Grigor Dimitrov.

L’episodio incriminato è avvenuto dopo la fine del secondo set, quando Dimitrov era in vantaggio di due set sul numero uno del mondo. Nonostante ci fosse ancora luce naturale sufficiente per proseguire l’incontro, gli organizzatori hanno deciso di interrompere il gioco per chiudere la copertura. Poco dopo, il bulgaro si è ritirato per infortunio, lasciando aperte anche le speculazioni sull’impatto che l’interruzione possa aver avuto sull’andamento del match.

L’intervento di Andy Murray infiamma il dibattito

Dal salotto di casa, Murray non ha esitato a esprimere il suo disappunto attraverso un post sul social X, definendo la scelta “ridicola”. In un commento diretto e senza giri di parole, ha scritto: “Quanto è ridicolo chiudere il tetto a questo punto della partita, c’è ancora almeno un’ora di luce… si può ancora giocare ben più di un set di tennis… è un torneo all’aperto!”.

Le sue parole hanno trovato eco tra appassionati, ex campioni e addetti ai lavori. Il post ha rapidamente fatto il giro del web, riportando al centro della scena un tema sempre delicato: il conflitto tra tradizione e modernità. Wimbledon, da sempre simbolo del tennis outdoor, si trova ancora una volta a fare i conti con le esigenze televisive, logistiche e di programmazione che talvolta impongono decisioni non in linea con lo spirito originario del torneo.

Un torneo diviso tra storia e necessità moderne

Non è la prima volta che la gestione delle coperture mobili fa discutere. Nei giorni precedenti, altri match hanno sollevato perplessità tra il pubblico, come nel caso dell’interruzione per oscurità dell’incontro tra Ben Shelton e Rinky Hijikata, sospeso quando lo statunitense era a un solo game dalla vittoria. Anche in quel caso, la decisione degli organizzatori è apparsa quantomeno discutibile, poiché sarebbe stato possibile chiudere il match nella stessa giornata.

Episodi simili sono emersi anche nelle sfide tra Taylor Fritz e Giovanni Mpetshi Perricard, in cui le interruzioni sembravano premature rispetto alle reali condizioni di gioco. La sensazione diffusa è che il timing delle sospensioni e delle chiusure del tetto non segua più solo criteri meteorologici o di sicurezza, ma risponda anche a logiche di palinsesto e produzione.

La tradizione di Wimbledon a rischio?

La presa di posizione di Andy Murray ha avuto un impatto notevole proprio perché arriva da un simbolo di Wimbledon, un tennista che conosce profondamente le dinamiche del torneo. Le sue parole riflettono un sentimento condiviso da molti: Wimbledon deve restare fedele alla sua identità di torneo all’aperto, dove il gioco si adatta alla luce naturale e non il contrario.

“È un torneo all’aperto!”, ha ribadito l’ex numero uno al mondo, trasformando una semplice osservazione in una presa di posizione simbolica. E mentre il torneo prosegue, il confronto tra chi difende la tradizione del tennis giocato sotto il cielo britannico e chi spinge per una gestione più “moderna” delle condizioni di gioco sembra destinato a proseguire.

Potrebbe interessarti anche...

NEWS

PIù POPOLARI