Doping: perchè è meglio credere a Nadal che a Sharapova?

Doping: perchè è meglio credere a Nadal che a Sharapova?

Il doping è un tema molto scottante di questi giorni e fare di tutta l’erba un fascio non è assolutamente giusto. Prendiamo quindi in considerazione due giocatori spesso legati all’argomento: Rafa Nadal e Maria Sharapova.

Il doping e l’uso di TUE (eccezioni per uso terapeutico) sono due argomenti ormai sulla bocca di tutti dopo la riduzione della pena di Maria Sharapova da 24 a 15 mesi. Scopriamone un po’ di più.

Molti hanno festeggiato questa cosa come una vittoria, e vedono l’ITF come “il cattivo” della faccenda, sorvolando quanto compiuto dalla russa.

Bisogna subito mettere in chiaro che ci sono sportivi che hanno bisogno, in momenti precisi, di assumere sostanze proibite, o di ricevere trattamenti attraverso l’utilizzo di queste. Non bisogna pensare che il suo rendimento migliorerà grazie all’uso della sostanza X finchè questa sostanza è usata per curare problemi altrimenti limitativi per lo sportivo stesso. Senza questi TUE, per esempio, gli asmatici non potrebbero praticare alcuno sport, che sarebbe altamente ingiusto.

Le TUE vengono concesse in casi attentamente studiati. Ci soni stati casi di tennisti che hanno chiesto una TUE per usare il minoxidil, che è proibito, per fermare la perdita di capelli, e in quel caso fu rifiutata. Così è come dovrebbe andare; ovviamente, ci sono stati errori nel sistema, e giocatori che non ne avevano bisogno hanno ricevuto TUE. Però, se si prende in considerazione il caso specifico di Rafael Nadal, un nome che viene spesso fuori quando si parla di doping, si vedrà che le due TUE gli sono state concesse in due momenti particolari, ossia quando ebbe i problemi gravi al ginocchio. Già il caso Williams è diverso: le due sorelle fecero uso di medicinali per molto tempo e, inoltre, erano sostanze il cui effetto durava nell’organismo per settimane. Come nel caso di Maria Sharapova.

Non bisogna dimenticare che l’ITF ha pubblicato tutta la verità sul caso Sharapova, accertando che neanche il uso allenatore era a conoscenza di cosa la russa assumeva, che solo 2 delle 30 sostanze prese dalla tennista erano dichiarate e che, per sua stessa ammissione, non aveva avvisato l’ITF che prendeva il Meldonium perchè nessuno glielo aveva espressamente chiesto.

E’ quindi più facile credere a Nadal, che ha sempre combattuto per la pubblicazione dei risultati dei controlli e che ha dichiarato di voler rendere pubblico il suo passaporto biologico. Inoltre, ha richiesto solo due TUE nella sua carriera, che durarono al massimo una settimana e che rispettarono tutti i protocolli.

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“Lo sport dovrebbe fare un passo avanti ed essere completamente trasparente”, commentava difendendosi dalle accuse dopo che il suo nome venne alla luce nel caso Fancy Bears.

Il caso Sharapova rimane comunque poco credibile. Il modo in cui l’ITF ha trattato la faccenda Meldonium non è stata la migliore: non sapevano come funzionava questo medicinale e lo vietarono dalla mattina alla sera avvisando solo tramite una mail. Questo non toglie che Maria Sharapova, alla pari del suo manager Max Eisenbud (che affermò di non aver letto la mail con la nuova lista perchè stava separandosi dalla moglie e per questo non è riuscito a volare ai Caraibi dove avrebbe letto la mail), abbia delle colpe e abbia fatto le cose in malo modo. Ovviamente si spera che torni completamente pulita nel 2017.

Un altro caso che fa saltare la mosca al naso è quello di Serena Williams: prendere antinfiammatori così forti per così tanto tempo in modo continuativo non suona molto bene. Però, come si è potuto vedere, i russi e gli americani non sempre hanno lo stesso trattamento.

Fonte: Punto de Break

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