From Zero to Hero

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Tra il dire e il fare: diario delle “giovani speranze” del tennis

 Come in ogni sport che si rispetti, esistono delle gerarchie ben definite, ed anche se a volte possono essere frantumate in breve tempo, spesso per salire di categoria servono, oltre a grandi sacrifici, una giusta preparazione fisica, una buona tecnica di base ed un po’ del buon vecchio “Fattore C”.
Sono centinaia i tornei che servono ad un singolo giocatore per arrivare a competere ad alti livelli, e sono tanti anche quelli che servono a quello stesso giocatore per riuscire a confermarsi tra i migliori del suo tempo: chiaramente ci sono tennisti che non possono ambire alla Top 10 perché sprovvisti di quella classe che solo madre natura può darti, ma altri, quelli che davvero hanno il potenziale per raggiungere il vertice, non possono accontentarsi di un singolo exploit, ma devono continuamente tirare su l’asticella cercando di resistere ai continui attacchi dei giocatori che li seguono in classifica, sopratutto quando saranno costretti a confermare i risultati degli anni precedenti ed a fare i conti con dei punti ATP sempre più difficili da ottenere.
Personalmente ho individuato alcuni nomi, che già da un po’ si sentono ripetere insistentemente nel circuito, di coloro che potrebbero essere considerati, nel breve e nel lungo termine, giocatori degni di entrare nelle prime dieci posizioni del ranking ATP.
Jerzy Janowicz, polacco di 22 anni, attualmente al N.14 della classifica, si è fatto conoscere neanche 12 mesi fa dal grande pubblico quando, da numero 69 del mondo, era riuscito a raggiungere la finale del Masters 1000 di Parigi-Bercy partendo dalle qualificazioni e superando in serie: Philipp Kohlschreiber (Top20), Marin Cilic(Top20), Andy Murray, (N.3), Janko Tipsarevic (N.9) e Gilles Simon (Top 20), perdendo in finale da un David Ferrer in stato di grazia. Da quel momento “Rocket Jerzy” (così chiamato per la potenza del suo primo servizio) si è stabilizzato nelle prime 25 posizioni, raggiungendo addirittura la quattordicesima piazza che attualmente occupa. Analizzando la sua annata tennistica, notiamo come non sia riuscito ad andare oltre il 3′ turno a Melbourne ed al Roland Garros, collezionando solo molti primi turni (Miami, Monte Carlo, Barcellona e Cincinnati), e i quarti a Roma dopo aver battuto, oltre al “terraiolo” Santiago Giraldo, nientemeno che Jo-Wilfried Tsonga e Richard Gasquet, e successivamente  uscito per mano di Federer dopo una partita tutto sommato positiva. Riesce ad arrampicarsi fino in semifinale a Wimbledon, che non ha però faticato più di tanto a raggiungere visto un tabellone fin troppo agevole (salvo il solo Almagro che però era ben lontano dal suo livello di gioco abituale).
Benoit Paire, 24enne di Avignone, Francia, N.28 del mondo che, fin’ora, ha fatto ben sperare e nulla più. Il francese ha, anch’egli, racimolato numerose eliminazioni al primo turno e solo poche gioie degne di nota, quali il successo nel Challenger di Guadeloupe con il solo Sergiy Stakhovsky ad impensierirlo in finale, e la semifinale agli Internazionali di Roma dopo un cammino “da pochi eletti”: Monaco, Benneteau, Del Potro e Granollers, con eliminazione in semi da parte di Roger Federer, forse oggettivamente troppo per il malcapitato Benoit. Per quanto riguarda i maggiori tornei della stagione, mai oltre il terzo turno in Francia ed in Inghilterra, con eliminazione al primo turno in Australia.
Veniamo dunque a Grigor Dimitrov, 22enne bulgaro N.29, famoso forse più per la sua relazione con la forte tennista russa Maria Sharapova che per i suoi effettivi risultati tennistici. Allenato da Mouratoglu, Grigor ha fatto finale a Brisbane dove ha dovuto cedere a Andy Murray, semi a Rotterdam perdendo da Juan Matin Del Potro (in entrambe le occasioni, nel turno precedente aveva sconfitto il suo amico e partner di allenamento Marcos Baghdatis), quarti a MonteCarlo superato poi da Rafael Nadal e semifinale a Bastad sconfitto da un ritrovato Fernando Verdasco. Oltre questi risultati, comunque tutt’altro che scontati, Grisha non ha saputo confermarsi a livello di Slam: 1′ turno agli Australian Open, 2′ turno a Wimbledon e 3′ turno al Roland Garros, lasciando delusi i suoi fan sul campo e lasciandoli liberi di commentare la sua love story più che le sue prestazioni.
Parliamo infine del “nostro” Fabio Fognini, sanremese classe ’87 (26 anni) detentore della posizione N.18 del ranking. Su di lui esistono pareri contrastanti: il Fognini dal talento inespresso e il Fognini che ha fatto anche troppo, il ragazzo che piano piano sta scalando le classifiche e l’instabile giocatore che ha nel suo carattere la sua kryptonite. Come non intendo schierarmi io, pare non essersi schierato neanche il Fabio nazionale che, ad intervalli quasi regolari, regala ai suoi tifosi ed agli appassionati di tennis tante gioie quanti mal di pancia. Eh si, perchè a guardare una partita di questi quattro giocatori che vi abbiamo sottoposto, o ti scende una lacrimuccia, o ti limiti a spegnere prima di compromettere l’integrità del televisore. Finale a San Pietroburgo, poi il nulla fino alla semifinale di Acapulco, dopo aver sconfitto in una gran partita il forte svizzero Stanislas Wawrinka. In Aprile raggiunge uno dei migliori risultati in carriera raggiungendo la semifinale in terra monegasca facendo filotto di Andreas Seppi, Albert Ramos, Tomas Berdych e Richard Gasquet, uscendo contro Novak Djokovic che nel successivo incontro avrebbe sconfitto Rafael Nadal in finale.
Dopo mesi di discussioni sui vari media, Fabio si mette al lavoro e vive le sue tre settimane di gloria nel periodo che intercorre tra Wimbledon e la stagione del Deco Turf americano: vince in fila il 250 di Stoccarda ed il 500 di Amburgo (nel quale supera il beniamino di casa Tommy Haas e Nicolas Almagro “terrarossista D.O.C.”) e raggiunge la finale ad Umag in Croazia cedendo il primo incontro su 14 ad un quasi perfetto Tommy Robredo per 0-6 3-6. Per quanto riguarda gli Slam, tuttavia, non riesce a fare meglio dei suoi colleghi emergenti, facendo 1′ turno a Melbourne ed ai Championships di Londra, e raggiungendo il 3′ turno al Roland Garros su quella terra rossa che tanto gli ha dato in questa stagione.
 Ultimo ma non ultimo, andiamo ad analizzare il talentino lituano Ricardas Berankis, 23 anni e N.112 (best ranking N.67). Nella sua carriera, fino a questo punto, non ha ottenuto i risultati dei sovracitati talentini, ma ha dimostrato di essere capace di un buon tennis e di poter, come si dice “crescere bene” (ha comunque sconfitto “gente” come Tommy Haas, Denis Istomin e per ben due volte Florian Mayer), sopratutto quando sarà aiutato dal suo fisico che spesso lo costringe a disputare partite ed interi tornei sottotono. Anche Ricardas, come gli altri, non ha brillato negli Slam mettendo a referto un 3′ turno a Melborne e solo primi turni nei restanti tornei.
 Mi sento di inserire in questa particolare lista un’altro giocatore, Vasek Pospisil, N.40 del mondo, promettente “cannoniere” canadese che sta pian piano salendo di rendimento nonostante fuori dai Challenger non abbia saputo raggiungere quella continuità così vitale in questo sport: semifinale al 250 di Bogotà e poi l’inatteso exploit di Montreal dove, a casa sua, è riuscito a spingersi fino alla semifinale tutta canadese contro Milos Raonic (portato al tie break nel 3′ e decisivo set), dopo aver battuto John Isner, Radek Stepanek, nientemeno che Tomas Berdych e Nikolay Davydenko. Matricola o meteora? Per adesso limitiamoci ad “aspettarlo” senza esercitare eccessive pressioni su questo bravo 23enne. Manco a dirlo, anche per lui 2′ turno a Wimbledon, 1′ a Parigi e poi il buio.
Oltre il talento, questi ragazzi condividono solo l’incertezza dimostrata nelle occasioni che contano e le mancate opportunità di dimostrare il loro livello. Lasciamo perdere i facili commenti rubati al gioco del pallone, dove un giovane non può più essere considerato tale già all’età di vent’anni, ma consideriamo l’importanza delle componenti fisiche e mentali che, a poco più di vent’anni (salvo il Peter Pan-Fognini) possono e devono ancora crescere e definirsi. Campioni come i Fab Four godono, oltre che di una componente fisica ottima, anche di una capacità di gestione dello stress e delle sollecitazioni che permettono loro di restare sempre al top e di giocare sempre al netto delle pressioni che il sistema tennis impone continuamente.

Maximo Gonzalez – Jerzy Janowicz 6-4 6-4 6-2
 Alex Bogomolov Jr.- Benoit Paire 7-5 2-6 6-4 5-7 7-6
 Joao Souza – Grigor Dimitrov 3-6 6-3 6-4 5-7 6-2
Rajeev Ram – Fabio Fognini 6-1 6-2 6-2
Novak Djokovic – Ricardas Berankis 6-1 6-2 6-2
Rogerio Dutra Silva – Vasek Pospisil 4-6 3-6 7-6 6-2 7-6

Questi sono gli impietosi risultati del primo turno degli US Open che, per questi ragazzi, sono decisamente negativi, fatta eccezione di Berankis che si è visto sorteggiare contro Novak Djokovic e Paire che ha lottato in un incontro tutt’altro che facile prima di cedere al Tie Break del 5′ set. Per gli altri si tratta di una bocciatura che non ammette repliche, o meglio le ammette sul campo a partire dal prossimo torneo, così da cercare di mantere questo ranking a fine anno e ripartire con i giusti stimoli per l’anno che verrà.
Sicuramente di talenti che stanno per sbocciare ce ne sono tanti altri, con uno sguardo rivolto ai promettentissimi Gianluigi Quinzi e Filippo Baldi, ma per adesso confidiamo nella maturità di questi ragazzi, così differenti eppure così simili, tutti a lottare per un futuro nell’Olimpo del tennis, e le carte in regola ce le hanno eccome!

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