MASTERS STORY – Il principio degli anni di Federer

MASTERS STORY – Il principio degli anni di Federer

Con quattro finali consecutive, di cui tre vinte, lo svizzero domina a Houston e Shanghai. Solo Nalbandian gli impedisce il poker.

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Quella che segue è la decima parte del nostro lungo viaggio nella storia del Masters maschile, attualmente chiamato ATP Finals (a cui da quest’anno va aggiunto il nome dello sponsor, Nitto). Per farlo ci siamo documentati scorrendo le pagine del libro di Remo Borgatti “Il Masters – Storia del più atipico dei tornei” edito da Effepilibri, che ci ha gentilmente concesso di riportarne alcuni passaggi, che metteremo in grassetto e in corsivo. Per gli amanti di numeri e statistiche, a supporto e completamento del libro, l’autore tiene un blog all’indirizzo https://mastersatp.wordpress.com/ in cui potrete trovare tutto ciò che manca, per motivi di spazio, nel libro.

2003 – C’era già stato il Masters a Houston, nel 1976, ma alla Summit Arena, la casa degli Houston Rockets. Stavolta invece torna (e per due anni) al West Side Tennis Club sotto l’egida del magnate statunitense Jim McIngvale. Manca il bi-campione in carica, Lleyton Hewitt, scivolato ben oltre la decima posizione nella classifica mondiale, ma gli americani fanno il tifo per il giovane Andy Roddick e il veterano Andre Agassi.

“A prima vista, il gruppo blu è più incerto di quello rosso. Nel primo infatti sono finiti tre vincitori di Major mentre Roddick è il solo Slam-winner del secondo.” Lo spagnolo Juan Carlos Ferrero potrebbe, sia pur alla lontana, scalzare Roddick dal trono mondiale ma il suo debutto contro l’argentino Nalbandian è disastroso e condizionerà il suo torneo. Nello stesso gruppo va in scena la partita più bella del torneo, che vede opposti i campioni di Wimbledon (Federer) e Melbourne (Agassi). “Lo svizzero è una delizia per i palati fini ma il suo tennis non è sempre accompagnato da una dose adeguata di concentrazione e cattiveria.” Federer recupera un set, serve per il match sul 5-3 del terzo ma si fa a sua volta superare e nel tie-break conclusivo deve annullare due match-point prima di capitalizzare quello a suo favore.

Lo svizzero vincerà il gruppo a punteggio pieno mentre Agassi accede alla semifinale dopo la vittoria su un ottimo Nalbandian. Nell’altro gruppo invece la sorpresa arriva dalla Germania con il debuttante Rainer Schuettler che infila Coria e Roddick e prenota la semifinale relegando lo stesso Andy al secondo posto del girone. “Ero venuto a Houston con un obiettivo preciso: chiudere la stagione da numero uno. Ci sono riuscito e adesso tutto quello che arriva è un di più” spiega Roddick ai microfoni della stampa.

La prima semifinale viene disputata dagli stessi giocatori che si sono contesi il titolo degli Australian Open in gennaio. A Melbourne, però, Agassi schiantò Schuettler mentre qui è costretto a risalire da un set dietro e il tedesco non lo molla fino alla fine. Agassi dunque ce la fa ma “la finale all-american tanto desiderata da McIngvale non avrà luogo per colpa di Roger Federer.” Lo svizzero domina il tie-break del primo set e chiude la contesa con un bilancio prezioso tra vincenti ed errori (30-13). Tra le altre cose, Roddick ammette: “Credo che Roger abbia più talento di chiunque altro.”

La finale, mai in discussione, conferma la sensazione del ragazzo del Nebraska. Anche se nel 66% dei casi in cui due giocatori si sono affrontati sia nel gruppo che successivamente chi ha vinto il primo match ha perso il secondo, Federer non vuol sapere di percentuali e travolge Agassi 6-3, 6-0, 6-4. Roddick resta il numero 1 ma il nuovo maestro gli ha lanciato la sfida.

2004 – Piove molto a Houston e il torneo dei Maestri ne risente. Tuttavia, Roger Federer si disimpegna al meglio anche in condizioni difficili e conferma: “Sto bene, sia fisicamente che di testa; mi sono preso due settimane di pausa e sono pronto per cercare di confermarmi campione in questo grande torneo. So che tutti vogliono battermi perché sono il numero uno, ma non avverto alcun tipo di pressione e se penso a come arrivai qui un anno fa, stanco e demoralizzato dopo aver perso da Henman a Bercy, beh adesso va tutto molto meglio.”

Due degli avversari più accreditati di Federer sono nell’altro gruppo: Marat Safin, che è tornato sui livelli di quattro anni prima e al suo fianco ha l’ex allenatore di Roger, ovvero Peter Lundgren, e Andy Roddick. Lo statunitense batte il russo in due tie-break e lo precede nella classifica finale così come, dall’altra parte, Federer è primo davanti a Hewitt.

“La prima semifinale è una delusione cocente per il pubblico di casa. I soli sei errori non forzati del suo avversario non bastano a giustificare il netto ko di Andy Roddick contro Lleyton Hewitt, in poco meno di un’ora.” L’australiano dichiara di aver giocato ad un livello più alto di quello che si attendeva e vola in finale. Nell’altra semifinale invece viene eguagliato un record, quello del tie-break più lungo in fatto di punti: se lo aggiudica 20-18 Federer su Safin, come avvenne tra Borg e Lall (Wimbledon 1973), Ivanisevic-Nestor (US Open 1993) e Ivanisevic-Rusedski (Queen’s 1997).

Roger avrebbe potuto chiuderlo prima se un giudice di linea avesse visto meglio un dritto largo di Safin sul 10-9 Federer ma lo svizzero la prende con filosofia e raggiunge Hewitt in finale. La domenica piove per quasi tutto il giorno e gli organizzatori decidono, di concerto con l’ATP, di accorciare la distanza della finale. Federer parte meglio e non permette mai a Lleyton di rientrare. Per la seconda volta consecutiva il maestro è lui.

2005 – Sono stati stanziati quasi 300 milioni di dollari dal governo cinese per edificare il Qizhong Stadium a Shanghai, che “può contenere oltre tredicimila spettatori e vuole essere, a tutti gli effetti, il fiore (sportivo) all’occhiello della città e dell’intera nazione.” In effetti, l’impianto è dotato di un tetto mobile diviso in otto parti che rappresentano i petali di una magnolia, il fiore simbolo della città.

Ad un tale sforzo non corrisponde però altrettanta fortuna e gli organizzatori sono costretti a registrare i forfait in serie di alcuni tra i più attesi protagonisti: Nadal, Roddick, Hewitt e, a torneo in corso, Agassi. Non bastasse, il numero uno del mondo Roger Federer ha una caviglia in disordine anche se rassicura tutti sulla sua presenza. Anzi, al debutto il campione in carica si impone in tre set a una delle sue bestie nere, ovvero l’argentino Nalbandian.

I due chiuderanno il gruppo ai primi due posti e si ritroveranno in finale. Nell’altro girone le riserve Puerta e Gonzalez non riescono a fare lo sgambetto a Davydenko e Gaudio che, pur soffrendo, restano nel torneo. Gaston però forse vorrebbe non essere mai sceso in campo il giorno della semifinale perché Federer non gli concede nemmeno un gioco: 6-0, 6-0. Va meglio l’altro argentino, Nalbandian, che invece si impone a Davydenko in due set e conquista la finale.

“Lo svizzero e l’argentino ci arrivano divisi da una decina di posizioni in classifica ma le vicende della settimana cinese hanno ridotto i margini già sottili tra i due e Nalbandian sa che, soprattutto sulla distanza, il Federer di Shanghai non è imbattibile.” Tuttavia, quando si trova sotto di due set (entrambi finiti al tie-break), Nalbandian è “furioso, perché stavo giocando bene e mi trovavo sotto 0-2. Però sapevo che la preparazione di Roger non era ottimale e mi sono detto che forse avrei avuto una chance per rientrare.”

Nalbandian domina terzo e quarto set e nel quinto arriva a condurre addirittura 4-0 prima che Federer rinvenga prepotentemente. Il campione in carica arriva perfino a servire per il match sul 6-5 e si porta 30-0 ma le risposte di David lo respingono sulla linea del traguardo e il terzo tie-break consegna all’argentino lo storico successo.

2006 – Con i tre debuttanti (Nadal, Robredo e Blake) che finiscono nel gruppo di Davydenko, il terzo Masters a Shanghai non soffre di alcun ritiro e ha di nuovo in Federer il suo favorito. Lo svizzero parte vendicandosi della sconfitta subita in finale l’anno prima ma deve cedere un set a Nalbandian. Gli altri pretendenti a un posto in semifinale sono Roddick e Ljubicic, con l’americano che fa suo il match d’esordio.

Roddick ha tre match-point a favore nel tie-break del secondo set. “Oggi ho servito bene ma dei tre match-point solo in quello sul 6-4 ho potuto battere; lì non ho messo la prima e Roger mi ha passato” afferma lo statunitense a fine sfida. Sconfitto anche da Nalbandian in due set, Andy viene dunque eliminato a causa del quoziente set che premia l’argentino nella classifica avulsa. Quindi, Federer primo imbattuto e Nalbandian semifinalista pur con una sola vittoria all’attivo.

Nell’altro gruppo la sorpresa è Blake. L’americano “ha vissuto un anno all’insegna del costante miglioramento in classifica. I successi a inizio stagione a Sydney e Las Vegas lo hanno proiettato tra i primi venti, i buoni risultati di Indian Wells (finale) e Miami (quarti) tra i primi dieci e la vittoria a Indianapolis gli è valsa il temporaneo best-ranking (5). Sono stati però i titoli di Bangkok e Stoccolma a dargli la spinta decisiva per la qualificazione al Masters.”

Lo statunitense si qualifica per le semifinali da primo e costringe Nadal a vedersela con Federer. Lo spagnolo è avanti 6-2 negli head-to-head e anche sul duro conduce 2-1. Lo svizzero però è molto rapido, potrebbe chiudere prima il set d’apertura (5-3 e servizio) ma nel complesso non sembra mai dare la sensazione di poter perdere questa partita.

In finale Federer trova Blake, che travolge Nalbandian per 6-4, 6-1. James, con poca originalità, dichiara che in finale non avrà nulla da perdere. “La realtà è che, contro lo svizzero, molto spesso c’è qualcosa da perdere: la partita. I numeri di Federer sono impressionanti. Negli ultimi tre anni ha giocato 261 incontri vincendone 244 (94,25%) e solo dieci tennisti sono riusciti a batterlo.”

La finale diventa “un’ora e trentasette minuti di agonia per Blake, che riesce anche a procurarsi un buon numero di palle break (11) ma ne capitalizza solo una e finisce per raccogliere sette giochi in due set dopo aver perso il primo a zero.” Dopo il terzo titolo da maestro, al giornalista che gli chiede cosa può volere ancora dalla vita, Federer risponde così: “Salute e la vicinanza dei miei cari, ecco cosa desidero maggiormente.”

Nella prossima puntata, che sarà on-line lunedì prossimo (13/11), lasceremo Shanghai e arriveremo a Londra per il quadriennio 2007-2010.

Questi i capitoli precedenti:

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-gli-anni-di-nastase/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-connors-inaugura-lera-del-madison/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-le-doppiette-di-borg-e-lendl/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-il-tempo-di-john-mcenroe/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-lendl-ancora-sul-trono/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-in-germania-vincono-agassi-sampras-e-becker/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-anche-stich-tra-i-maestri/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-sampras-re-di-hannover/

http://www.tenniscircus.com/circuito-atp/masters-story-hewitt-due-volte-maestro/

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