Munar, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca

Munar, a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca

Qualcosa di più di un semplice dubbio aleggia sul torneo ATP500 di Amburgo, con il caso Nadal-Munar che non sembra così chiaro come dovrebbe essere

TENNIS – Che il circuito del tennis professionistico non sia sempre cristallino in tutte le sue emanazioni non è di certo una novità, però molti fattori possono condizionare e non poco quello che da tempo è considerato un iter tanto complesso quanto sacrosanto, e se non ci sono i soldi personali in mezzo, come per i periodici bruttissimi affari delle scommesse, oppure le nefaste questioni politiche, Jaziri e Jabeur per dirne qualcuno, ecco che un nuovo spettro potrebbe stare abbattendosi sul tennis moderno.

Chiaramente il “potrebbe” è d’obbligo, perché non esiste una certezza ma solo una enorme mole di sospetti, ma nonostante questa doverosa premessa riteniamo giusto per chi il tennis lo segue anche nelle sue forme più superficiali, senza poter accedere dietro alle quinte del “circus”, offrire uno spunto per un’analisi che dovrebbe quantomeno mettere in guardia dalla eventualità che descriveremo qui di seguito.

L’evento in questione ha come epicentro il “Bet-at-home Open” di Amburgo, torneo ATP 500 in corso di svolgimento nella città tedesca, e se si stanno appena disputando i match valevoli per il primo turno, ecco che per sollevare l’importante questione sono bastate anche solo le parole di Rafael Nadal alla vigilia delle prime partite sul Center Court.

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Nonostante il bisogno di disputare qualche partita esternato dal campione maiorchino, viste le molte brucianti sconfitte di questo 2015, Nadal si è sentito in dovere di porre all’organizzazione del torneo una sorta di “aut aut”, garantendo la propria partecipazione solo nel caso in cui fosse stata garantita una wild card alla giovane promessa spagnola Jaume Munar, apparentemente amico di Nadal e per l’occasione compagno nel match di doppio che ha visto gli iberici cedere alla coppia azzurra formata da Fabio Fognini e Simone Bolelli.

Se solitamente chiedere è lecito e rispondere è cortesia, una tale sfrontata richiesta da parte di un giocatore così influente può creare un impasse non da poco, soprattutto se l’organizzazione del torneo non può evitare di fare certe riflessioni a riguardo, oltre a diventare un pericolo da bollino rosso fungendo da precedente, come già era accaduto per il caso Nadal-Bernardes.

Con questo non si intende affatto puntare il dito verso un preciso giocatore per screditarlo, bensì porre l’attenzione degli appassionati, che nutrono fin nel profondo questo sport, su qualcosa che potrebbe andare ad intaccare le solide basi che cementificano l’ordine costituito nel tennis.

L’evento forse più grave, anche perché direttamente collegato a quanto descritto sopra, è quello che ha riguardato Munar nella sua partita d’esordio nel torneo, visto che dopo appena 3 games il suo avversario, l’esperto connazionale Guillermo Garcia-Lopez, ha preso la via per la rete annunciando il proprio ritiro, consegnando di fatto a Munar l’accesso al secondo turno ed i 45 punti ATP previsti per tale risultato.

Il pensiero corre subito alla richiesta preventiva di Nadal ed a ciò che è diventato un ottimo traguardo, anche se solo di secondo turno si tratta, per il giovane iberico.

Se davvero si trattasse di un ritiro non proprio convenzionale, per così dire, l’intero processo di crescita di un giovane tennista rampante sarebbe distorto e condizionato da certi eventi, sia per i vantaggi in classifica che per la risonanza che tale avvenimento potrebbe avere sulla sua integrità morale in futuro.

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Viene alla mente la splendida scalata che in questi giorni sta realizzando il 14enne Felix Auger Aliassime, qualificato a Granby e capace di battere l’australiano Whittington e la t.d.s. N.8 Darian King con grande sorpresa di tutti, oppure quello che non molto tempo fa riuscì a fare lo statunitense Frances Tiafoe, oltre alle difficili “arrampicate” di giocatori come Nishioka, Chung, Coppejans, Ymer e molti altri, passando anche per i nostri Cecchinato e Donati. Se un essere umano qualunque, senza neanche un punto ATP, riuscisse a prendersi i 45 punti del secondo turno di Amburgo potrebbe già attestarsi al N. 630 del mondo, mettendo dietro di sé moltissimi tennisti che da tempo lottano nelle categorie minori oltre che giovani con qualche difficoltà nell’emergere tra i grandi, come il nostro Gianluigi Quinzi, se un esempio di casa nostra può aiutare a capire meglio. Potrà non sembrare qualcosa di trascendentale, eppure da 0 a 45 ci sono anni di preparazione e mesi di lotte in campi sconosciuti e spesso non ideali per esprimere al meglio il proprio tennis, anche se sicuramente Jaume Munar, già finalista al Roland Garros Junior, non andrebbe comunque crocifisso perché anch’egli sicuramente colpito dalla sopracitata difficoltà nel ritagliarsi un ruolo nel circuito ATP.

Ripetiamo, affinché sia chiaro, che quelle che andiamo a sottoporvi sono solo supposizioni, senza voler creare scandali oppure erigersi al di sopra degli organi competenti, eppure è giusto valutare un’eventualità che sarebbe assolutamente negativa per il tennis e lo sport in generale. Perché a pensare male spesso si fa peccato, ma a volte, anzi spesso, ci si azzecca.

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