Martina Hingis: “Mi diverto ancora a giocare, vincere aiuta a non smettere”

Martina Hingis: “Mi diverto ancora a giocare, vincere aiuta a non smettere”

La svizzera, in una recente intervista, afferma anche che rigiocherebbe la finale 1999 del Roland Garros, definita il peggior momento della sua carriera

La recente campionessa di Brisbane, Martina Hingis, assieme alla sua inseparabile compagna Sania Mirza, detiene il record di sei partite senza sconfitte, dal 2015 al 2016. Essendo di nuovo di grande attualità, è stata di recente intervistata da Marca Plus, dove ha passato in rassegna i punti salienti della sua carriera e ha raccontato come ha fatto a ritornare in campo al top.

Il suo ritiro non è vicino e le Olimpiadi non significano “fine“. Vuole solo continuare a vincere: “Non ho nessun obiettivo particolare. Continuerò a giocare se riuscirò ancora a divertirmi con il tennis. Ovviamente vincere ti aiuta a non volerti fermare. Con Sania ho un ottimo rapporto, sia dentro che fuori dal campo, in questo modo è più facile sopportare molte settimane di viaggio e tornei“.

Perchè Martina è tornata di nuovo? “Ho deciso di tornare perchè mi piace il tennis. Ho avuto un’esperienza come allenatrice e credevo di poter ancora competere a livello sufficiente nel circuito. Sabine Lisicki mi ha chiesto di giocare con lei a Indian Wells e Miami, abbiamo vinto a Miami e ho deciso che era una buona idea tornare a giocare di nuovo a livello professionistico“.

La Hingis, che ha avuto a che fare con due circuiti molto diversi, conosce bene la differenza tra questo momento e i primi anni 2000: “Ora si gioca più forte. I materiali usati fanno in modo di renderti più forti e le ragazze sono molto più grandi e grosse. Le mie preferite? Bencic, Muguruza e Kvitova“.

Alla domanda su quale sia stato il punto più importante della sua carriera, Martina Hingis non fa distinzioni: “E’ difficile scegliere un momento solo. Sicuramente essere eletta nella Hall of Fame nel 2013, perchè in qualche modo è un riconoscimento alla mia carriera. Il peggiore è stato, però, sicuramente la finale del Roland Garros 1999 persa con Steffi Graf: se potessi tornare indietro, vorrei rigiocare quella partita“.

Infine, mette in evidenza la caratteristica più importante dell’allenare, qualcosa che sicuramente riprenderà in futuro: “Quando ho iniziato, ho imparato che la cosa più importante è essere un buon psicologo per il giocatore che si allena. Questa è la cosa principale, più importante delle altre. Quando andrò in pensione, vorrei essere ancora legata al tennis, forse allenare ancora“.

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