Roland Garros: promosse e bocciate

Roland Garros: promosse e bocciate

La storica affermazione di Jelena Ostapenko, le lacrime di Garbine Muguruza, Karolina Pliskova ancora rimandata e la quindicenne Whitney Osuigwe, campionessa juniores. Abbiamo dato le pagelle alle protagoniste di un grande torneo.

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L’anarchia al potere in campo femminile ha partorito un torneo particolarmente frizzante, incerto e ricco di spunti interessanti. Proviamo dunque a dare le pagelle alle protagoniste di un indimenticabile Roland Garros.

Ostapenko 20 e lode – Venti come i suoi anni, lode per il modo con cui è arrivata ad alzare la Coupe Suzanne Lenglen. Venti anche come gli anni trascorsi da quando vinse Iva Majoli, anche lei da sfavorita (ma non così come Jelena). Imprevedibile nella buona e nella cattiva sorte, la prima lettone campionessa slam è riuscita a far sentire Simona Halep alla stregua di una spettatrice. Nonostante il consistente divario di esperienza, Jelena ha preso in mano le redini dell’incontro dal primo punto e le ha lasciate (insieme alla racchetta, volata via per la gioia) solo dopo l’ultimo. Ha vinto cinque dei sette match al terzo e in quattro di questi ha perso il primo set. Non è la nuova regina perché l’anarchia non lo prevede e da domani, gravida di responsabilità che sentirà solo quando capirà realmente cos’ha fatto, potrebbe iniziare a smentire questo grande risultato come successe a chi l’ha preceduta. Tuttavia, abbiamo potuto verificare che nascere il giorno in cui Kuerten sconfisse Bruguera e realizzò quella che, al tempo, fu la più grossa sorpresa del tennis open, aiuta e non poco.

Halep 7 – Pare che qualcuno, nel suo entourage, abbia avuto la brillante idea (mentre stava sotto 3-6 e 1-5 con Elina Svitolina) di chiedere all’organizzazione un biglietto per la finale. Accontentata, Simona ha recitato alla perfezione il ruolo assistendo sgomenta allo show della sua avversaria. Non che potesse fare molto di più, sia chiaro. Finché l’elmetto e le gambe l’hanno tenuta al riparo dai guai, la rumena ha potuto amministrare la partita con mestiere pur sapendo di essere seduta su una bomba a orologeria. Chissà se, avanti di un set e 3-0 (con tre opportunità del 4-0) nel secondo, avrà pensato che la clamorosa rimonta compiuta contro l’ucraina nei quarti stavolta avrebbe potuto subirla. Tradita anche dall’emozione, lei che delle due doveva essere la più tranquilla, chiude con un risultato negativo una stagione sul rosso molto positiva.

Bacsinszky 8,5 – L’aria di Parigi fa bene alla svizzera, confermatasi semifinalista dopo un 2017 quasi tutto da dimenticare. Con il suo tennis tutto storto e poco aggraziato, Timea ha dimostrato ancora una volta che la volontà e la tenacia possono supplire ampiamente alle imperfezioni tecniche. Dopo i primi tre turni superati in carrozza (nove giochi ceduti), ha risalito la corrente contro un’encomiabile Venus Williams (voto 7,5 per la futura zia) e non ha fatto una piega al cospetto di Kiki Mladenovic, impermeabile pure all’atmosfera circostante. Poi, con molta onestà, ha ammesso di non avere rimpianti per la sconfitta con la Ostapenko in quanto le aveva provate tutte per batterla. Al momento sembrava che avesse fallito una grande occasione ma due giorni dopo la Ostapenko l’avrebbe rivalutata entrando nella storia.

Karolina Pliskova 6,5 – Sarà pur vero che la ceca non ama la terra rossa ma, se è riuscita a vincere qui due volte Maria Sharapova, perché mai l’algida Karolina non dovrebbe fare altrettanto? I campi erano abbastanza veloci e la numero 2 del seeding doveva provare a sfruttarli maggiormente. Invece ha penato contro avversarie di secondo livello (un set lasciato ad Alexandrova e Cepede Royg) e anche nel match meglio giocato (la semifinale con la Halep) è parsa poco convinta di potercela fare.

Svitolina 6 – La campionessa di Roma ce l’aveva quasi fatta a ripetersi. Praticamente impeccabile fino al 6-3 5-1, quando ha capito che stava eliminando la grande favorita del torneo e centrando la prima semifinale slam in carriera, si è fatta prendere dall’angoscia. Poi il 6-0 al terzo è una logica conseguenza di ciò che era successo prima.

Mladenovic 6 – Con mezza Francia sulle spalle (l’altra metà premeva sulla sua ex compagna di doppio, Caroline Garcia), ha ingaggiato lotte furibonde fin dal primo turno e solo contro Sara Errani ha avuto una giornata riposante. Per il resto tutte battaglie: 9-7 al debutto con la Brady, 8-6 con la Rogers e 6-3 con la campionessa uscente Muguruza nel match più bello. Poi però, al cospetto di una Bacsinszky tenace e indifferente al clima da stadio, è scivolata fuori dal torneo.

Muguruza 5 – Nemmeno i ricordi felici di un anno fa, quando vinse il torneo, l’hanno risollevata da uno stato di forma sempre border-line. Tradita dalla tensione e dalle aspettative, ha lasciato il trono in lacrime durante la conferenza stampa nel post-partita con la Mladenovic. Naturalmente, è presto darla per dispersa al tennis di vertice ma Garbiñe deve al più presto trovare maggiore equilibrio e serenità.

Kerber 4 – Come i giochi rimediati dalla testa di serie n°1 al debutto contro Ekaterina Makarova. Non era mai successo al Roland Garros che la prima favorita uscisse subito e questo la dice lunga sulla condizione attuale della tedesca.

Kuznetsova 5,5 – C’era perfino chi la dava per vincitrice del torneo. Ipotesi non assurda, intendiamoci, ma ancora una volta alla campionessa del 2009 è mancata la necessaria esplosività. Già in difficoltà con Dodin e Zhang, ha lottato duramente contro la Wozniacki ma senza soddisfazione.

Wozniacki e Stosur 6 – Abbiamo dovuto attendere la fine del torneo per rivalutare la danese e l’australiana, entrambe sconfitte dalla futura vincitrice. Sam veniva da una buona striscia positiva e sulla terra del Roland Garros si è spesso ben disimpegnata mentre Caroline ha provato ad erigere un muro nei quarti con la Ostapenko, ma la lettone l’ha sfondato.

Kvitova 10 – Solo per il fatto di aver preso l’aereo ed essere scesa in campo meritava la promozione. Poi ha anche vinto un match… Arrivederci a Wimbledon, Petra.

Osuigwe 15 – Come i suoi anni. Nella seconda finale all-american nella storia del Roland Garros juniores, Whitney Osuigwe ha battuto in finale la connazionale e amica Claire Liu per 6-4, 6-7, 6-3. Tanto per mantenere il filo diretto con l’edizione 1997, proprio vent’anni fa la vincitrice fu Justine Henin, di appena un mese più giovane rispetto a Whitney. Un’amica che ne capisce mi ha garantito che alla ragazzina non difettano stoffa e testa; quando aggiungerà muscoli, ne sentiremo parlare di nuovo.

1 commenti

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  1. Maria Casartelli - 2 mesi fa

    Analisi perfetta
    Aspettiamo la nuova stella Jelena augurandole nuovi successi
    A me piace molto perché ha grinta e determinazione da vendere e i colpi ci sono E poi è giovane con margini di miglioramento enormi Speriamo che sia nata un nuova stella in un momento in cui non esiste più una vera regina del tennis femminile ma tante buone giocatrici che però non sono continue nei risultati

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