Leo Mayer, il nuovo eroe argentino

Leo Mayer, il nuovo eroe argentino

La Coppa Davis ci regala grandi storie, trionfi e riscatti. Così è stato per Leonardo Mayer, chiamato a sostituire Del Potro per il match decisivo di Davis contro la Gran Bretagna.

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Chissà cosa deve avere provato Leonardo Mayer quando il suo capitano Daniel Orsanic, criticatissimo per non avere concesso a Del Potro almeno un giorno di riposo dopo la maratona disputata contro Murray,  gli ha comunicato che sarebbe stato lui a scendere in campo per la quinta, decisiva ed ultima partita della sfida che a Glasgow vedeva i padroni di casa della Gran Bretagna e la sua Argentina contenersi un posto per una storicamente finale di coppa Davis. La seconda consecutiva per la gran Bretagna di Murray la prima dopo cinque anni per la biancoceleste. Che poi, con la storia delle Malvinas, Gran Bretagna-Argentina, è più di un semplice atto di sport.  Dai tempi della “mano di Dio” (all’anagrafe Diego Armando Maradona) fino alle recenti olimpiadi di Rio.

Chissà, quindi, come si deve essere sentito Leonardo Mayer a sostituire l’idolo della folla, il  redivivo gladiatore Juan Martin del Potro, capace nel suo turno di stendere al quinto set, niente di meno che il padrone di casa, il numero due del mondo Andy Murray. Chissà come si deve essere sentito lui che in carriera non ha mai vinto una partita indoor. Ventinove anni compiuti il 15 maggio, numero 128 del ranking atp, Leonardo Martin Mayer (questo è il nome completo), semplicemente Leo per gli amici,  inizia a giocare a tennis all’età di nove anni. Adora il calcio e confessa che sarebbe diventato un portiere se non avesse proseguito la carriera tennistica. Leo, in carriera, non ha ottenuto grandi risultati. Professionista dal 2003, ha vinto il suo primo torneo solo nel 2010 quando ha battuto sulla terra di Amburgo il “veterano” David Ferrer (6-7 6-1 7-6).

Sempre nello stesso anno ha raggiunto gli ottavi di finale a Wimbledon. Ma, poi, poco altro ancora, qualche problemino alla spalla e tanti tanti challenger che come anche Andre Agassi, nel suo libro Open, ci suggerisce servano a formare i giocatori e creare dei lottatori. In condizioni ben lontane dagli standard ATP i giocatori imparano a tirare fuori gli.attributi che si rivelano tanto utili in competizioni come la Davis dove le sfide escono dalle ovattate atmosfere ATP per precipitare nelle bolge di arene di romana memoria. Non è un caso quindo che Leo in Davis sia a suo agio. Già dal primo turno giocato contro la Polonia aveva dato puntualmente il suo contributo. Ed anche nella sfida di Glasgow contro Daniel Evans non si e lasciato intimorire dal pubblico di parte britannica. 4-6 6-3 6-2 6-4 il risultato in favore di Mayer . “Non so perché ma in Davis riesco sempre ad esprimere il mio miglior tennis” dice il ventinovenne originario di Corrientes .   “Ho servito molto bene e dopo avere perso il primo set ho iniziato a giocare in modo piu sereno. Solido. Daniel (Evans) invece ha iniziato a disunirsi. Sembrava quasi non sapere cosa fare. Sono ovviamente felicissimo per questa vittoria soprattutto dopo gli infortuni dell’ultimo periodo. Ringrazio la squadra e tutto il pubblico che ci ha sostenuto”. 

Ora i biancocelesti dovranno vedersela a nobembre controuna ritrovata Croazia che trascinata da Marin Cilic ha fatto fuori una Francia troppo disunita e vittima di lotte intestine.

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