Gli Oscar del tennis

Gli Oscar del tennis

Nella notte tra domenica e lunedì, a Los Angeles, si è svolta la cerimonia degli Oscar. Presi dalla febbre degli Academy Award, ci siamo lasciati trasportare nel magico mondo del cinema, decidendo di assegnare le nostre personali statuette. Andiamo a scoprire chi ha vinto…

di Giuseppina Marrazzo, @MarraLucy84

Domenica 4 marzo citando una vecchia canzone potrebbe essere definita una “domenica bestiale”, ovvero una giornata pregna di eventi: elezioni politiche; ma anche (durante la notte) l’evento più glamour e atteso dai cineasti di tutto il mondo, ovvero la consegna dei premi Oscar. Presi dalla febbre degli Academy Award, ci siamo lasciati trasportare nel magico mondo del cinema, decidendo di assegnare le nostre personali statuette.

Miglior scenografia
La Wta e l’Atp, soprattutto negli eventi ufficiali, durante questa stagione tennistica ci hanno regalato scenari da sogno, campi sospesi nel vuoto o completamente circondati dall’oceano. In particolare, il focus degli ultimi anni, soprattutto dalla Cina e dagli Emirati Arabi, sembra essere quello di stupire sempre più gli spettatori, mostrando mirabolanti architetture avveniristiche. Nonostante ciò, noi non abbiamo dubbi, la statuetta per la miglior scenografia la vince nettamente, il caro vecchio stadio Pietrangeli. Nato nel cuore del Foro Italico, a partire dai primi anni trenta sino ad oggi ha assistito a leggendarie partite, sogni infranti, lacrime di gioia e persino qualche dichiarazione di matrimonio, senza perdere un briciolo del suo fascino. Il contatto quasi diretto con i nostri idoli, che di volta in volta ci regala, la location unica nel suo genere, apparentemente quasi sospesa nel tempo, i marmi bianchissimi e le statue maestose che lo circondano, ne fanno senza ombra di dubbio lo stadio del tennis più bello del mondo.

Miglior fotografia e miglior costumi
Vanno all’ex numero 1 del mondo Serena Williams immortalata in occasione del ritorno in campo durante la Fed Cup, in compagnia di una tifosa molto speciale, la piccola Alexis Olympia. In una diapositiva possiamo vedere una leggenda vivente del tennis e la sua erede. In campo c’è zia Venus, determinata come sempre, mentre lotta indomita contro la stanchezza, l’età che avanza e la malattia. In panchina, mamma Serena, con la sua passione per il tennis e le sue speranze per il futuro. Sugli spalti tra le braccia fiere di papà, c’è la piccola Olympia, una bimba nata sotto l’enorme macigno delle grandi aspettative. La stessa Serena in una toccante lettera, ha ammesso di non sapere se la piccola diventerà una tennista o se preferirà seguire altre strade, l’unica cosa certa è che nel suo DNA, tra mamma Serena e zia Venus i geni del talento non le mancano di certo. 

Miglior regista
Saremo di parte ma non riusciamo proprio ad assegnare questo premio a qualcuno che non sia Fabio Fognini. Genio e sregolatezza, cuore e carattere (a volte fin troppo), regista d’eccezione, capace di farti passare dalle migliori pellicole sentimentali ai peggiori film horror sempre e comunque restando sé stesso. Personalità eccentrica, particolare, quella di Fabio, in grado di farti incavolare come nessun altro al mondo, ma anche capace di regalarti pezzi di una splendida anima (penso soprattutto alle sue imprese con la maglia azzurra) e a quel punto come si fa a non volergli bene? Una volta ho letto di lui “Fabio Fognini è come un Babbà con la crema per un diabetico, sai già che ti farà malissimo ma non riesci a resistere”.

Miglior attore non protagonista
Rafa Nadal. Che campione il maiorchino! Attuale numero 2 del mondo, vincitore di 16 titoli del Grande Slam, di cui ben 10 Roland Garros (unico nella storia), 167 settimane in cima alle classifiche mondiali, due medaglie d’oro ai giochi olimpici, 4 coppe Davis e un’infinità di premi portati a casa. Determinazione, talento e prestanza fisica ne fanno un numero uno assoluto, in altre epoche non avrebbe avuto rivali, eppure ha avuto la “sfortuna” di nascere in questa di epoca, quella di Roger Federer e allora, almeno per ora, non ce ne vogliate, ma per noi resta il miglior attore non protagonista. nadal roland

Miglior attrice non protagonista
Maria Sharapova, per lei vale più o meno lo stesso discorso fatto per Rafael, con l’aggiunta di qualche distrazione professionale ed amorosa. Masha avrebbe tutte le carte in regola per essere un’ape regina, ma è nata sotto l’epoca del dominio Williams e quindi, ahi noi, è destinata al ruolo di comprimaria d’eccezione.

Miglior attrice protagonista
Simona Halep. Attuale regina delle classifiche mondiali, tra le nuove leve, è senza ombra di dubbio lei la tennista in maggiore ascesa. Per chi avesse dubbi sul suo talento e sulla sua determinazione, vi basti pensare che dal 2014, anno del suo ingresso nella top ten fino ad oggi, non è mai più riscesa oltre la decima posizione mondiale. Tra i titoli vinti, al momento le manca la ciliegina sulla torta ovvero la vittoria in uno Slam, ma essendo lei nata nel 1991, siamo convinti che il tempo per riuscirci non le mancherà di certo. 

Miglior attore protagonista
Se fino ad ora abbiamo parlato di storia, ora entriamo decisamente nella leggenda. Il nostro miglior attore protagonista è un “vecchietto” nato a Basilea nel lontano 1981, con un unico scopo: quello di cambiare per sempre la storia di uno sport chiamato tennis. Signori e signore il nostro miglior attore protagonista è il più grande tennista di tutti i tempi, alias Roger Federer. I numeri parlano per lui, 305 settimane da numero uno delle classifiche mondiali, 20 tornei del Grande Slam portati a casa (nella storia di questo sport mai nessuno ha fatto meglio di lui), per non parlare poi dell’ infinità di record che di volta in volta si diverte ad annientare. Ogni anno i suoi detrattori lo danno per finito, ma il “vecchietto” a mollare lo scettro decisamente non ci sta, dimostrando torneo dopo torneo che il talento non guarda la carta d’identità, né possiede una data di scadenza. Si rassegnassero dunque, perché passano gli anni, gli avversari, i tornei, ma l’uomo da battere resta sempre e comunque re Roger. Per concludere facciamo nostre le parole che Martin Samuel una volta gli ha dedicato “Come atleta, lui merita un paragone con i padroni dell’universo: Muhammad Alì e Pelé. Potremo dire ai nostri nipoti che lo abbiamo visto“.

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