Toni Nadal: “Rafael può vincere il Roland Garros per l’undicesima volta”

Toni Nadal: “Rafael può vincere il Roland Garros per l’undicesima volta”

In una recente intervista rilasciata alla Babolat, Toni Nadal ha parlato del nipote, dagli inizi della carriera fino ai prossimi mesi: pensa che Rafael possa vincere nuovamente il Roland Garros, ma che dopo dieci successi la voglia e l’ansia sia sempre la stessa.

di Andrea Lombardo

Dopo un lungo periodo segnato dagli infortuni, Rafa Nadal sembra essere tornato in forma e soprattutto subito ad alti livelli, come ha mostrato a Valencia in Coppa Davis.
Il Roland Garros si avvicina sempre di più, e anche il suo coach storico conosce l’importanza del torneo per il nipote. In un intervista per Babolat, Toni Nadal ha parlato della sua relazione con la terra di Parigi sin dall’inizio:

“In tutti questi anni l’evoluzione di Rafael e del suo gioco è stata naturale. Quando era giovane era un giocatore molto aggressivo, tirava molto forte, ma quando siamo arrivati nel circuito ATP si è ritrovato a giocare contro persone con più esperienza e più potenti, quindi ha cambiato il movimento del dritto, e funzionava. In realtà non l’ho mai detto, ma io preferisco il dritto normale, passando il braccio davanti.” scherza Toni. “Quando siamo arrivati nel circuito Rafa stava meglio fisicamente, oggi meno, per questo abbiamo dovuto cambiare qualcosa. Oggi non sono il suo allenatore, ed io stesso sono cambiato come coach. Niente resta uguale, se fai una cosa senza migliorarti o non ti piace quello che fai o sei un idiota. Osservando giocatori come Federer, Djokovic, Ferrer e Murray puoi imparare e apprendere, questo è quello che ho fatto.” 

A 13 anni dalla prima vittoria slam, Toni Nadal ha rivissuto quelle emozioni: “Quando Rafael ha vinto il Roland Garros per la prima volta è stato qualcosa di incredibile. Tutti quelli che iniziano a giocare, sin da piccoli, sognano di vincere uno slam. Soprattutto per noi spagnoli lo slam parigino ha un grande significato e vincere lì è stato un sogno. Quando ci siamo riusciti, Rafa era uno dei migliori: aveva vinto Montecarlo, Barcelona e Roma, era uno dei favoriti assieme a Federer.

Rafa abbraccia Toni dopo la vittoria al Roland Garros 2014
Rafa abbraccia Toni dopo la vittoria al Roland Garros 2014

Nonostante i grandissimi successi di Toni e Rafa, il coach maiorchino sente di non aver mai messo pressione al nipote: “Non ho mai posto obiettivi troppo difficili o incredibili, non penso sia giusto. Nei primi anni l’obiettivo era giocare un torneo ATP il prima possibile. A 15/16 anni era numero 800 nel mondo: era buono ma dovevamo andare più lontano. Dovevamo andare in un torneo non solo per vincere una partita ma per vincere qualcosa di più. Quando è entrato a far parte del circuito ATP, l’obiettivo era entrare tra i primi 8, e ogni volta l’asticella si spostava sempre più in alto

In tono scherzoso, ma forse non troppo, zio Toni ha paragonato i successi di Borg a quelli di Nadal: “Quando Rafa vinse il suo primo slam pensai a Bjorn Borg, che per me era il miglior giocatore della storia. Almeno prima di Rafa, adesso non lo so (ride). Borg ha vinto il Roland Garros per 6 volte, io non pensavo che mio nipote potesse vincerlo per 10 volte, ma quando vinceva il secondo pensavo che potesse vincere anche il terzo. Dal 2014, quando lo ha vinto per la nona volta, qualcosa è cambiato. Nel 2017 però ho detto alla mia famiglia che Rafa sarebbe tornato a vincere il torneo, e dopo la sua vittoria la prima cosa che ho fatto è stata chiamare mio figlio per dirgli: ‘Ti ricordi cosa ti ho detto?’. Ho sempre saputo che Rafael avrebbe potuto vincere, e penso che potrà vincerlo anche un’undicesima volta. Potrebbe anche non riuscirci, ma non si può lavorare bene senza porsi un obiettivo da raggiungere e senza fare tutto il possibile per riuscirci. 

Nonostante Rafael sia ormai abituato a vincere, le emozioni sono sempre all’ordine del giorno: “Lo scorso anno dopo la vittoria gli ho detto che la coppa che aveva in mano non avrebbe avuto più senso l’anno dopo, e che sarebbe tornato ad essere preoccupato all’inizio del torneo o in finale. Ogni anno la storia si ripete.”

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