WTA Premier 5 Wuhan: le pazze pagelle finali del ‘Raccattapalle’

WTA Premier 5 Wuhan: le pazze pagelle finali del ‘Raccattapalle’

Prima di dedicarci anima e corpo al Premier Mandatory di Pechino, concediamoci il privilegio di ripercorrere le gesta più avviluppanti del torneo di Wuhan, condite dall’immancabile dose di spocchia, arroganza e supponenza.

Lo confessiamo a cuore spalancato: siamo degli inguaribili nostalgici. Solo in virtù di questo nobile sentimento infatti possiamo sfidare le meschinità del presente, reo di fagocitare immagini, ricordi e memorie appena sedimentantesi nel nostro privè cardiaco. Tutto ‘sto melenso pippone introduttivo solo per dire che del torneo di Wuhan ormai non gliene frega più niente a nessuno, in considerazione del fatto che il gregge tennistico è già transumato in quel di Pechino, ove poche ore fa è principiato il lussureggiante rodeo tennistico pechinese.

Prima di dedicarci anima e corpo al corrente evento, però, concediamoci il privilegio di ripercorrere le gesta più avviluppanti del torneo di Wuhan, condite dall’immancabile dose di spocchia, arroganza e supponenza

VENUS WILLIAMS- Voto 9-

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Missione compiuta per Venere. Non alludiamo al successo finale nel torneo, agevolato dall’insuperabile costipazione di Garbine Muguruza, palesatasi nel corso della finale testè disputata. Il vero trionfo Venus lo ha conseguito nella giornata di venerdì riuscendo, almeno in parte, a vendicare l’inconsolabile sorellona. Il destino, per chi ci vuol credere, ha voluto consegnare nelle mani della più stagionata delle sorelle Williams la possibilità di elargire a Serena lo scalpo di Roberta Vinci, artefice delle laceranti e perduranti pene della veterana a stelle e strisce.

Venus però ha voluto strafare, rendendosi protagonista di una condotta di gara, specie nelle fasi decisive del terzo set, talmente irritante da far sbroccare persino la mansueta tarantina. Siamo certi che il grugno di Roberta a fine partita sia stato più curativo del 90% degli antidepressivi prescritti a Serenona dopo l’asfaltata newyorchese.

GARBINE MUGURUZA- 7

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La cavallona di origini venezualane si è finalmente ricongiunta al proprio tennis, dopo alcune settimane di smodato edonismo. La finale raggiunta a Wimbledon l’aveva trasformata in un essere mitologico, un inquietante incrocio tra Flavia Vento e Valeria Marini. Ozio, sfarzo e vizio: questi sono stati i capi saldi della vita di Garbine nei mesi di Luglio ed Agosto. L’approdo in terra d’Oriente ha contribuito al rinsavimento della poderosa iberica, frenata solo da un disservizio fisico quando il successo finale sembrava ampiamente alla portata.

ROBERTA VINCI- 6.5

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Voto all’apparenza ingeneroso, dato il livello qualitativo espresso dalla pugliese nel corso del torneo. Roberta, prima di arenarsi in semifinale, aveva messo in riga ben due top 10 (Kvitova e Pliskova) contravvenendo alla radicata sudditanza nei confronti delle più altolocate teste di serie. Un percorso impeccabile guastato dalla sciagurata gestione delle fasi cruciali della semifinale contro Venus. Robertina ha sprecato ignominiosamente il match point sul proprio servizio, fornendo all’agonizzante rivale un insperato appiglio. L’americana, con esperienza e malizia, ha poi imbrigliato psicologicamente l’italiana, sottoponendola ad uno stillicidio di provocazioni cui la pugliese non ha saputo far fronte.

ANGELIQUE KERBER- 6

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Nel caso della tedesca la consistenza muscolare è inversamente proporzionale a quella mentale. La carriera della nerboruta teutonica è infarcita di episodi psicodrammatici e, in taluni casi, persino tragicomici, generati dalla cedevolezza della propria psiche. A Wuhan Angelique ha arricchito la propria galleria dei rimpianti, sprecando la più invitante delle occasioni nel corso della semifinale che la vedeva opposta alla Muguruza. Giunte al tie-break nel terzo e decisivo parziale la spagnola ha invocato un medical time out, inopinatamente concessole sul punteggio di 3-3. Il legittimo e condivisibile sdegno della tedesca si è tramutato in pochi istanti in autentico isterismo, conducendo la teedesca ad un’inevitabile disfatta, nonostante la menomazione della spagnola. La spiccata propensione autolesionistica della teutonica continua a depotenziare una delle tenniste meno banali e più godibili del miserrimo panorama tennistico femminile.

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