Daniel Garza, Il Malcolm X-XL del tennis moderno

Daniel Garza, Il Malcolm X-XL del tennis moderno

“Nessuno può darti la libertà. Nessuno può darti l’uguaglianza o la giustizia o qualsiasi altra cosa. Se sei un uomo, te le prendi.” Questa è una delle frasi manifesto di Malcolm X, leggendario attivista americano, fautore e garante della parità di diritti in favore dei cittadini di colore. Nel corso dell’ultimo fine settimana, dedicato agli impegni di Coppa Davis, tra le sfide di terza fascia è emerso prepotentemente un personaggio che, per tutti i tennisti dal ventre prominente, potrebbe assurgere al ruolo di ideale successore del carismatico leader statunitense: il suo nome è Daniel Garza.

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Garza è un tennista messicano nato a Monterrey l’8 Aprile 1985. La sua carriera ricalca quella di moltri altri colleghi, destinati ad occupare a tempo indeterminato le retrovie del dorato mondo della racchetta. Tornei periferici, viaggi estenuanti, guadagni insufficienti: questo il bignami della carriera di Daniel.

Ciò che però lo ha sempre salvaguardato dall’anonimato, riservato ai colleghi del medesimo rango tennistico, è una particolare caratteristica fisica, capace di creare sentimenti contrastanti agli occhi di chi ha avuto la ventura di vederlo giocare. Daniel Garza è il tennista più grasso del circuito ATP. L’epiteto è senza dubbio ingeneroso, ma la lingua italiana non ci fornisce molte alternative per descriverne le generose fattezze.

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Il suo percorso professionale è stato accompagnato da incessanti critiche ed impietose derisioni, a causa di quel fisico così stonante rispetto all’impeccabile prestanza degli omologhi.
Daniel però non si è mai lasciato fiaccare dall’asprezza riservatagli dai detrattori, forte della sua autentica passione per il tennis, impareggiabile propellente per superare le numerose difficoltà incontrate
In mezzo a tante asperità, Garza, ha sempre affidato le proprie possibilità di riscatto tennistico all’unica competizione in grado di trasformarlo da pittoresca comparsa a fondamentale risorsa: la Coppa Davis.

E’ notorio che il Messico non possa vantare una tradizione tennistica pari a quelle di altre nazioni sudamericane (Argentina, Cile,Brasile). L’atavica carenza di materia prima ha senz’altro agevolato il nostro pingue eroe nella conquista di un posto da titolare nella nazionale messicana. Per ovvie ragioni però Garza non è mai stato preso in considerazione per gli incontri di singolare. Un embargo tecnico che, paradossalmente, ne ha favorito la consacrazione.

Nel doppio infatti Garza ha sempre avuto la possibilità tamponare le manifeste difficoltà motorie, preservandone la indubbie qualità tennistiche. Nel corso degli anni le sue prestazioni sono diventate dei piccoli eventi, riservati ad una nicchia di selezionati seguaci. Numerose le vittorie di cui Garza può fregiarsi: quasi tutte ottenute con avversari di modesta levatura, spesso persino insufficienti a garantire il passaggio del turno della propria nazionale.

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L’ultima delle sue apparizioni è anche quella che ha scatenato le più accese polemiche. Sabato scorso Garza era impegnato nel doppio contro la nazionale cilena, nell’ambito di una sfida valevole per il passaggio dalla terza alla seconda fascia del World Group. Quello che dai più è stato vissuto come un incontro di trascurabile rilevanza in Cile, sede ospitante della sfida, ha generato un’incandescenza agonistica pari a quella di una finale di Coppa America.

Il Messico, dopo la prima giornata, doveva già fare i conti con un passivo di 2-0. Gran parte delle possibilità di vittoria erano dunque affidate al nostro paffuto pilastro. Garza, avvezzo ad ogni tipo di canzonatura, ha vissuto le ore più logoranti della carriera. Il pubblico cileno, sin dalle battute iniziali, ha martoriato il doppista messicano con insulti di ogni tipo, con il deliberato intento di mortificarne la fisicità. Daniel ha fatto appello a tutta la sua compostezza per respingere le incalcolabili provocazioni ricevute, mantenendo l’autocontrollo necessario per non far degenerare la situazione. Questo sforzo supplementare si è ripercosso sulla prestazione di Garza, ben al di sotto degli abituali standard del messicano.

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Dopo la bruciante sconfitta, nel corso della conferenza stampa successiva all’incontro Daniel, visibilmente provato dopo l’infausta esperienza, si è tolto la soddisfazione di infliggere un ceffone morale a tutti i puerili contestatori presenti sugli spalti.

Ci ho messo molto tempo a guagnarmi un posto in Davis, trovo queste critiche profondamente ingiuste, perchè rappresentano una mancanza di rispetto nei confronti della mia persona. Detto questo però io continuerò per la mia strada, consapevole che tutti quelli che mi prendono in giro, in realtà, vorrebbero solo essere al posto mio”

Parole che ci consegnano un vero leader spirituale, capace di guidare tutti quegli appassionati che, nonostante le eccedenze adipose, si cimentano più o meno tragicomicamente con il tennis giocato. Garza sarà il nostro Totem quando saremo costretti a recuperare una palla corta con l’affanno di chi colleziona kg superflui, quando al termine di uno scambio prolungato non saremo più in grado di riconoscere nostra madre, quando il proprietario del nostro circolo sarà costretto a convocare il prete per concederci l’estrema unzione.

Se Malcom X ha restituito la dignità ad un popolo vessato da insopportabili discriminazioni, Daniel Garza ha aperto una nuova strada per tutti quelli che, tra tennis e bagordi culinari, non si pongono il problema della scelta. Questa sera, quando ci concederemo il tris di lasagne, rivolgeremo un pensiero colmo di gratitudine a quel buffo barilotto messicano divenuto, grazie al suo inconsapevole eroismo, il nostro personale Malcolm XXL.

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