Dominic Thiem: potere ai buoni

Dominic Thiem: potere ai buoni

A 21 anni, Dominic Thiem (numero 43 del mondo) è uno dei giocatori più interessanti in ottica futura, ma purtroppo, nell’ATP 500 di Barcellona è già uscito al primo turno per mano di Estrella Burgos. Conosciamo meglio questo talento che sembra ancora incompiuto e acerbo, ma che ha già fatto vedere cose impressionanti nel circuito.

Molto attivo sui social, ride quando gli viene spesso chiesto del suo “bamos” alla fine dei post. Sa perfettamente che non è scritto correttamente, ma arriva da una storia lunga. Proprio in Spagna, infatti, Thiem conserva alcuni dei suoi migliori ricordi da giocatore professionista: la prima volta che arrivò in terra iberica fu per giocare tornei junior, mentre l’anno scorso a Barcellona e Madrid ha avuto settimane di grande successo. Nella capitale, infatti, riuscì a battere Wawrinka nel Masters 1000 che regolarmente è in programma in città: quella fu la prima vittoria contro un top 10. Sempre in Spagna Thiem a dicembre ha scelto di svolgere la preseason, più precisamente a Tenerife, che lui ritiene un luogo perfetto per preparare la nuova stagione soprattutto perchè non è così lontano dalla sua Austria: è stato Michal Novotny (fisioterapista anche di Ernests Gulbis) a consigliargli questa città, dal momento che possiede un centro di allenamento lì.

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La vita di Dominic Thiem non è però così semplice come si crede: mentre gioca a tennis, deve impegnarsi anche nel servizio militare in Austria, che si concluderà il 31 aprile: “Le prime quattro settimane sono state molto difficili perchè dovevo essere lì in ogni momento, ora invece va meglio perchè mi permettono di giocare in ogni torneo” – dice proprio lo stesso ragazzo, che dopo le quattro settimane, ha dovuto comunque presentarsi al servizio alle 7.30 del mattino ogni giorno a Vienna. Facile direte voi, è un atleta professionista, avrà sicuramente ricevuto qualche trattamento d’élite. E invece vi sbagliate, lui sorridendo dice di essere stato trattato forse addirittura peggio, ma ci crediamo.

Una delle trasformazioni radicali nel gioco di Dominic Thiem è dovuta al suo cambio di racchetta (dalla Head Prestige alla Babolat Pure), che ha scelto anche in funzione del suo contratto scaduto con la Head. E sembra proprio che si stia trovando molto bene, anche perchè il suo gioco è migliorato decisamente molto da dicembre ad oggi, seppur sia mancato un vero e proprio exploit nei tornei più importanti. Probabilmente è in gran parte dovuto al processo di adattamento alla nuova racchetta che ha dovuto subire.

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Dominic Thiem è allenato da Gunter Bresnik, che da poco ha interrotto la sua collaborazione con Ernests Gulbis e si occupa soltanto di lui. Non sembrano, però, cambiati i suoi rapporti con Bresnik da quando il lettone ha preso una strada professionale diversa, perchè sia Thiem che Gulbis sono stati molto tempo con il proprio coach, almeno 10 anni. Chiaramente la mole di lavoro aumenta, dal momento che il buon vecchio Gunther passa molto più tempo con Thiem, ma l’austriaco, saggiamente, afferma: “Ovviamente lavoro di più, ma il processo di formazione è lo stesso, perciò non cambia molto“.

Il paragone con Gulbis, eterno ragazzo incompiuto che l’anno scorso sembrava aver compiuto il salto di qualità definitivo con la semifinale al Roland Garros (in questo 2015 ha conquistato una vittoria e otto sconfitte), non regge, anche dal punto di vista umano. I due, per via dello stesso allenatore, hanno passato molto tempo insieme, e lo stesso Thiem ammette di aver imparato molto da lui, ma che non voglia dimostrare di essere il bravo ragazzo che in realtà è: “Ernests è un ribelle, a me invece piace far vedere che sono una brava persona, ho un carattere semplice, non mi piacciono le complicazioni“.

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Gunther Bresnik ha influito molto sul gioco di Dominic, a partire dal suo rovescio: da bambino giocava a due mani, Bresnik lo ha fatto cambiare, ed ora è uno dei rovesci a una mano più belli del circuito, nonchè il suo miglior colpo. Thiem reputa questa decisione molto saggia, anche se “è stato difficile nei primi anni, ora penso di avere un ottimo rovescio. Avrei potuto risentire del mio rovescio a una mano perchè non riuscivo ad imprimere la stessa potenza di ora. Se ci si pensa, avere il rovescio a una mano è un mezzo vantaggio perchè abbiamo più varietà, backspin, imprevedibilità ed elasticità: ne sono rimasti pochi ormai“.

La differenza tra i tornei major e junior si sente, e l’ha sentita parecchio Thiem: stella incontrastata da junior, incompiuto da professionista, si evince che il salto è stato parecchio duro per lui. Chiudiamo con l’obiettivo principale della carriera di Dominic Thiem: vincere uno Slam, possibilmente il Roland Garros, il suo preferito. Ci riuscirà? Chi lo sa, il futuro è tutto suo e il gioco non ha particolari lacune, deve solo trovare un po’ più di consapevolezza in se stesso e raggiungere passo passo i suoi obiettivi.

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