Grazie di tutto Paolo Lorenzi: ci hai insegnato che non è mai troppo tardi

Grazie di tutto Paolo Lorenzi: ci hai insegnato che non è mai troppo tardi

A 34 anni Paolo Lorenzi sta giocando il tennis migliore della sua carriera: nuovo numero 1 d’Italia, ha raggiunto il terzo turno agli Us Open, lottando alla pari contro Andy Murray. Anni di sacrifici e di duro lavoro pagano, prima o poi. Di “Tutto Tennis”.

“Non è mai troppo tardi. Ricorda, non è mai troppo tardi”.
Un insegnamento che, spesso, si tramuta in speranza. Speranza di avere un’altra possibilità, di poter vivere, per un’ultima volta, quelle sensazioni che ogni mattina hanno ammortizzato la fatica provata sul campo. Speranza di poter, un giorno, alzare quel trofeo di cui, da anni, conservi gelosamente il poster.
Ed è su questi pensieri che Paolo Lorenzi ha costruito la sua storia. Una storia troppo spesso ignorata che, in pochi mesi, si è trasformata in esempio. Campione a 34 anni. Sembra impossibile anche solo pensarlo. È la vittoria della perseveranza, della convinzione, dell’amore per uno sport che, se rispettato, prima o poi ti ripaga. Ad un tratto, colui che, per anni, è stato considerato il “brutto anatroccolo” del tennis nostrano, si ritrova ad essere numero 1 d’Italia. Un piccolo passo per l’uomo, un grande, grandissimo passo per Paolo.
Anni passati macinando chilometri, viaggiando tra i continenti, giocando Challenger per mantenere alta la classifica e guadagnare quel gruzzolo che gli permette di vivere giocando. Vivere divertendosi, riportando quegli stessi chilometri in campo, rincorrendo una palla che, spesso, sembra viaggiare troppo veloce. Ma guardatelo adesso, sul campo centrale degli Us Open, opposto ad Andy Murray in un terzo turno nel quale, secondo pronostico, non sarebbe neanche dovuto esserci. Invece, con la stessa costanza con la quale, giorno dopo giorno, continua a lavorare per trasformarsi in un giocatore migliore, affronta la sfida senza paura, senza il timore di essere surclassato da un avversario probabilmente imbattibile.
Esattamente come in quel Challenger asiatico, con la stessa volontà di giocare fino all’ultimo, tra corse disperate, scambi pazzeschi e grida rantolanti, Paolo coinvolge il pubblico con la sua solita spontaneità. E questo pubblico, che da stasera ha iniziato ad amarlo, con il tempo imparerà a conoscerlo e ad apprezzare l’umiltà con la quale, ogni giorno, affronta nuove sfide.
Perché questo è Paolo Lorenzi, il numero 1 d’Italia.
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