Nicolas Mahut, vita e opere di un perdente pentito.

Nicolas Mahut, vita e opere di un perdente pentito.

Le farfalle possono vivere da pochi giorni a due settimane, salvo rari casi in cui, l’elegante insetto, raggiunge il mese di vita. Il tennista che più di ogni altro è riuscito a mutuare la natura e le caratteristiche della crisalide, fino a diventarne autentica incarnazione, risponde al nome di Nicolas Mahut. Il parallelo ai più potrebbe apparire improprio e forzato, ma le similitudini sono molteplici e perpetuate nel tempo.

Nicolas è aggraziato, fragile, leggero e fugace; se fosse anche dotato di antenne filamentose la simbiosi sarebbe pressochè totale. Il ciclo vitale del tennista francese, all’interno della stagione agonistica, difficilmente valica le quattro settimane, quelle in cui il tennis si concede una pausa dal presente per riassaporare il meraviglioso anacronismo del tennis su erba.

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Mahut rappresenta il perfetto archetipo del giocatore erbivoro, capace di sfruttarne tutte le anomalie convertendole a proprio favore, grazie ad uno stile tanto essenziale quanto appagante. Il francese impronta il proprio gioco sull’esasperata ricerca della rete, avvalendosi di un robusto servizio e un magistrale sincronismo nel presentarsi nei pressi del net. Il valore aggiunto del repertorio di Nicolas consiste proprio nell’eleganza e nell’efficacia del proprio gioco a rete, sfoderando con disarmante naturalezza voleè e demi-voleè di dritto e rovescio, riuscendo il più delle volte a conciliare preziosismi e vincenti.

Ciò che ha sempre tarpato le ali del transalpino è l’assenza di quel sacro fuoco che distingue i campioni dagli incompiuti. Di tempo per rimediare a questa abulia agonistica Mahut ne ha avuto, specialmente ripensando al monito lanciato da un tecnico federale francese ai genitori del piccolo Nicolas, il quale sostenne che Mahut era un potenziale prodigio intrappolato dalla propria svagatezza. A posteriori va riconosciuta la lungimiranza del primo pigmalione del transalpino.

Il curriculum vitae di Mahut si è così progressivamente riempito di sconfitte onorevoli, sconfitte dignitose, vittorie sfiorate, e imprese mancate. Vittorie mai. Non è un caso se fino ad un paio di stagioni fa Nicolas era balzato agli onori delle cronache solo ed unicamente per insuccessi eclatanti, come l’interminabile maratona contro Isner a Wimbledon e la sconfitta in finale al Queen’s contro Andy Roddick.

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Ed è proprio ad un passo dalla tumulazione tennistica che Mahut trova la forza per sovvertire il proprio karma, vivendo per una volta l’ebrezza del trionfo.
Nell’anno di grazia 2013 Nicolas, tra la fine di Giugno e la metà di Luglio, conquista i suoi primi due tornei ATP: il primo sul manto erboso di Hertoghenbosch, il secondo sul prato americano di Newport.

Dopo questa impronosticabile razzia di titoli Mahut si è riaccasato con la propria congenita natura, dando vita ad una delle sue più riuscite eclissi.
Complice una lunga serie di acciacchi fisici il francese si è sostanzialmente astenuto dal disputare la stagione 2014, annata in cui dai fallaci fasti dei mesi precedenti Mahut è passato al girone infernale del circuito Challenger.

Ancora una volta però il brillante debosciato devia la propria parabola tennistica dall’imminente oblio, portando a termine il suo vero capolavoro, sulla prospera ed inseparabile erba olandese.
Il francese si presenta ad Hertogenbosch dalla porta di servizio, costretto a disputare le qualificazioni per entrare nel tabellone principale. Ottenuto il lasciapassare inizia la cavalcata trionfale di Mahut. Il francese mette in riga avversari molto più quotati, come il detentore del titolo Bautista-Agut, fino al successo in finale sul favoritissimo Goffin. Il computo totale è di otto vittorie in poco più di una settimana. Un record difficilmente replicabile per il sultano dell’impalpabilità.

Ora Nicolas si è guadagnato l’ennesimo letargo della sua carriera.

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L’esperienza ci ha insegnato quanto sia inutile cercarlo, evocarlo o aspettarlo. Sarà lui a scegliere il momento opportuno per ricomparire nelle nostre vite regalandoci, ancora una volta, fuggevoli momenti di magnificenza tennistica.

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