Srdjan Djokovic: “Come ho reso mio figlio invincibile”

Srdjan Djokovic: “Come ho reso mio figlio invincibile”

In una lunga intervista a Newsweek, il padre del tennista più forte del mondo si lascia andare a confessioni, aneddoti e debolezze riguardo la sua vita e quella di suo figlio. Senza il suo aiuto e il suo appoggio, probabilmente Novak non sarebbe diventato la persona forte che è oggi.

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Novak Djokovic ha recentemente perso una partita. E ha un’infezione all’occhio. Se fossi Andy Murray o Roger Federer, i principali rivali del serbo nel circuito, avresti tutti il diritto di essere ottimista. Dopo tutto, l’ultima volta che uno dei due l’ha battuto in un torneo dello Slam è stato nel 2013, quando Murray vinse Wimbledon. Ma il padre di colui che sta dominando il tennis maschile non vede motivo di preoccuparsi.

Srdjan sa che il più anziano dei suoi tre figli non perde molto spesso. Novak ha vinto gli Australian Open all’inizio dell’anno, il quarto Slam sugli ultimi cinque giocati. Il Roland Garros a maggio è l’unico major che gli manca. Ora ha 11 Slam in bacheca, sei in meno di Federer, che detiene il record. In altre parole, Novak ha perso perchè era indisposto, perciò Murray e Federer farebbero meglio a cercare aiuto altrove.

Il dominio di Djokovic nell’era più competitiva del tennis maschile è impressionante. Lo spagnolo Rafael Nadal è uno dei più grandi di tutti i temi – ha vinto 14 tornei dello Slam e ora è numero cinque del mondo – ma è stato rallentato da vari infortuni. Lo svizzero Federer sta conquistando piano piano la fama di miglior tennista di tutti i tempi ma non vince uno Slam dal 2012 ed è numero tre del mondo. Il secondo del ranking è Andy Murray, ma il gap con Djokovic è ancora troppo ampio.

Il talento naturale di Novak è la chiave del suo successo, certo, ma ha costruito il suo percorso fondandosi anche sul supporto della sua fedele e leale famiglia. Al centro della rete familiare di Djokovic c’è Srdjan, il papà, che non nasconde di avere una particolare simpatia per il più grande dei suoi tre figli. Una volta capito lo straordinario talento di Novak, ha detto, ogni cosa è diventata secondaria. “Mi importava solo di Novak” – dice Srdjan – “Ognuno di noi – persino la sua famiglia – era poco importante. Ogni cosa veniva fatta per far capire a Novak che cosa aveva ottenuto oggi. Non appena avessi visto qualcosa che non andava, avrei cambiato qualcosa, cambiato coach“.

Il genitore è stato molto influente sul gioco moderno di Nole, ma ha sempre insistito nel dire che non voleva che suo figlio diventasse un grande atleta a tutti i costi; spiega che ha sempre sentito l’obbligo di coltivare l’evidente talento di suo figlio. “I genitori sono poco realisti riguardo le carriere e i sogni. Loro decidono che i propri figli sono grandi e mettono addosso molta pressione ai figli, spesso scoraggiandoli. Quando crescono e imparano come vivere, sopraggiunge il caos. L’intera famiglia è distrutta. Non ho deciso io che Novak fosse un talento perchè non sono un giocatore di tennis. Ho ascoltato il consiglio di altri.”

Da giovane Srdjan ha fatto lo sciatore professionista e il maestro di sci. Ha poi aperto un ristorante e un’azienda di abbigliamento sportivo sulle montagne serve. Nel maggio 1987, la moglie di Srdjan, Dijana, ha dato alla luce Novak, il loro primo figlio. Più tardi gli hanno comprato una mini-racchetta e una palla di schiuma, che diventerà “il gioco più amato della sua vita“.

Prendevamo le racchette da ping pong, mettevamo degli ostacoli sul pavimento e giocavamo in ginocchio“, dice il fratello più piccolo di Novak, Djordje, 20 anni. “Rompevamo sempre cose in casa e la mamma si lamentava, ma papà diceva ‘lasciali fare, questo è quello che amano fare‘”. All’età di 4 anni, Novak ha frequentato uno stage a Novi Sad, ad un’ora da Belgrado. Srdjan dice che “colpiva con il rovescio nello stesso modo in cui colpisce adesso“.

Jelena Gencic, la prima allenatrice di Novak, aveva detto a Srdjan che l’unica giocatrice con così tanto talento che aveva visto era Monica Seles, vincitrice di nove titoli Slam. Srdjan ascoltò le parole della Gencic e portò suo figlio ad allenarsi in varie academies negli Stati Uniti, in Italia e in Germania. “In 10 anni, non sono mai stato lontano da lui. Eravamo sempre insieme. Ovunque andassimo, ognuno aveva un team, fisioterapisti e coach, persone che si occupavano degli atleti, tranne noi“. Viaggi e allenamenti costavano molto alla famiglia e Srdjan chiese prestiti molto alti per pagare l’educazione tennistica del figlio.

Lentamente, Srdjan si è occupato di affidare la cura e la crescita sportiva del figlio ad altri. Poco prima che Novak compisse 13 anni, lasciò la Serbia per la Niki Pilic Tennis Academy, vicino a Monaco. Srdjan non si poteva permettere di iscrivere suo figlio lì. Pilic, un ex numero sei del mondo croato era adesso il coach di un 12enne molto disciplinato. “Un giorno, Novak arrivò 20 minuti in anticipo per l’allenamento” – racconta Srdjan – “Pilic chiese a Novak: ‘Dove stai andando?’ e Novak disse: ‘Ho bisogno di almeno 20 minuti di riscaldamento’“. Soltanto per l’allenamento. Una mentalità che Srdjan ha installato fin da piccolo nel ragazzo. “E’ importante mantenere il tuo corpo in salute” – dice “Ed è per questo che non si infortuna quasi mai“.

Novak migliorò rapidamente durante la sua adolescenza e presto arrivò fra i più forti del mondo. Ma non era in grado di scavalcare i primi due posti occupati da Nadal e Federer fino al 2011 quando vinse Australian Open, Wimbledon e US Open, rimanendo imbattuto fino alle semifinali del Roland Garros a giugno. La striscia vincente arrivò a 43 match e portò Novak alla prima posizione del ranking per la prima volta.

Quando Srdjan parla dei rivali di suo figlio, non riesce a non riferirsi ad un incidente avvenuto durante l’edizione 2006 della Coppa Davis che riguarda Roger Federer. “Novak aveva solo 19 anni. Aveva una deviazione dei seni paranasali e non riusciva a respirare bene” – dice Srdjan – “E Federer ha provato in tutti i modi a sminuire il suo problema respiratorio“. Novak sconfisse Wawrinka in cinque set ma spesso ha dovuto chiamare il trainer in campo. Più tardi Federer disse che i problemi di Novak erano da niente. “Dimostrò di essere il migliore del mondo ma non una brava persona quella volta. Nessuno aveva mai trattato Novak così. E non capisco perchè Federer stia ancora giocando a tennis, ha già 34 anni”.

Novak è stato spesso criticato per i suoi presunti ‘finti infortuni’ sul campo, – il suo soprannome è Djoker – ma accusare Federer, il favorito della gente, spesso ha reso il serbo poco amato dal pubblico. “Ho sempre spiegato a Novak che arriva da un paese piccolo, bombardato, con molte guerre e che avrebbe avuto un percorso duro durante la vita” – spiega papà Srdjan – “Novak non ha mai fatto niente che desse fastidio a nessuno. I ‘buu’ lo rendono più forte“.

Quando Novak sconfisse Federer nella semifinale degli US Open 2011, “Di 24.000 persone, 23.000 stavano sostenendo Federer. Novak vinse, prese il microfono e disse ‘Siete il miglior pubblico del mondo’. Questa è forza mentale, come il granito“.

Srdjan stima molto Murray, uno dei più cari amici di suo figlio e adesso il rivale più convincente, ma crede che manchi di forza psicologica: “Murray è un grande, uno dei più grandi talenti di sempre, e parte delle sue capacità non vengono usate perchè la sua mente non è calma. Si agita molto facilmente. Quando vince ha una grande confidenza, ma se comincia a perdere il suo cervello cambia idea e si immagina perdente. Inizia a parlare con il suo box e si distrae. Se imparasse a calmarsi, avrebbe una carriera ben più importante di quella che ha avuto finora. Mi auguro con il cuore che Murray giochi con tutto il suo potenziale un giorno“.

Durante gli anni, Srdjan, un avvocato dell’autocontrollo, ha dovuto rinunciare quasi del tutto al controllo ravvicinato della carriera di suo figlio. Non va più ad ogni torneo e non sceglie il suo team di allenamento. “Mi agito a guardarlo adesso” – dice – “E’ difficile per me contenere le emozioni, perciò lo vado a vedere ogni due mesi“. Una persona che Srdjan stima sconfinatamente è l’ex numero uno del mondo Boris Becker, coach di Novak dal dicembre 2013. “Ogni cosa che Novak fa, Becker l’ha già fatta. Boris ha portato una sorta di forza extra a Novak“.

Anche se l’influenza di Srdjan su Novak sta svanendo, come ogni dovere di genitore, la sua fiducia in suo figlio viene sempre ripagata. Il giorno dopo l’intervista, Novak ha sconfitto il kazako Mikhail Kukushkin in cinque set nel match valevole per il primo turno di Coppa Davis.

 

2 commenti

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  1. Lele Veronesi - 2 anni fa

    Vola basso… gasman

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  2. Domenico Sciarretta - 2 anni fa

    Il tennis è uno sport che da mercoledì incrementerai le lezioni per non pensare

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