La rivalità tra Federer e Nadal: le origini

La rivalità tra Federer e Nadal: le origini

Un viaggio negli albori della rivalità tra Roger Federer e Rafael Nadal, un duello che in tutti questi anni ha appassionato, emozionato e profondamente diviso gli appassionati di tennis di tutto il mondo. Di Luca Sassone (autore del blog “Penne Sportive”).

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Il tennis, che sia praticato da dilettanti piuttosto che da professionisti, è uno sport che ognuno interpreta nel modo che ritiene più congeniale alle proprie caratteristiche ed abilità. Mentre negli sport di squadra si è inseriti all’interno di meccanismi che producono risultati se eseguiti in modo collettivo, nel tennis si è completamente da soli, senza alcuna spalla; bisogna lottare solo con i propri mezzi contro l’avversario (e spesso anche contro se stessi). Pertantoogni tennista è differente dall’altro. Ci sono, certo, affinità tra i professionisti, di portata minore o maggiore a seconda dei casi; ma normalmente ogni tennista si specializza sulla base della propria predisposizione (tecnica o fisica), distinguendosi dagli altri. L’esaltazione massima di tale semplice considerazione è quanto mai evidente in una delle rivalità più avvincenti della storia del tennis, sicuramente la più seguita ed amata negli ultimi vent’anni: si tratta dello straordinario duello tra Roger Federer e Rafael Nadal, sbocciato improvvisamente nel 2004 in un caldo pomeriggio americano, capace di appassionare il pubblico a mo’ di una partita di calcio.

Una rivalità così importante da avere intere pagine dedicate sul web quella tra lo svizzero e lo spagnolo. Ma andiamo oltre, perché la continua battaglia tra i due non può essere considerata una mera rivalità alla stregua di tutte le altre; qui c’è di più. Abbiamo assistito, e speriamo di poter ammirare ancora i due campioni all’opera, ad unacontrapposizione nettissima di stili e modi di giocare, che hanno spesso condotto ad assimilare lo svizzero ad un artista e lo spagnolo ad un guerriero. Talento, classe e bellezza estetica contro forza, abnegazione ed una psiche di ferro. Idee e modi di intendere il tennis praticamente agli antipodi, che hanno però costretto entrambi a migliorarsi per spuntarla sul rivale: si guarda all’altro come modello e come obiettivo da superare. Un qualcosa di unico. Il mix di questi elementi ha cambiato per sempre la storia di questo meraviglioso sport.

Il tutto ebbe inizio, a livello di singolare, nel marzo 2004 a Miami. Federer è già la star indiscussa del circuito: prima posizione mondiale a 22 anni con il sogno Slam più volte coronato. Nadal invece è agli occhi dei più uno sconosciuto diciassettenne. Con una clamorosa ed inaspettata prestazione, lo spagnolo estromette l’avversario dal torneo in due set. Probabilmente un caso. Si inizia però ad intuire che così non è esattamente un anno dopo nello stesso teatro. I due si affrontano nuovamente, questa volta in finale; un avvio del tutto imprevisto si abbatte sullo svizzero: il mancino di Manacor infatti si aggiudica i primi due parziali (finale al meglio dei 5 set) tra la sorpresa generale. Sul malcapitato ragazzo, non ancora diciottenne, si scatena però tutta la classe dell’elvetico, che riesce a completare la rimonta ed a conquistare il torneo al set decisivo. E’ la stagione sulla terra battuta a spalancare gli occhi a tutti gli addetti ai lavori ed ai tifosi: su questi campi, infatti, Nadal si impone in modo prepotente, sbarazzando la concorrenza e salendo fino al quinto gradino del ranking mondiale. La curiosità cresce in modo esponenziale e lo scontro che tutti attendevano si presenta in semifinale al Roland Garros: Nadal batte Federer in quattro set e si aggiudica poi il torneo contro Puerta, diventando numero 2 del mondo in estate. Adesso il quadro inizia a farsi più chiaro e la sfida tra i due non è più considerata una sorpresa: siamo di fronte ai due giocatori più forti del mondo.

Roger Federer e Rafael Nadal si stringono la mano in uno dei loro primi confronti.
Roger Federer e Rafael Nadal si stringono la mano nel loro primo confronto a Miami nel 2004.

La netta contrapposizione tra i due emerge sin dall’inizio agli occhi di tutti, già a livello “superficiale”, prettamente di look: Federer sempre impeccabile, composto, elegante ed incredibilmente piacevole da osservare; Nadal invece decisamente più rozzo, con la sua canotta ed i pantaloncini sotto al ginocchio, decisamente meno pulito sulla palla. Tecnicamente, poi, il contrasto si accende ancora di più. L’elemento caratteristico è rappresentato dal dritto dello spagnolo che, con un’impugnatura estrema, riesce a generare una rotazione esasperata della palla, molto efficace soprattutto sulla terra battuta. Sostanzialmente questo è stato il grattacapo dello svizzero lungo tutta la sua carriera, ossia la difficoltà nel trovare contromisure adeguate. The king si impone con un gioco decisamente più verticale e veloce, che tende alla chiusura dello scambio in pochi colpi, grazie ad un dritto fantastico e ad un’ottima esecuzione delle volèe. Ciò lo avvantaggia maggiormente sulle superfici rapide, dove Nadal ha meno tempo a disposizione per preparare il colpo; ma l’abilità dello spagnolo sta proprio nel fatto di essere riuscito ad evolvere il suo gioco in funzione di questo aspetto, con aggiustamenti e miglioramenti costanti.

La diatriba infinita tra i sostenitori dei due tennisti non si risolverà, ovviamente, mai. Tuttavia è innegabile, con uno sguardo più distaccato, riconoscere che si tratta di due fenomeni assoluti che, come detto in apertura, hanno sfruttato le proprie abilità migliori per plasmare il tipo di tennis più efficace sul campo. Che ciò avvenga con un elegante serve&volley piuttosto che con un passante in corsa, poco importa: l’attuale generazione ha avuto un’immensa fortuna nell’assistere ad una rivalità che di “umano” ha avuto ben poco. A prescindere dai risultati e dai numeri, un duello del genere, tanto sentito e capace di dividere il mondo, probabilmente non ci sarà mai più.

Articolo pubblicato originariamente nel blog “Penne Sportive” (Pagina Facebook).

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