Schiavone a Parigi, una storia meravigliosa

Schiavone a Parigi, una storia meravigliosa

L’impresa di Francesca Schiavone a Parigi è un grande regalo per gli appassionati di questo sport. Onore delle armi ad una straordinaria Svetlana Kuznetsova che insieme alla milanese ha dato vita ad un match epico e bellissimo.

Il racconto sportivo è cronaca, ma molto spesso diventa epica. Nel suo piccolo, ma epica. Proprio nel senso greco del termine, quando l’insieme dei fatti costituisce un evento che tratteggia qualcosa di perfetto, completo in sé. I lettori perdoneranno questo lungo incipit, ma il match tra Schiavone e Kuznetsova di oggi è una narrazione epica. Per la durata, quasi 4 ore totali, per l’equilibrio tra le due contendenti, per l’alternanza di occasioni perse, ma soprattutto per il livello tecnico espresso, altissimo. Due giocatrici esperte, in età da ritiro, specie per il loro palmares, e invece ancora con la voglia di lottare su ogni palla, di sacrificarsi oltre ogni limite.

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Un racconto poetico, che coinvolge e commuove. La vicenda sportiva di Francesca è nota. Il miglior talento del tennis femminile, capace di vincere uno slam e di sfiorare l’impresa l’anno successivo. Una carriera ai vertici, tirando la carretta del nostro tennis insieme a Flavia Pennetta senza troppi clamori mediatici, inspiegabilmente riservati ad altre che hanno fatto molto meno di loro. Il match meriterebbe una cronaca completa, ma che risulterebbe una lunga disamina di punti mai facili, con scambi prolungati spesso risolti da ambo le parti con vincenti, il cui numero si è paradossalmente alzato lungo il corso dell’interminabile terzo set. Segno inequivocabile di un’intensa battaglia tra due regine di Parigi.

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È indubbio che i rimpianti maggiori li ha Sveta, che ha servito 4 volte per il match senza mai riuscire a chiudere, con un match-point annullato da un rovescio lungoriga fantastico quanto impronosticabile della Schiavo.

Il cuore di Francesca ha fatto il resto, con una percentuale di errore negli ultimi 3 games ridotta allo zero, una solidità fisica e mentale da manuale della psicologia del tennis, l’unico neo che ci sentiamo di attribuire alla splendida prova di Sveta, invece. Così Francesca è al terzo turno del suo torneo preferito in assoluto, un luogo nel quale riesce a dare se stessa oltre ogni limite immaginabile, non sappiamo con quante energie, visto che è impegnata anche in doppio con “nonna” Kimiko Date, ma siamo certi che getterà tutto in campo, regalandoci un altro momento di epica di questo sport.

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