Diario degli Australian Open: giorno 2

Diario degli Australian Open: giorno 2

Sonego e una vittoria che fa esultare l’Italia, Federer in scioltezza schiaccia Bedene e fa ridere il pubblico. Fognini e la Giorgi di pari passo, Djokovic è di nuovo tra noi.
Tutto il meglio, ed il peggio, della seconda giornata all’Open d’Australia.

di Nicola Corradi

-Il primo punto di oggi lo merita Lorenzo Sonego, ventiduenne di Torino che questa notte ha vinto in quattro set con Robin Haase. Sapete, Haase è uno dei tanti che, pur non essendo fenomeni, contro avversari meno forti non perdono quasi mai. Un giocatore, per intenderci, della dinastia di Ferrer (quello che fu).
Eppure Sonego ce l’ha fatta, qualificandosi prima al tabellone principale grazie alla libidinosa vittoria ai danni di Bernard Tomic, il più illuso dei giocatori o il meno coscienzioso dei tennisti, per poi completare l’opera e superare l’olandese. Un drittaccio da spavento, con il quale colleziona vincenti a profusione, uniti ad un ottimo servizio piatto che utilizza per aprirsi gli angoli ad inizio gioco.
Ho temuto, una volta sprecati cinque match point consecutivi sul 6-1 nel tiebreak del terzo set che, perdendo poi il parziale, lo shock della vittoria mancata per un soffio, fusa all’inesperienza della prima volta in uno Slam, lo avrebbe tradito.
Invece, nonostante un’altra occasione persa al servizio nel momento di chiudere la sfida, ha lasciato andare il braccio, colpito e vinto.
Bravo, a lui vanno tutti i miei complimenti.
Ora la sfida con Gasquet, che verrà ad essere, dal suo punto di vista, una grande possibilità per imparare il gioco dei grandi.

-Djokovic ritorna in campo dopo sei mesi di inattività e silenzio mediatico, presentandosi senza la fascia al braccio con il quale lo avevamo visto giocare le esibizioni disputate la scorsa settimana. Il serbo sembra essere fisicamente in palla, anche se non può bastare Donald Young per testarne seriamente le condizioni.
In tanti hanno parlato della modifica effettuata da Nole nel movimento al servizio, reso più essenziale per cercare di evitare lo sforzo del gomito dolorante. Il nuovo accorgimento tecnico pare non aver sortito effetti sulla velocità impressa dal colpo, ma sembra, tenendo conto che questa impressione necessiti di almeno un’altra partita per essere confermata o meno, che Djokovic fatichi di più a trovare gli angoli stretti, preferendo con inusuale costanza la botta al centro.
Avrà Monfils al prossimo turno, che già potrebbe rappresentare un’insidia più concreta.
Vedremo la reazione del serbo, per ora la condizione pare essere più che accettabile.

-Roger Federer si burla di Bedene, scherzato come tutti i poveri martiri costretti a fronteggiare lo svizzero nei primi turni degli Slam. Poco da dire, due giocatori scesi sullo stesso terreno di gioco ma distanti anni luce a livello di tecnica, storia e strategia. Un allenamento per il quale bisogna pagare il biglietto, interrotto per un istante dal pianto di un bambino che, ad inizio terzo set, disturba lo sloveno.
“Non è mio” dice Roger, ed il pubblico ride.
Siparietto simpatico, avanti il prossimo.

-Giorgi e Fognini avanti in simultanea. Per entrambi, dopo un inizio di stagione inaspettatamente positivo, un primo turno vinto con colpi e personalità.
Camila fucila la Kalinskaya e le lascia sette game, Fabio in tre set estromette Zeballos, uno degli storici argentini che vanta uno dei più brutti servizi del circuito.
Pallate da una parte, pallate dall’altra. Fabio con più grazia, naturalmente, alternando gli anticipi ai tagli ed alle discese che interpreta con maestria, ma anche il tennis padellatore della bionda marchigiana, se accompagnato dalla ragione invece che dalla follia, è più che piacevole da osservare.
Ho buone sensazioni per i nostri paladini. Che possa essere per entrambi un torneo fortunato.

-Ho temuto che la Radwanska mi beffasse un’altra volta, perdendo con la sorella della bigia damigella di Valacchia, invece Kristina Pliskova, nonostante un primo set vinto con agio, non ha saputo sciogliere l’astuto filo di lana intrecciato dalla polacca.
Nonostante sia palese il fatto che la soffice maga non riesca ad essere la giocatrice di una volta, guardarla giocare è sempre un privilegio, in quello che, più di una misera osservazione, diventa seduta di anacoretismo pacato.

-Kiki Mladenovic conquista oggi la sua quindicesima sconfitta consecutiva.
Di questo passo, tra qualche mese, la francesina riceverà una chiamata dal Sommo Presidente della nostra Federazione che, conosciuta la distopica visione che ha della realtà, le chiederà di cambiare cittadinanza unendosi alla nostra squadra di Fed Cup.
Trionfante per l’accordo avvenuto, si mostrerà poi in pubblica piazza, gridando a gran voce “Il movimento è in salute! Ah, ma quanto è bello il foro?!”

Dal vostro caro cronista è tutto, a domani

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