Diario degli Australian Open: giorno 3

Diario degli Australian Open: giorno 3

Nadal il bruto tradito dalla fascia rosa, Kyrgios si è tramutato in un aristocratico australiano. Kostyuk prodigio di precocità: quando Federer già vinceva, lei doveva ancora imparare a parlare.
Tutto il meglio, ed il peggio, della terza giornata all’Open d’Australia.

di Nicola Corradi

-Rafa Nadal passeggia su un Leonardo Mayer che in carriera non è mai stato in grado di impensierirlo.
Quello visto nei primi due match è un buon Nadal. Non ha fatto nulla di straordinario, perché gli avversari sui quali si è imbattuto non lo hanno costretto ad aumentare le marce, ma, aiutato da un tabellone semplice, potrebbe arrivare con tranquillità ai quarti di finale, dove Cilic rappresenterebbe l’ostacolo più probante.
Giocare tanto, per Rafa, vuol dire carburare, trovare sensazioni ed accumulare fiducia.
Questi saranno i fattori sui quali dovrà contare per prepararsi ad affrontare un semifinale di fuoco, con un ipotetico Kyrgios favorito in quel quarto di tabellone.
Nadal tenta di replicare il risultato dello scorso anno, sperando anche di riuscire a compiere quel definitivo passo in più. Non sarà facile, ma con l’aria da bruto (leggermente compromessa dalla fascia rosa) che l’osceno completo gli conferisce, nulla è impossibile.

-A proposito di Kyrgios, metterlo tra i favoriti (se non il favorito) per la conquista della finale nella parte alta di tabellone, mi spaventa non poco.
L’australiano negli anni ha fatto parlare di sé più per i comportamenti tenuti in campo che per i risultati sportivi, ma la versione di Nick vista a Melbourne Park mi infonde un senso di sicurezza mai provato prima nei suoi confronti.
È come se, tutto d’un tratto, la mente di Kyrgios fosse stata infettata dal virus di Seppi, che lo costringe a regolare le azioni mantenendo un atteggiamento di pacata compostezza. In molti criticano il cambiamento, spaventati dalla perdita del ribelle che tanto urge al tennis attuale. Io, in questa veste, lo adoro, perché alterna l’aplomb da aristocratico australiano alle meravigliose giocate che il talento gli permette di plasmare all’interno del rettangolo di gioco.
Seguo il cuore, voglio fidarmi. Nick farà un grande torneo.
(Sconfitta al prossimo turno percuotendo violentemente il giudice di sedia e ingiuriando avversario e pubblico quotata a 1.01).

-Marta Kostyuk ha vinto, oggi, il match contro Olivia Rogowska, giocatrice di casa sorretta dal pubblico più per nazionalismo che per altro.
La notizia, di per sé, non avrebbe alcun peso specifico, se non fosse che Marta, ucraina di nascita, sia nata nel 2002. Nel 2002, per intenderci, il principale favorito di questa edizione degli Open d’Australia, Vate Federer, vagava per il circuito da qualche anno, avendo già preso scalpi importanti tra i quali tutti ricordano quello di Pete Sampras, addirittura nel 2001.
Nel 2003, lo svizzero, vince Wimbledon e le ATP Finals, issandosi in testa al ranking mondiale, mentre Marta pronuncia la sua prima parola.
Il breve excursus temporale, oltre all’aggiungere il nome di Roger al diario di oggi, che con la sola presenza rende gli scritti un pò più abbaglianti, serve per comprendere meglio quanto la giovane ucraina rappresenti un prodigio di precocità.
A primo impatto, nonostante una muscolatura più possente, ricorda la Sharapova, nascosta sotto quella visiera da cui sporgono due occhi azzurri di ghiaccio.
Tecnicamente notevole, è subito evidente, dopo solo qualche colpo, come riesca a caricare tutto il peso del corpo sopra la palla nel momento in cui gioca i due fondamentali da fondo. Partendo dalle qualificazione riesce ad entrare nel main-draw, poi supera la Peng con un doppio 6-2, prima della vittoria odierna.
Un terzo turno al quale nessuno credeva che ora la vedrà opposta alla connazionale Svitolina.
Non è da tutti.

-La pecca di avere diciott’anni è che, alcune volte, può accadere di lasciarsi scappare partite già vinte regalando la sfida all’avversario tramite ciò che tento a definire suicidio tennistico. Questo è accaduto in mattinata a Denis Shapovalov, costretto a salutare il torneo dopo essere stato in vantaggio 5-2 nel parziale decisivo su Jo Tsonga.
Non bisogna farne un dramma, però, perché il canadese trae comunque, da questo match, informazioni più che positive.
Per tutti i cinque set è stato in controllo delle operazioni ed il francese è riuscito a vincere soltanto di mestiere, aggrappandosi all’incertezze di Denis e ad una prima di servizio alla quale, stanotte, rivolgerà sentite preghiere di ringraziamento.
Ora Jo affronterà Kyrgios, in una partita che promette spettacolo tecnico e caratteriale.
Per chi ama il tennis, ed il cabaret, quello tra i due sarà il match clou da seguire al terzo turno.

-Zitto zitto, Seppi supera in tre set Nishioka e prenota la sfida con Karlovic.
Armato di elmetto e scudo antisommossa, Andreas proverà a ributtare di là qualche proiettile scagliato dalla racchetta del croato, che impiega cinque set per avere la meglio di Sugita. Mi dispiaccio già per Andreas, costretto a subire la pioggia di ace sempre frustrante per qualsiasi giocatore.
Adoro però Karlovic, nonostante sia il nemico naturale (dopo Dolgopolov) di qualsiasi amante dell’estetica del gioco.
Altra partita da seguire, il profumo di quinto set è già nell’aria.

Dal vostro cronista è tutto, a domani.

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  1. Paola Nejrotti - 6 mesi fa
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