Gasquet e Santoro, l’apoteosi del bello fine a se stesso

Gasquet e Santoro, l’apoteosi del bello fine a se stesso

Fabrice Santoro è diventato il nuovo coach di Richard Gasquet.
Cosa? Non posso credere che l’articolo corrisponda al vero. Penso al simpatico scherzo di qualche giornalista burlone e fantasioso, divertitosi a creare l’illusione di una coppia che sarebbe apoteosi del sovrannaturale. Controllo meglio, cerco la nuova in altri spazi.
Trovo la conferma e sorrido.

di Nicola Corradi

Al mondo esistono cose brutte.
La guerra, la carestia, la schiavitù ed il mese di Settembre all’interno di un circuito tennistico datosi sommessamente al riposo autunnale in vista dell’ultima parte di stagione.
Dovete scusarmi, dunque, se in questi giorni, da parte mia, non avete avuto notizie, ma mi trovavo impegnato nel contemplare l’infinito sognando una Laver Cup pompata ad arte da esperti social media manager, così navigati nel loro mestieri da farmi attendere, come anacoreta, l’apollineo doppio Federer-Nadal a cui tutti immaginano di poter assistere.
In questa fase poco concreta della mia esistenza, una notizia fa breccia tra le nuvole.
Fabrice Santoro è diventato il nuovo coach di Richard Gasquet.
Cosa? Non posso credere che l’articolo corrisponda al vero. Penso al simpatico scherzo di qualche giornalista burlone e fantasioso, divertitosi a creare l’illusione di una coppia che sarebbe apoteosi del sovrannaturale. Controllo meglio, cerco la nuova in altri spazi.
Trovo la conferma e sorrido.
Per chi non lo sapesse, Santoro è un ex tennista nato a Tahiti, un’isola al completo centro dell’oceano Pacifico appartenente alla Francia dal 1880, anno in cui il re Pomare V, dopo anni di lotta, fu costretto a cedere la sovranità del proprio territorio ai transalpini. Concetti storici a parte, Santoro è stato uno dei giocatori più iconici che la storia del tennis abbia mai avuto in dote.
Sei titoli vinti in carriera, diciassettesima posizione nel ranking come miglior piazzamento e mai oltre i quarti di finale in uno Slam, raggiunti una sola volta agli Australian Open.
Aveva un soprannome, però, ed era “Il mago”. Antenato diretto di Agnieszka Radwanska, la sua reincarnazione in gonnella, Fabrice è stato, in vent’anni di attività, un tennista irreplicabile.
Guy Forget dirà: «Il suo gioco è paragonabile ad un virus che infetta un computer: a poco a poco distrugge tutto quanto gli stia intorno».
Tagli, taglietti subdoli ed insidiosi. Dritto e rovescio a due mani dediti al supporto di un fisico troppo carente per un tennis, negli anni ’90 e ’00, già indirizzato verso il progressivo aumento della muscolarità collettiva che oggi trova il suo apice, soprattutto tra gli uomini.
Non c’era razionalità, all’interno del suo gioco. Un sommarsi di istintivi colpi di genio volti al fine di irretire gli impotenti avversari. Come da tradizione, per ogni francese che si rispetti, anche Santoro fu dotato di troppo talento per poter costruire una carriera ricca di successi.
Come lui, infatti, tanti, prima e dopo. Una catena di cristallinee doti che trovano la loro massima espressione in Richard Gasquest, cigno bianco capostipite di una dinastia tanto candida quanto perdente.
Nel 2003 Richard, allora diciassettenne, monopolizzava le riviste specialistiche che lo davano, senza possibilità di replica, come futuro numero uno e campione Slam, infinitamente superiore ad un ragazzo suo coetaneo mostratosi al grande pubblico come classico palleggiatore di rimessa, Rafa Nadal.
Che rovescio, uno schiocco mai sentito prima e capace, ogni volta, di generare stupore.
Un braccio totale, definizione che concedo ad un arto in grado, a suo piacimento, di plasmare divine creazioni.
La mente vaga alla ricerca di impossibili combinazioni, immagini che vedono Richard sollevare il trofeo del Roland Garros dedicandolo al coach Santoro.
Penso gaudente ad una tale ipotesi, per poi rendermi conto di quanto, seppur bellissimi, questi interpreti superbi siano destinati ad una vita di vacui successi.
Semidei costretti da un destino beffardo al fardello di illudere i mortali fingendosi perfetti.
Scado in ragionamenti sconclusionati, mentre la voce narrante di Eurosport annuncia l’ingresso in campo di Lucas Pouille a San Pietroburgo.
La notizia del giorno è raggiante.
Una splendida notizia gloriosa e apotropaica.

16 Commenta qui

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  1. Fanny Cester - 2 anni fa

    …due grandi..Santoro’..fantasioso..Gasque’…rovescio da…sogno!!

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  2. Luigi Peduto - 2 anni fa

    Mi ricordo una partita di Santoro, nella quale commise oltre 50 doppi falli, incredibile!

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  3. Enrico Carrossino - 2 anni fa

    fine a se stesso manco tanto, sono stati top 10… Mi ricordate un po’quelli che quando dissi che sarebbe stato bello se fosse stato l’anno di berdych a wimbledon mi risposero “eh ma per cosa, per aver fallito per tutta la sua carriera?”

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  4. Annina Milza - 2 anni fa

    Gasaquet purtroppo, mio modesto parere, ha perso il treno da tempo…. talentuoso da ragazzo sicuramente…. non so quanto Santoro possa cambiare qualcosa….

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  5. Dario Ciuciulla - 2 anni fa

    Cazzo Santoro bello da vedere mi pare eccessivo…sicuramente psichedelico

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  6. Michele Monfasani - 2 anni fa

    Tutti a osannare Gasquet che nonostante un talento infinito si è piazzato sui teloni a lavorare la palla, assurdo

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  7. Mirko Ponti - 2 anni fa

    C’è chi va in campo per la pagnotta e lo criticano , chi ci va per amore della giocata e gli danno addosso uguale……e che pa..e…… Luca Galbiata

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    1. Luca Galbiata - 2 anni fa

      Mettilo come vuoi ma ci sarà sempre qualcuno che avrà di cui lamentarsi, è un classico!!

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    2. Tennis Circus - 2 anni fa

      Mi sorge il dubbio che non abbiate letto l’articolo, che è un elogio a Gasquet e Santoro. O sbaglio?

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    3. Mirko Ponti - 2 anni fa

      Io e il mio amico Luca adoriamo i due francesi . Probabilmente non siamo noi ad aver capito male.

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    4. Mirko Ponti - 2 anni fa

      La nostra è una critica a chi non apprezza e non rispetta il talento anche di quelli che vincono meno

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    5. Luca Galbiata - 2 anni fa

      Ha già spiegato tutto Mirko, non aggiungo altro

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  8. Denigrateli quanto volete, ma pure quando perdevano, guardare questi due giocare era un piacere. Altro che Raonic ed Isner! Gli stessi next gen talentuosi come Kyrgios o Thiem non si avvicinano anni luce a sti due…….

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    1. Mino Sciolto - 2 anni fa

      Tu dici?

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    2. Enrico Carrossino - 2 anni fa

      passi per isner ma raonic è di gran lunga più completo di quei due

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    3. Enrico Carrossino ma anche no 😀 quante volte hai visto Raonic giocare di smorzata, di chop, di lob? Quante volte l’hai visto giocare in demivolee?

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