Lode incondizionata ad Agnieszka Radwanska

Lode incondizionata ad Agnieszka Radwanska

Sbagliano tremendamente, però, coloro i quali la definiscono soltanto pura difensivista, maestra di pallonetti ed inverosimili recuperi liftati. Con tagli, smorzate e superbe geometrie, è infatti la più grande giocatrice d’attacco del tennis contemporaneo.

7 commenti

In un mondo perfetto, forse quello appena scoperto dalla Nasa, la mente di Monica Niculescu non avrebbe mai nemmeno accarezzato la frivola idea di avvicinarsi al circuito tennistico, ed Angelique Kerber, atleticamente dotata, svolgerebbe il naturale ruolo di terzino nella nazionale tedesca di calcio. In un mondo perfetto, inoltre, Agnieszka Radawanska, angelica incarnazione del divino, ricoprirebbe la prima posizione nel ranking da almeno una decina di anni, felicemente proprietaria di una poderosa bacheca di trofei tra i quali spiccherebbero, lucidati giornalmente da cherubini leggeri e melodiosi, una cinquantina di Slam. Soffice architetta ed esperta matematica, inventa innovative soluzioni. La sua sola presenza, acuta trama di intelligente progetto, appare a noi come piano invisibile e sconclusionato, smorto preconcetto ormai vetusto e sorpassato.
Sbagliano tremendamente, però, coloro i quali la definiscono soltanto pura difensivista, maestra di pallonetti ed inverosimili recuperi liftati. Con tagli, smorzate e superbe geometrie, è infatti la più grande giocatrice d’attacco del tennis contemporaneo. Non è offensivo, infatti, il brioso piano di gioco delle scriteriate padellatrici mononeuroniche, categoria alla quale appartengono molte delle illustri protagoniste attuali, ma, più semplicemente, unica soluzione a loro possibile. Nella comune mentalità odierna, è infatti attaccante Madison Keys, o, meglio ancora, Camila Giorgi, che armata di moschetto spara proiettili infuocati a invisibili fagiani monocromatici. Attendista la polacca, addirittura pallettara.
Occasioni su occasioni sfumate, partite perse, primi turni abbordabili in tabelloni fattibili. La gracile Radwanska, troppo femminea per abbassarsi al belluino livello delle rivali, è chiaramente destinata a ricoprire il difficile ruolo (balletto scaramantico con invocazione alla Musa) di eterna ed immortale perdente. Con estrema sicurezza porto avanti la mia più grande ed insensata convinzione. Una sua veronica, plastica esecuzione di sublime bellezza, vale più di ogni titolo Major delle varie Azarenka, Sharapova e Kerber, vili affermazioni di urlanti furie cieche.
Non sarà infatti la carenza di successi a diminuirne la palese attrazione magnetica. Il trionfo di Singapore, che ricordo ancora con dolce commozione, rende chiaro a tutti quale sia il suo potere. In giornate di universale dimostrazione, illumina noi tutti con la sua perfetta e studiata tattica, rendendo al confronto ebeti le ottuse sfidanti, numeri uno di passaggio che scaldano il trono all’unica vera regina del circuito WTA.
Sua Maestà Agnieszka Radwanska.

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  1. Ilaria Giuliano - 9 mesi fa

    Tutto vero….ho pianto per la vittoria di singapore!! Aga la maga…che spettacolo vederla giocare!!

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  2. Maria Casartelli - 9 mesi fa

    Sono pienamente d’accordo con l’autore dell’articolo
    Il tennis della Radwanska è angelico ,per me lei è l’incarnazione del tennis
    Il tennis non è potenza ,forza scriteriata È leggerezza nei colpi,senso della posizione ,variazione dei colpi in funzione di chi hai di fronte e lei è tutto questo.
    L’unico problema di Agnieszka è che in un tennis così violento lei è minuta ,le manca nelle gambe la potenza di giocatrici come Kerber,Serena.

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  3. Andrea De Luca - 9 mesi fa

    Aga la Maga

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  4. Maria Menale - 9 mesi fa

    Con lei il tennis diventa spettacolo, non solo scambi da fondo campo!

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  5. Eugenia Manescalchi - 9 mesi fa
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  6. Giulio D'Errico - 9 mesi fa

    In un mondo perfetto anche io sarei il più ricco del mondo.
    Detto questo il gioco di Aga non è per nulla offensivo, ma bensì ultra difensivo.
    Gioca a buttare la palla di là, vincenti pressoché inesistenti, velocità di palla 2 km/h.
    Solo recuperi e giocare fantasiose un po’ come Santoro. Un gioco che va bene per le esibizioni, non per i tornei.
    Ma il talento da solo non basta.

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  7. Mauro Cinquestelle - 9 mesi fa

    A tratti è spettacolare.
    Mi piace tanto

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