Una coppia che ha fatto sognare, ma che si separa prima del previsto
La collaborazione tra Novak Djokovic e Andy Murray si è ufficialmente conclusa, ponendo fine a uno dei sodalizi più sorprendenti e seguiti dell’attuale stagione tennistica. I due ex rivali, uniti per un breve ma intenso esperimento professionale, si separano dopo sei mesi di lavoro condiviso, segnati da risultati altalenanti e da una stagione difficile per il campione serbo.
Dall’Australian Open alle difficoltà primaverili
L’annuncio della loro collaborazione, a fine 2024, aveva scosso il mondo del tennis. L’idea di vedere due leggende come Djokovic e Murray, già protagonisti di epiche sfide in campo, uniti fuori dal campo prometteva scintille. Il primo test significativo era arrivato all’Australian Open, dove Djokovic, pur alle prese con un infortunio, aveva mostrato sprazzi del suo miglior tennis, battendo Carlos Alcaraz nei quarti di finale prima di ritirarsi in semifinale contro Alexander Zverev. Un inizio promettente, che aveva convinto entrambi a estendere la collaborazione oltre Melbourne, con l’obiettivo di arrivare insieme fino a Wimbledon.
Ma dopo il primo Slam dell’anno, qualcosa si è incrinato. Djokovic non è mai riuscito a ritrovare stabilità. Dopo una precoce eliminazione a Miami – nonostante la finale raggiunta – ha incassato tre sconfitte consecutive nei primi turni a Montecarlo e Madrid, perdendo contro giocatori fuori dalla top 30 come Alejandro Tabilo e Matteo Arnaldi. Deluso, ha poi deciso di ritirarsi anche dall’Italian Open.
Lo stesso Djokovic ha parlato di una fase inedita della sua carriera: “È una realtà nuova per me. Dopo oltre vent’anni da professionista, sto cercando solo di vincere una o due partite, non più di arrivare in fondo ai tornei. È una sfida mentale enorme”.
Un addio sereno, all’insegna del rispetto
Nonostante le difficoltà, la separazione è avvenuta in un clima di stima e rispetto reciproci. Djokovic ha ringraziato pubblicamente Murray con un messaggio affettuoso: “Grazie, coach Andy, per tutto il lavoro, il divertimento e il supporto negli ultimi sei mesi, dentro e fuori dal campo. Ho apprezzato molto l’opportunità di approfondire la nostra amicizia”. Parole a cui ha fatto eco lo stesso Murray: “Grazie a Novak per l’incredibile opportunità di lavorare insieme, e al suo team per l’impegno. Gli auguro il meglio per il resto della stagione”.
La sensazione è che la presenza di Murray non sia riuscita a fungere da catalizzatore psicologico per rilanciare il serbo in una stagione che, finora, non ha portato nessun titolo e molta frustrazione.
Cosa succede ora per Djokovic?
Con l’Open di Francia ormai alle porte, Djokovic si prepara a competere senza Murray al suo fianco. Per ritrovare fiducia, ha deciso di accettare una wild card al torneo di Ginevra, in programma la settimana precedente a Roland Garros. L’obiettivo? Recuperare ritmo, fiducia e magari – perché no – rimettersi in corsa per il suo 25° titolo Slam.
Chi sarà il prossimo a sedere nel suo angolo resta ancora un mistero, ma una cosa è certa: Djokovic, oggi più che mai, ha bisogno di risposte. E, probabilmente, anche di nuove motivazioni.


