Il duello tra giganti: Sinner vs Alcaraz, atto Wimbledon
Con l’avvicinarsi di Wimbledon, l’attenzione del mondo del tennis si concentra inevitabilmente su Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, i due giovani dominatori della scena internazionale. A scaldare il clima ci ha pensato Adriano Panatta, che in un’intervista rilasciata a MowMag ha tracciato un ritratto lucido, tagliente e appassionato del momento che sta vivendo il tennis mondiale, offrendo il suo punto di vista sulla rivalità tra gli astri nascenti e sulle speranze italiane sull’erba londinese.
“Sinner non ha cali mentali. Alcaraz? Fa cose incredibili”
Panatta non ha dubbi: i due favoriti per Wimbledon sono loro. Ma i loro punti di forza sono molto diversi. “Sinner è un giocatore che mentalmente parte a cento e arriva a cento. Non ha cali mentali. Mai visti”, ha affermato con convinzione. Per lui, la forza del numero uno del mondo è nella costanza, nella capacità di restare sempre lucido anche nei momenti più difficili.
Diverso il discorso su Alcaraz: “Ha più alti e bassi. Ma quando è in alto, è straordinario a livello mentale, fisico e tecnico. Riesce a fare cose incredibili”. Il riferimento va al tie-break giocato a Parigi, definito da Panatta “un momento pazzesco”. Il talento dello spagnolo, a detta dell’ex campione del Roland Garros, è esplosivo, capace di gesti al limite dell’impossibile. “Con lui è talento, testa, tutto insieme. È un fuoriclasse. Ma anche Sinner lo è. Solo che Sinner è più costante, più lineare”.
L’insidiosità dell’erba e le “schegge impazzite”
Nonostante la recente sconfitta di Sinner contro Bublik ad Halle, Panatta non mostra alcuna preoccupazione. “Se avesse perso su terra o cemento avrei potuto pensarlo. Ma l’erba la gente non la conosce. Ti può scappare la partita. Su un’altra superficie non avrebbe mai perso”, ha spiegato. L’erba, storicamente, ha sempre riservato sorprese, e Wimbledon non fa eccezione. Tra i pericoli maggiori, proprio Bublik, definito “una scheggia impazzita” pericolosa e imprevedibile.
Tra i nomi da tenere d’occhio, Panatta menziona anche Ben Shelton, altro talento in grado di mettere in crisi chiunque con “25-27 ace in una partita”. Il suo gioco esplosivo, unito al fatto che sia mancino e potente al servizio, potrebbe fare la differenza.
Musetti e Berrettini: due incognite azzurre
Il focus si sposta poi sui due italiani alle prese con gli infortuni: Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini. Panatta riconosce a Musetti una crescita costante: “Era un giocatore che si stava sempre più avvicinando al livello di Sinner e Alcaraz. Poi ha avuto un infortunio. Adesso per Wimbledon è un’incognita”. Il suo rientro è avvolto nell’incertezza, soprattutto perché non ha disputato tornei sull’erba prima dello Slam.
Su Berrettini, Panatta è ancora più prudente: “È rimasto fermo più a lungo. Anche quella è un’incognita. Ma gioca sulla sua superficie preferita. Speriamo abbia due match iniziali abbastanza agevoli”. Il romano resta comunque un nome da non sottovalutare, soprattutto se riuscisse a ritrovare ritmo nei primi turni.
Zverev, Fonseca e il futuro del tennis
Non manca un cenno a Alexander Zverev, che secondo Panatta ha perso lo slancio che un tempo sembrava proiettarlo tra i grandissimi: “Sembrava il predestinato. E invece no. Quando gli altri sono saliti di livello, lui è rimasto lì”. Nonostante il suo attuale terzo posto nel ranking mondiale, il confronto con Sinner e Alcaraz è, secondo l’ex tennista, impietoso: “Quello che faceva prima, che sembrava straordinario, non è più bastato”.
A sorpresa, Panatta rivela il nome di Joao Fonseca come possibile stella del futuro. Il giovane brasiliano lo aveva colpito già durante la Coppa Davis: “Mi aveva molto impressionato. Deve ancora crescere, ma ha potenziale. Mi sorprenderebbe se non ce la facesse”.
Panatta, lo stile e la memoria
L’intervista a MowMag si chiude con uno spaccato più personale. Panatta non si nasconde: ama lo stile classico nel tennis e non apprezza del tutto le mode moderne, come la canotta indossata da Musetti. Eppure, il campione di ieri non rimpiange nulla: “Non mi manca niente. Se uno non vive l’età che ha, che fa? Vive di pianti?”. Né nostalgia né paragoni con i tempi passati: “Basta dire ‘ai miei tempi’. Non lo dirò mai. Pensiamo a Sinner oggi. Federer e Nadal li abbiamo ammirati, ma oggi è un altro tennis”.
Il suo approccio schietto e la capacità di dire quello che pensa senza filtri, restano una ventata d’aria fresca in un mondo spesso intrappolato nel politicamente corretto: “L’ironia è il sale della vita. Ma mai mancare di rispetto”.
In attesa di Wimbledon, le parole di Panatta aiutano a mettere ordine tra le certezze e le incognite, tra le promesse e i fuoriclasse. E il tennis italiano, oggi più che mai, può davvero sognare in grande.


