Da studente a eroe di Wimbledon: la favola di Oliver Tarvet, il tennista n°719 che ha conquistato Londra

Oliver Tarvet, tennista britannico n.719 al mondo, conquista l'accesso al tabellone principale di Wimbledon dopo una cavalcata sorprendente dalle qualificazioni.
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Un sogno diventato realtà

A Wimbledon, ogni estate si scrivono storie che superano la fantasia. Quest’anno, la più sorprendente ha come protagonista Oliver Tarvet, giovane britannico di 21 anni, sconosciuto ai più fino a pochi giorni fa. Con un ranking mondiale di numero 719, Tarvet ha conquistato l’accesso al tabellone principale del torneo più prestigioso del tennis, diventando il primo britannico in otto anni a riuscire nell’impresa attraverso le qualificazioni.

L’ultima volta che il numero di tennisti britannici nel main draw era così alto risale al 1984. Il suo trionfo, però, ha qualcosa in più: è il simbolo di un percorso atipico, fatto di sacrifici, studio e competizioni universitarie negli Stati Uniti.

Il percorso dalle aule alla gloria

Tarvet, originario di St Albans, sta completando gli studi alla University of San Diego, dove gioca nel circuito NCAA, uno dei più competitivi al mondo. Fino a due settimane fa, si godeva il sole californiano dopo aver chiuso il suo terzo anno accademico. Poi, l’inaspettata chiamata per le qualificazioni di Wimbledon.

Con tenacia e spirito da outsider, ha superato tre turni durissimi, battendo avversari ben più quotati come Terence Atmane (n.126 al mondo) e Alexander Blockx (n.144), contro cui ha vinto in quattro set nel match decisivo, in un’atmosfera surreale e suggestiva al Bank of England Sports Centre di Roehampton.

Dopo una lunga interruzione per pioggia, Tarvet ha dominato la parte finale dell’incontro, chiudendo con un ace sulla riga e lanciando la racchetta in aria per la gioia. “Dopo la pausa, sono tornato in campo con grande energia. Era il mio primo match al meglio dei cinque set, ma sapevo di essere pronto”, ha raccontato visibilmente emozionato.

Il sistema universitario americano, trampolino verso l’élite

L’exploit di Tarvet conferma l’efficacia del sistema universitario statunitense come laboratorio di crescita per giovani tennisti. È lo stesso percorso seguito da nomi affermati come Cameron Norrie e Jacob Fearnley. Tarvet, che ha vinto 23 dei 25 incontri disputati quest’anno in NCAA, è stato tra i primi cinque nella classifica nazionale dei singolaristi.

Oltre ai successi nel circuito universitario, ha già vinto cinque tornei ITF, il primo dei quali proprio a San Diego. Ma la sua carriera da professionista è ancora agli inizi: prima di Wimbledon aveva partecipato solo a due eventi da pro nel 2024.

La vittoria gli ha fruttato un premio di 66.000 sterline, ma come atleta amatoriale può incassarne solo 10.000 all’anno per coprire le spese. “È un po’ complicato, perché ho molte spese e voglio assolutamente tornare a San Diego per completare il mio ultimo anno”, ha detto. “Magari userò quei soldi per far tornare il mio coach a casa in jet privato”, ha scherzato con entusiasmo.

Spirito competitivo e maturità in crescita

Tarvet riconosce quanto l’esperienza universitaria abbia contribuito alla sua crescita personale e sportiva. “Quando avevo 18 anni ero troppo immaturo per affrontare la solitudine del tour. Il college mi ha insegnato a essere competitivo, a maturare. Gioco il mio miglior tennis quando sono energico e coinvolto dal gruppo”, ha raccontato. Un’affermazione che riflette bene il suo approccio grintoso, fondamentale per affrontare partite in condizioni difficili, come quelle londinesi con vento e pioggia.

Una promessa del tennis britannico

Con la sua incredibile ascesa, Tarvet entra in un tabellone ricco di presenze britanniche: 23 giocatori tra uomini e donne, un record che non si vedeva da oltre quarant’anni. E mentre Hamish Stewart ed Emily Appleton hanno mancato per un soffio l’accesso al main draw, il giovane di St Albans rappresenta oggi la nuova linfa del tennis nazionale.

Il suo sogno da bambino è diventato realtà. E ora, mentre si prepara per il debutto tra i grandi sull’erba di Wimbledon, la domanda è lecita: riuscirà Oliver Tarvet a stupirci ancora?

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