Un sogno chiamato Wimbledon
Flavio Cobolli ha vissuto il momento che ogni bambino con una racchetta sogna: vincere su uno dei campi più prestigiosi del mondo, contro una leggenda del tennis, e approdare ai quarti di finale di Wimbledon. Il successo contro Marin Cilic – ex numero 3 del mondo, campione Slam e finalista proprio sull’erba londinese – non è stato solo un risultato clamoroso, ma anche la consacrazione di un talento che ha saputo resistere, crescere e finalmente esplodere. “È un giorno che sognavo da quando ero bambino”, ha detto emozionato Cobolli, con lo sguardo lucido e la voce tremante dopo la vittoria per 6-4, 6-4, 6-7, 7-6.
Un match da ricordare
Sul campo 2 dell’All England Club, il giovane romano ha messo in mostra un tennis solido, aggressivo, maturo, riuscendo a contenere il ritorno di un campione come Cilic nel terzo set. “Mi ero detto che dovevo entrare in campo per divertirmi, ma anche per crederci”, ha spiegato. La chiave? La forza mentale, un atteggiamento lucido anche nei momenti più delicati e la capacità di rimanere centrato sul proprio gioco: “Non ho pensato a chi c’era dall’altra parte della rete, ma solo a fare il mio gioco”.
Le lacrime della famiglia e un team affiatato
Il trionfo di Flavio è stato anche quello della sua famiglia. Papà Stefano e il fratello Guglielmo non hanno trattenuto le lacrime sugli spalti, aggiungendo un carico emotivo indimenticabile al match. “Mio padre piangeva, mio fratello pure… è un momento che non dimenticherò mai”, ha raccontato il tennista. Nella casa affittata insieme al suo gruppo di amici e collaboratori, tra cui l’amico calciatore Edoardo Bove, si respira una serenità contagiosa. “Quando sto bene fuori dal campo, poi dentro gioco meglio”, ha spiegato, sottolineando l’importanza di un ambiente equilibrato.
Il rapporto con papà Stefano: tra scontri e intesa
Allenato dal padre solo da alcuni anni, dopo un’infanzia trascorsa tra calcio e primi approcci al tennis, Cobolli ha costruito con lui un rapporto intenso e complesso: “Litighiamo tutti i giorni, ma ci vogliamo un gran bene. Da fuori sembriamo matti, ma dentro c’è equilibrio”. Vederlo piangere per la prima volta, ha confessato, è stato il momento più toccante della giornata.
Dalle difficoltà alla rinascita
L’inizio del 2025 non era stato facile per Cobolli, che ha vissuto una fase complicata a livello mentale e fisico. Ma qualcosa è cambiato. Ha iniziato a prendersi più cura di sé, dell’alimentazione e dell’atteggiamento. Bucarest e Amburgo gli hanno dato la spinta necessaria, ma Wimbledon è andato oltre ogni aspettativa. “Durante la stagione è migliorata la mia voglia di migliorarmi. Sto nel chill”, ha detto con quel tono tipico della sua romanità scanzonata ma autentica.
Lezioni dai grandi e l’ispirazione di Sinner
La voglia di crescere è il motore della sua trasformazione. Nei giorni precedenti al match, ha scelto di allenarsi con i migliori, rinunciando al riposo per un’ora con Djokovic. E soprattutto, ha trovato un punto di riferimento in Jannik Sinner: “Quando mi alleno con lui cerco di capire cosa fa, come pensa. L’allenamento con Jannik mi ha dato tanto”. L’osservazione dei grandi, unita al lavoro quotidiano, lo sta trasformando in un giocatore sempre più completo.
Ora si sogna in grande
Adesso Cobolli guarda al prossimo turno con una serenità invidiabile. Potrebbe calcare il mitico Centre Court o il Court 1, e affrontare il sette volte campione Novak Djokovic. Ma non vuole pensare troppo in là. “Voglio solo godermi il momento, il campo, l’atmosfera, il pubblico e pensare a giocare come ho fatto finora. Punto dopo punto, con il sorriso”. Parole semplici, ma piene di una consapevolezza nuova. Flavio Cobolli non è più solo una promessa: è un protagonista.


