Aryna Sabalenka e la delusione di Wimbledon: “Dimentico quanto sono forte, ma tornerò più affamata”

Aryna Sabalenka esce ancora in semifinale a Wimbledon e riflette sulla sua stagione: “Dimentico quanto sono forte”. Ora punta tutto sullo US Open.
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Una semifinale che fa male

Il sogno di Aryna Sabalenka di conquistare finalmente Wimbledon si è infranto ancora una volta, stavolta sotto i colpi precisi e aggressivi di Amanda Anisimova. In un match combattuto e altalenante, la numero uno del mondo si è arresa con il punteggio di 6-4 4-6 6-4, aggiungendo un’altra semifinale dolorosa alla sua travagliata storia con l’erba londinese.

Al termine dell’incontro, Sabalenka non ha nascosto la frustrazione: “Perdere fa sempre schifo. Ti senti come se non volessi più esistere, come se fosse la fine della tua vita. Poi ti siedi, rifletti, e inizi a vedere dove potevi fare meglio”. Parole che riflettono una ferita profonda, ma anche una crescente consapevolezza.

Il peso della pressione e il valore della fiducia

Sabalenka ha riconosciuto di aver perso lucidità nei momenti cruciali del match, in particolare in risposta, uno degli aspetti del suo gioco che in passato le ha garantito tanti successi. “Il mio gioco in risposta oggi è stato molto peggio rispetto alle partite precedenti. Ho dato tutto, ma non ha funzionato. Alla fine lei ha servito meglio, ha giocato in modo più aggressivo”.

Più che una questione tecnica, però, a fare la differenza è stato l’aspetto mentale. “Avrei dovuto ricordarmi chi sono. Sono in cima al ranking, posso farcela, ma a un certo punto l’ho dimenticato”. Una frase che racchiude l’intera parabola del suo 2025 nei tornei dello Slam, in cui è arrivata sempre vicina al traguardo, ma mai oltre l’ultima soglia.

Un rapporto complesso con Wimbledon

Quella con Wimbledon è una relazione intensa, segnata da rimpianti e mancate occasioni. “Ho perso tre semifinali qui. Una volta non mi è stato concesso di partecipare, un’altra ero infortunata. In questo momento ho un rapporto più di odio che di amore con questo torneo, ma spero davvero che un giorno cambierà”.

La voglia di riscatto, però, è più forte che mai. Sabalenka non vuole chiudere il conto con lo Slam più prestigioso senza prima scrivere il proprio nome nell’albo d’oro: “Se un giorno riuscirò a vincerlo, ripenserò a tutte queste sconfitte come parte del percorso”.

Rabbia, crescita e obiettivi

Durante la semifinale, non sono mancati momenti di tensione. Un’esultanza anticipata di Anisimova, giudicata poco sportiva, ha acceso la miccia della rabbia: “Mi ha dato fastidio. Lei ha detto che lo fa sempre. E io ho pensato: adesso ti faccio vedere io”. Episodi che hanno riacceso per un attimo il fuoco, ma non sono bastati a ribaltare l’inerzia della partita.

Nonostante la delusione, Sabalenka riconosce la solidità del suo percorso stagionale. “Sono già qualificata per le Finals di Riyadh. È incredibile, siamo solo a luglio”. Nove semifinali su dodici tornei disputati e un distacco netto in classifica rispetto alle rivali testimoniano una costanza che lei stessa definisce “impressionante”. Ma è nelle sconfitte che affila le armi per il futuro: “Queste sconfitte mi fanno venire ancora più voglia. Ho grandi speranze per il prossimo anno qui a Wimbledon”.

A Parigi aveva perso il controllo, a Londra ha cercato invece di gestire le emozioni. “Ogni volta che ero vicina a perdere la testa, mi dicevo: non è un’opzione. Non aiuta, non serve”. Un passo in avanti nella sua maturazione non solo tecnica, ma anche mentale.

Verso l’ultima chiamata: lo US Open

Il filo rosso che unisce le sue uscite nei tre Slam del 2025 è uno solo: il dubbio. Un dubbio che si insinua nei momenti chiave e le impedisce di ricordarsi chi è veramente. Ma la consapevolezza c’è, e lo dice chiaramente: “Mi dimentico di quanto sono forte. Quando me lo ricordo, gioco il mio miglior tennis. Quando no, perdo. È tutto lì: fidarsi di se stessi”.

Ora gli occhi sono puntati sull’ultimo grande appuntamento dell’anno. “Forse allo US Open mi basterà solo questo: ricordarmi chi sono e crederci fino in fondo”.

Per Sabalenka, la battaglia è ancora aperta. E il desiderio di chiudere l’anno con il quarto titolo Slam è più vivo che mai.

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