Il ricordo di Guido Tommasi nel giorno di Sinner: «Papà avrebbe amato questo Wimbledon»

Dopo la vittoria storica di Sinner a Wimbledon, il figlio di Rino Tommasi ricorda il padre e il suo amore per il torneo londinese: «Papà avrebbe amato Jannik».
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La vittoria di Jannik Sinner a Wimbledon non è stata soltanto un trionfo sportivo. È stato anche un momento di memoria collettiva, un pensiero che ha unito gli appassionati di tennis nel ricordo di chi quel sogno lo ha raccontato per tutta la vita senza mai vederlo realizzarsi. Tra questi, Rino Tommasi, la storica voce del tennis italiano, scomparso lo scorso gennaio a 90 anni.

A evocare la figura del celebre telecronista è stato in particolare il figlio, Guido Tommasi, che in questi giorni ha condiviso ricordi intensi e personali legati al padre e al rapporto viscerale che aveva con Wimbledon. Lo ha fatto in diverse interviste, riflettendo su quanto avrebbe significato per Rino assistere a un italiano sul tetto del torneo londinese.

«Papà avrebbe amato Sinner come amava Edberg»

Guido Tommasi non ha dubbi: suo padre avrebbe apprezzato Sinner non solo per il talento tennistico, ma per il carattere. «Il suo giocatore preferito era Stefan Edberg: non solo per la volée di rovescio, ma soprattutto per l’educazione. Come Sinner, un personaggio asciutto che viene valorizzato dal racconto», ha raccontato al Corriere della Sera. Una qualità, quella della compostezza e della discrezione, che per Rino era importante quanto il talento. Per questo motivo, secondo Guido, «Jannik sarebbe stato il figlio che non sono stato io: quello più forte di tutti a tennis. Se c’era anche solo una persona più brava di me, io per lui ero scarso».

Sinner, quindi, rappresenta in qualche modo il tennista ideale per chi come Tommasi ha sempre cercato nel gioco la bellezza del gesto tecnico ma anche il rispetto per il pubblico e per lo sport stesso. È facile immaginare quanto avrebbe amato raccontare questa storica vittoria.

«Aveva smesso di crederci»

Per Rino Tommasi Wimbledon era molto più di un torneo. Era, nelle parole di Guido, «un parco giochi», un luogo magico dove ogni anno si rinnovava l’incanto del tennis. Eppure, dopo decenni passati a raccontare storie di campioni stranieri, si era rassegnato all’idea che un italiano non avrebbe mai vinto sui prati londinesi. «Papà aveva smesso di crederci, si era rassegnato», ammette il figlio, con un sorriso amaro.

L’immagine che ha commosso tanti è quella evocata in telecronaca da Paolo Bertolucci e Elena Pero, che durante la diretta su Sky hanno ricordato proprio Rino Tommasi. Un pensiero condiviso da molti: è quasi diventato un riflesso spontaneo associare questo momento storico a chi, per decenni, ha raccontato il tennis agli italiani.

Non a caso, in queste ore, è tornata alla mente la celebre frase di Rino Tommasi: «Non ho paura di morire, ho paura che da morto non saprò chi ha vinto Wimbledon quell’anno». Una battuta che, nelle parole del figlio, nascondeva una verità profonda: «In quella frase c’è tutto lui. Un’ottusità quasi demenziale, come a dire: cosa me ne frega di morire, Wimbledon è più importante».

Il ricordo di una voce immortale

Guido Tommasi ha ricordato anche alcuni momenti personali vissuti accanto al padre, come quando da ragazzo si ritrovava in cabina di commento con lui e Gianni Clerici, altro gigante del giornalismo sportivo. «I loro battibecchi fuorionda erano memorabili», racconta. «Ricordo anche quando Clerici mi diede il microfono per farmi annunciare il punteggio e fare un dispetto a mio padre».

Oggi, molti si sono immaginati proprio Rino Tommasi e Gianni Clerici che commentano insieme, da qualche parte, questa storica vittoria. È un’immagine dolce e malinconica che Guido Tommasi condivide: «Mi provoca una rabbia dolce, con un po’ di rimpianto perché non hanno potuto raccontarla a noi. Ma è dolce, appunto».

Dopo una vita passata a inseguire questo momento, il sogno si è finalmente avverato. Forse non nei tempi di Rino Tommasi, ma sicuramente nel cuore di chi il tennis lo ha amato e imparato ad amare grazie alla sua voce.

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