Dopo una vittoria sofferta in quattro set contro Denis Shapovalov, Jannik Sinner si è presentato in conferenza stampa con la consueta lucidità, ammettendo la complessità del match e sottolineando la componente umana dietro il numero uno del mondo.
Una partita in salita
Il canadese ha spinto forte fin dall’inizio, portandosi avanti di un set e di un break. Sinner ha riconosciuto il valore dell’avversario, spiegando che “quando serve bene e gioca con colpi puliti, può mettere in difficoltà chiunque”. La svolta è arrivata nel terzo set, quando l’altoatesino ha rimontato dal 3-1, considerato da lui stesso il momento decisivo della partita: “Se fosse andato 4-1 sarebbe stato molto diverso”.
La gestione mentale come chiave
Pur ammettendo che il servizio non sia ancora al livello desiderato, Sinner ha insistito sull’importanza dell’approccio psicologico. “Non sono una macchina, anch’io incontro delle difficoltà. Oggi però mentalmente ero presente, ed era la cosa più importante”. Il formato a cinque set, ha aggiunto, gli ha permesso di correggere gli errori iniziali e trovare progressivamente più profondità nei colpi.
Pressioni e responsabilità da numero uno
Alla domanda se avverta il “bersaglio sulla schiena” evocato da Carlos Alcaraz, l’azzurro ha risposto con serenità: “Che ci sia tensione è normale, ma è meglio avere pressioni che non averle. Non gioco per difendere qualcosa, ma per dare il meglio di me”. Ha inoltre evidenziato il ruolo fondamentale del suo team: “È importante avere attorno persone di cui mi fido, che mi dicono quando sbaglio. Così cresco come persona e accetto meglio le cose”.
Uno sguardo al futuro
Sinner ha confermato di non pensare ossessivamente alla difesa del titolo o al ranking: preferisce concentrarsi giorno per giorno, affrontando ogni avversario con rispetto. In vista del prossimo turno, non ha escluso nulla: “Paul è molto veloce e con il supporto del pubblico può essere complicato, Bublik è un grande battitore e l’ultimo che mi ha battuto sull’erba. Vedremo chi sarà”.
Il campione in carica approda così alla seconda settimana dello US Open con la consapevolezza di aver superato una dura prova, non solo tecnica, ma soprattutto mentale.


