Con l’eliminazione di Taylor Fritz ai quarti di finale per mano di Novak Djokovic, lo US Open 2025 perde l’ultimo rappresentante del tennis maschile statunitense. Per gli USA l’attesa continua: l’ultimo trionfo casalingo risale al 2003 con Andy Roddick. Fritz, ancora una volta fermato dal fuoriclasse serbo, ha analizzato con lucidità una sfida che lo ha visto alternare alti e bassi.
Un match a due velocità
Nei primi due set il californiano ha faticato con il servizio, lasciando a Djokovic il controllo del gioco. Nel terzo è arrivata la reazione: “Ho servito molto meglio e sono riuscito a concretizzare una palla break, spesso è sufficiente per portarmi a casa un set”, ha spiegato. Il quarto parziale, però, ha segnato la svolta decisiva: entrambi hanno alzato il livello, ma l’esperienza e la precisione del serbo hanno fatto la differenza. “Il quarto è stato l’unico set in cui abbiamo giocato entrambi un tennis davvero buono da fondo”, ha riconosciuto Fritz.
Le occasioni mancate
Il numero uno americano non ha nascosto la frustrazione per le tante chance sprecate: “Sono stato 0/10 nelle palle break, ma in realtà le opportunità sono state molte di più. In diverse situazioni ho sbagliato io, troppo conservativo o forzando al momento sbagliato”. Una consapevolezza che lascia l’amaro in bocca: “Non ho bisogno di giocare molto meglio per riuscirci, ma devo servire un po’ meglio. Alla fine ciò che distingue i grandi campioni è che vincono i punti importanti”.
La sfida del servizio di Djokovic
Uno dei temi principali della partita è stato il servizio del serbo. Fritz ha ammesso di aver sofferto in particolare la seconda palla di Novak: “È imbarazzante quante volte sapevo che avrebbe tirato quel kick sul dritto e ho comunque sbagliato la risposta. A volte è difficile attaccare le seconde più lente perché sto comunque aspettando quella più pesante”. Una varietà che continua a essere un enigma per il californiano.
La motivazione nonostante la sconfitta
Nonostante la delusione, Fritz ha sottolineato come l’idea di affrontare Djokovic, Alcaraz e Sinner nello stesso torneo lo stimolasse: “Era una sfida bellissima, mi sentivo motivato da questa opportunità”. Un segnale che, nonostante i ripetuti stop, il californiano vede ancora margini per compiere il salto definitivo.


