Sinner verso la storia a New York
Jannik Sinner è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua carriera agli US Open 2025, dove ha batutto in semifinale Felix Auger-Aliassime. L’azzurro era ovviamente partito con i favori del pronostico, forte di una stagione straordinaria e di una serie impressionante di successi sul cemento negli Slam. A soli 24 anni, il numero 1 del mondo ha già conquistato traguardi storici, come la vittoria a Wimbledon, e sogna di diventare il primo italiano a sollevare il trofeo newyorkese dopo l’ultimo trionfo europeo targato Federer nel 2008.
Il pubblico attende con impazienza una nuova finale contro Carlos Alcaraz, con cui Sinner ha già condiviso due battaglie memorabili nel 2025: la maratona al Roland Garros vinta dallo spagnolo e la rivincita dell’azzurro sull’erba di Londra. Una rivalità che richiama le grandi sfide del passato e che, secondo molti osservatori, segna l’inizio di una nuova era del tennis.
Le parole di Ivan Lendl
Dalla sua esperienza di ex numero 1 e tre volte campione a New York, Ivan Lendl ha speso parole di grande stima per il fuoriclasse azzurro. “Non conosco Jannik di persona, ma sembra essere sospinto dal desiderio di migliorarsi costantemente: è una qualità enorme”, ha dichiarato. Lendl ha sottolineato come Sinner abbia eliminato molte delle fragilità tecniche del passato, lavorando su colpi come il rovescio tagliato, la volée e la seconda di servizio. “Ogni volta che scende in campo sembra più forte della volta precedente”, ha aggiunto.
Il campione ceco ha spiegato di rivedersi in lui soprattutto dal punto di vista fisico e mentale: “Ero magro come lui da adolescente e picchiavo più di tutti, poi mi sono irrobustito e il mio tennis è cresciuto. Fra tutti i giocatori di oggi, Jannik è quello in cui mi rivedo di più”.
Una rivalità destinata a durare
Il discorso non poteva non toccare la rivalità con Alcaraz, ormai diventata il fulcro del tennis mondiale. Per Lendl, entrambi hanno creato un solco profondo rispetto al resto del circuito: “Ci sono tanti giocatori forti, ma è innegabile che Jannik e Carlos siano una spanna sopra. Quando perdono è sempre una sorpresa”.
Alla suggestione di paragonarli alle leggendarie sfide con John McEnroe, Lendl ha sorriso: “Io e John ci siamo affrontati 37 volte, loro solo 15. Gliene mancano ancora 22 prima che si possano fare paragoni”. Un modo per ribadire che la strada è lunga, ma anche per riconoscere l’importanza di questa rivalità nel mantenere il tennis ai massimi livelli di spettacolarità.
“Perfetto come un robot”?
Diversi colleghi, tra cui Alexander Bublik, hanno scherzato definendo Sinner quasi “prodotto dall’intelligenza artificiale” per la sua perfezione tecnica. Un paragone che non disturba Lendl, spesso descritto in passato allo stesso modo: “Non credo sia un’offesa. È un complimento: significa che sei fortissimo e non sbagli una palla. Alla fine quello che conta è vincere: è tennis, non pattinaggio artistico”.
L’ex campione ha infine riconosciuto il ruolo importante del coach Darren Cahill nella crescita del numero 1 del mondo, ma senza togliere meriti al giocatore: “Cahill ha tanta esperienza, ma la cosa fondamentale è che Jannik gioca sempre meglio. Il merito è suo”.
Conclusione
Con la prospettiva di una nuova finale contro Alcaraz, Jannik Sinner si conferma il simbolo di una generazione che sta riscrivendo il tennis moderno. E il riconoscimento di un’icona come Ivan Lendl non fa che consolidare la percezione di trovarsi di fronte a un campione destinato a segnare un’epoca.


