Patrick Mouratoglou torna a parlare dei momenti più intensi della sua carriera da coach, soffermandosi sul lungo rapporto con Serena Williams e sulla breve esperienza con Naomi Osaka. In un’intervista al The Guardian, il tecnico francese ha raccontato senza filtri i retroscena di quelle collaborazioni, tra successi straordinari, rimpianti e autocritica.
L’inizio con Serena e la rinascita
Quando nel 2012 iniziò a lavorare con Serena, la campionessa americana stava vivendo una fase complicata: due anni senza successi nei tornei dello Slam e una sorprendente eliminazione al primo turno in un Major. Mouratoglou ha spiegato come da subito si instaurò un rapporto di fiducia totale: “Sapevo come motivarla e spingerla a essere più competitiva”. Quell’alleanza si trasformò in una delle più vincenti della storia del tennis moderno.
Il sogno mancato del 24° Slam
Nonostante i trionfi, l’obiettivo più grande – il 24° titolo Slam – è rimasto irraggiungibile. Mouratoglou non nasconde che il tema del peso fu centrale e spesso fonte di discussioni con l’ex numero uno del mondo. “Abbiamo discusso per il suo peso, me lo ricordo bene. Nel tennis non puoi permetterti di essere sovrappeso: significa più pressione sulle articolazioni e meno rapidità nei cambi di direzione. Anche un solo chilo fa la differenza”, ha ricordato il coach.
Secondo il francese, la maternità e l’età avanzata resero ancora più difficile mantenere la forma ottimale: “Lei credeva che la stessi giudicando, ma a me interessava solo il suo tennis. Se fosse stata più leggera già allora, i risultati sarebbero stati migliori”. Mouratoglou, pur senza rimpianti, ha ammesso che la condizione fisica dell’americana ha pesato in modo decisivo sul mancato raggiungimento di quell’ultimo grande traguardo.
Il capitolo Osaka e l’autocritica
Archiviata la collaborazione con Serena, Mouratoglou aveva accettato la sfida di lavorare con Naomi Osaka. Un’avventura che, però, si è chiusa rapidamente. Il tecnico ha spiegato che i risultati non sono stati all’altezza delle aspettative: “In allenamento vedevo miglioramenti, la sua mentalità era ottima, ma in partita non riusciva a esprimersi e questo rovinava tutto”.
Guardandosi indietro, il coach francese ha fatto autocritica: “Non ho fatto un lavoro sufficientemente buono. Per Naomi era pesante avere me come coach, dopo tutti quegli anni con Serena. Non sono riuscito a toglierle quella pressione”. Nonostante ciò, Mouratoglou ha ribadito la stima nei confronti della tennista giapponese, definendola “una grande campionessa”.
Un coach divisivo ma influente
Le parole di Mouratoglou confermano ancora una volta il suo stile diretto e privo di mezze misure, capace di dividere ma mai di lasciare indifferenti. Tra ricordi, critiche e rimpianti, il tecnico francese ha tracciato un bilancio sincero delle sue esperienze, mostrando come dietro i grandi trionfi si nascondano anche conflitti, scelte difficili e sfide personali.


