Un sogno di famiglia sul cemento di Shanghai
La finale del Masters 1000 di Shanghai ha regalato al tennis una storia che va oltre lo sport: due cugini, Arthur Rinderknech e Valentin Vacherot, uno di fronte all’altro per il titolo. Alla fine, a trionfare è stato il monegasco, ma la vera vittoria è stata quella dei sentimenti, della dedizione e di un legame familiare che ha emozionato tutti.
Rinderknech, visibilmente commosso dopo la sconfitta, ha raccontato di aver vissuto “due settimane eccezionali”, nelle quali ha superato avversari del calibro di Jiri Lehecka, Alexander Zverev e Daniil Medvedev. Un percorso straordinario, culminato in una finale dal sapore speciale ma fisicamente logorante. “Faticavo a reggere il ritmo, ero esausto dopo la semifinale con Medvedev. La notte prima della finale ho dormito pochissimo, ma non è per questo che ho perso: Valentin è stato straordinario”, ha ammesso il francese.
L’orgoglio di un cugino e la forza di un legame
Nonostante la delusione sportiva, Rinderknech ha voluto sottolineare la sua felicità per la vittoria del cugino, che considera quasi come un fratello. “Sono estremamente orgoglioso di lui. Lo amo con tutto il mio cuore, sempre l’ho fatto. Da bambini lo spingevo sulla neve, sulla sua bicicletta, nel tennis. L’ho sempre sostenuto e incoraggiato, anche quando lo portai con me in Texas. Mi sono sempre preso cura di lui”, ha raccontato con emozione.
Il francese ha descritto la finale come un evento irripetibile nella storia del tennis: “Una cosa del genere non accadrà mai più, non solo in questo secolo. È magnifico, eccezionale. Parleremo di questo momento seduti su una panchina quando avremo entrambi 80 anni”. Parole che testimoniano la profondità di un rapporto umano raro da trovare a certi livelli agonistici.
La rinascita con Lucas Pouille
Dietro la grande settimana di Shanghai c’è anche la figura di Lucas Pouille, ex tennista francese oggi allenatore di Rinderknech. Il loro sodalizio, nato solo cinque mesi fa, ha segnato un punto di svolta nella carriera del 28enne. “Lucas crede in me, mi ha spinto a non mollare. Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme stavo persino pensando al ritiro. In un certo senso mi ha salvato, la sua fiducia ha rappresentato una svolta”, ha confidato Arthur, che ora si gode il suo miglior ranking in carriera (numero 28 del mondo) e una nuova prospettiva sul futuro.
Una finale che entra nella storia
Più che un trofeo, Shanghai ha consegnato al tennis un ricordo destinato a restare. Due cugini, cresciuti insieme, che si ritrovano dall’altra parte della rete in una finale Masters 1000: una scena che difficilmente si ripeterà. Rinderknech, pur senza il titolo, ha conquistato il pubblico per la sua autenticità e la sua capacità di celebrare la vittoria altrui come propria.
“Non ha diritto di prendermi in giro per questa vittoria!” ha scherzato infine, con un sorriso che racchiude tutta la leggerezza e l’amore di una storia che sa di famiglia e di sport allo stato puro.


