Anche il tennis è sotto assedio: crescono i fenomeni di match fixing

La battaglia contro scommesse illegali e incontri truccati continua ed entra nel vivo: sanzioni, indagini internazionali e nuove strategie di controllo.
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Non solo il calcio, stavolta anche il tennis vede crescere il fenomeno di scommesse online illegali e dell’uso di piattaforme pirata. E’ quello che gli esperti chiamano match fixing, ovvero la manipolazione intenzionale del risultato di una competizione sportiva a fini di lucro. 

In sostanza, un atleta o un gruppo di persone altera l’esito di un incontro in cambio di denaro, creando un sistema che mina alla base la credibilità dello sport. Uno sport, come il tennis, che si lega indissolubilmente sulla psicologia e sulla concentrazione e che quindi risulta particolarmente vulnerabile. Per questo i dati sono preoccupanti: l’Agenzia Internazionale per l’Integrità del Tennis è in prima linea nel contrasto a queste pratiche, collaborando con autorità giudiziarie di diversi Paesi. Il recente caso esploso in Belgio, con l’arresto e la condanna del capo di una rete criminale internazionale, ha portato alla sanzione di cinque tennisti francesi coinvolti in manipolazioni tra il 2017 e il 2018.

Le sanzioni e il sistema di protezione

Tra i puniti, figura Yannick Thivant, radiato a vita per aver truccato 22 partite, 16 delle quali giocate da lui stesso. Seguono Thomas Setodji, sospeso per dieci anni, Thomas Brechemier (sette anni e mezzo), Gabriel Petit (sei anni e mezzo) e Hugo Daubias (due anni). “Le decisioni dell’ITIA sono frutto di un lavoro di intelligence e collaborazione con le forze di polizia europee – sottolinea Silvia Urso, head writer di Gaming Report – e  rappresentano un segnale forte: nessuna tolleranza verso chi tradisce l’etica sportiva”.

Durante il periodo di sospensione, a questi atleti sarà vietato partecipare o persino presenziare a eventi organizzati da ATP, WTA, ITF, Tennis Australia, Wimbledon e USTA. La stretta rientra in un piano più ampio che punta a preservare l’integrità del tennis professionistico. “Oltre alle indagini penali però, serve anche altro – continua la caporedattrice di da Gaming Report – servono programmi di formazione e sensibilizzazione rivolti a giocatori e allenatori, affinché sappiano riconoscere e denunciare tentativi di corruzione”. 

L’Italia in prima linea contro le scommesse illegali

Anche l’Italia è coinvolta in questa battaglia. A Napoli, durante un torneo del circuito Challenger, il tennista Raul Brancaccio ha denunciato le pressioni di scommettitori presenti sugli spalti, che lo insultavano e lo incitavano a commettere errori per vincere le proprie puntate. Un episodio che ha fatto emergere la presenza di disturbatori pagati per influenzare i match, fenomeno ormai diffuso anche nei tornei di alto livello come gli Internazionali di Roma.

Le indagini della Procura di Roma hanno portato all’individuazione di un 35enne russo, accusato di gestire un giro milionario di scommesse clandestine attraverso un’app illegale. “La sfida che si appresta a vivere il tennis mondiale è cruciale: proteggere la propria essenza sportiva da interessi criminali sempre più sofisticati”, chiude Urso. Una battaglia in cui si gioca non solo il contrasto al match fixing, ma la credibilità stessa dello sport che amiamo.

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